L’evento racconta uno dei padri della gastronomia italiana tra libri, Sardegna e diritto. Programma, orari e curiosità del trentennale.
C’è un paese in Romagna, poco più di tredicimila abitanti, che per nove giorni all’anno diventa la capitale gastronomica d’Italia. Si chiama Forlimpopoli, e a renderlo così ha contribuito soprattutto un nome: Pellegrino Artusi. Se non vi dice granché, non preoccupatevi: è la sorte di chi non ha mai sfogliato per caso, in cucina dai nonni, un librone rosso con un titolo lunghissimo. È anche, però, la sorte di chiunque abbia mai pronunciato la parola “sugo” con un pizzico di orgoglio nazionale. Quel librone e quell’orgoglio nascono proprio lì, in questa cittadina dove la Festa Artusiana 2026 sta per tagliare il traguardo dei trent’anni.

Chi era Pellegrino Artusi, in breve
Pellegrino Artusi nasce a Forlimpopoli nel 1820, figlio di un droghiere benestante. Non è né un cuoco né un ristoratore, ma un commerciante di seta. Si trasferisce giovane a Firenze dopo un episodio che segna per sempre la sua famiglia: nel 1851 la banda del brigante Passatore assalta la loro casa. A Firenze fa fortuna e si ritira presto dagli affari, prima dei cinquant’anni, per dedicarsi a quello che ama davvero, cioè i libri. Scrive una biografia di Ugo Foscolo e un saggio su Giuseppe Giusti. Nessuno se ne accorge.
Poi, quasi per gioco, raccoglie le ricette di una vita passata tra viaggi e tavole imbandite. Nel 1891, a 71 anni, pubblica a sue spese La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene: 475 ricette che, edizione dopo edizione, diventeranno 790. All’inizio il libro non lo compra quasi nessuno. Poi succede il contrario di ciò che si aspettava, e diventa uno dei testi più letti della storia italiana, insieme ai Promessi Sposi e a Pinocchio. Ancora oggi, in tante case, basta un solo nome per riconoscerlo: “l’Artusi”.


Giornalismo gastronomico: raccontare il cibo, non solo assaggiarlo
Il giornalismo gastronomico non si riduce a recensioni e ricette: è inchiesta, racconto ed etica. Una riflessione sul mestiere di chi racconta il cibo, e sul rischio di confondere la critica con la promozione, l’indipendenza con la cortesia professionale. di Dora Iannuzzi
Artusi un maestro paterno e generoso anche per Grazia Deledda
Il motivo per cui esistono un museo, una casa laboratorio e una festa dedicati a lui non sta solo nelle ricette. Sta nel fatto che quel libro, scritto trent’anni dopo l’Unità d’Italia, per primo raccoglie in un unico volume piatti da ogni angolo della penisola. Dà così forma a qualcosa che prima non esisteva ancora davvero: una cucina “italiana”. E lo fa con una lingua chiara e colloquiale, capace di insegnare a leggere e a cucinare insieme, tanto che c’è chi ha scritto che abbia fatto per l’unità linguistica del paese più di certi classici scolastici. Non è un caso se, un paio di decenni dopo la sua morte, un’altra grande firma della letteratura italiana, Grazia Deledda, lo ricordò come un maestro paterno e generoso.
Festa Artusiana 2026: trent’anni di storia
Da qui parte tutto. Dal 1997 Forlimpopoli organizza la Festa Artusiana: nove giorni, a partire dal penultimo sabato di giugno, in cui il centro storico si traveste letteralmente da ricettario. Vie, cortili e piazze prendono i nomi dei capitoli del libro di Artusi, gli show cooking in piazza Pompilio trasformano la cucina in spettacolo pubblico, e i ristoranti della città dedicano piatti al loro concittadino più famoso. Quest’anno, sino al 5 luglio, la Festa Artusiana 2026 – qui l’intero programma – festeggia proprio il trentennale: un traguardo che il Comune celebra con un nuovo percorso museale a Casa Artusi, la mostra fotografica “30 Tavole” e un programma culturale ancora più ricco del solito.

Perchè dal 2 al 3 luglio
È dentro questo calendario che si inserisce l’appuntamento più letterario della Festa Artusiana 2026: due serate nella corte di Casa Artusi, a ingresso libero, in cui il cibo si guarda da un’angolazione meno scontata. Non il piatto, ma la parola che lo racconta.
Si comincia giovedì 2 luglio alle 19 con la presentazione di I nomi del pane e della pasta di Valentina Iosco, che ricostruisce la storia di oltre 170 parole della nostra gastronomia: un modo per capire come la cucina italiana sia anche un vocabolario in continua evoluzione. Alle 21 si continua con un viaggio nella Sardegna gastronomica meno conosciuta, guidato da Raimondo Mandis – Slow Food -: una cucina domestica tramandata quasi solo a voce, tanto che resta assente persino dal ricettario di Artusi. La serata si chiude con lo spettacolo “Storie di Grazia e di amicizia“, omaggio a Grazia Deledda nel centenario del Nobel.
Venerdì 3 luglio, sempre alle 19, tocca a “Il Conviviale”, il progetto editoriale nato dal corso di Scienze Gastronomiche dell’Università di Parma, che racconta il cibo come luogo d’incontro tra storia e identità collettiva. Alle 21 il registro cambia con la presentazione di A Cena con Diritto di Alessandro Klun: un libro pensato per chi lavora nella ristorazione, che spiega in un linguaggio accessibile le regole da conoscere, dall’apertura di un’attività alla comunicazione digitale, fino alle sfide poste dall’intelligenza artificiale.

5 cose da sapere su Pellegrino Artusi
- 1. Non era un cuoco, ma un commerciante di seta. Nato a Forlimpopoli nel 1820, Artusi ha fatto fortuna a Firenze vendendo seta e tessuti, prima di ritirarsi dagli affari per dedicarsi ai suoi veri interessi: la letteratura e, quasi per caso, la cucina.
- 2. Ha scoperto la sua vocazione tardi, a 71 anni. Prima di diventare “l’Artusi” aveva scritto una biografia di Ugo Foscolo e un saggio su Giuseppe Giusti, senza successo. La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene arriva solo nel 1891, pubblicato a sue spese perché nessun editore ci crede.
- 3. Il suo libro ha unito l’Italia più di tanti manuali di storia. Scritto trent’anni dopo l’Unità, è il primo a raccogliere in un solo volume ricette da tutte le regioni italiane. Ed è scritto in un italiano semplice e colloquiale, che ha insegnato la lingua tanto quanto le ricette.
- 4. Da 475 a 790 ricette, curate personalmente fino alla morte. Nella prima edizione le ricette erano 475. Artusi ha continuato ad aggiornare il libro fino al 1911, arrivando a 790 ricette in 15 edizioni.
- 5. Aveva dedicato il libro ai suoi due gatti. La prima edizione del 1891 è dedicata a Biancani e Sibillone, i due gatti con cui viveva a Firenze insieme al suo cuoco personale e alla cameriera. Un dettaglio che racconta l’uomo dietro il mito: meno padre severo della cucina italiana, più gentiluomo curioso e innamorato della tavola.
Perché andare alla Festa Artusiana 2026
Non serve essere appassionati di storia della lingua o esperti di diritto commerciale per godersi queste due serate della Festa Artusiana 2026. Basta la curiosità di scoprire che dietro un piatto di pasta c’è sempre una storia, a volte linguistica, a volte legale, a volte semplicemente umana. Il consiglio è ascoltarla con un aperitivo artusiano in mano, aspettando magari il carrettino dei Gelati Artusiani a fine serata.
Informazioni utili 📍
Casa Artusi, corte interna, Forlimpopoli (FC) 🗓️ Giovedì 2 ore 19:00 e venerdì 3 luglio 2026 opre 21:00. Ingresso libero: Casa Artusi resta aperta ogni sera della Festa dalle 18 alle 23, con percorso museale e mostre “30 Tavole” e “Passaggi“. Programma completo su festartusiana.it
Inserisci commento