Dopo mesi di fitte polemiche, accesi dibattiti e petizioni – firmate da migliaia di persone -, i tre figli della ormai nota “famiglia del bosco” sono stati allontanati dai genitori. La decisione è giunta a seguito di un esecutivo disposto dal Tribunale per i Minori de L’Aquila, come confermato anche dall’avvocato di famiglia Giovanni Angelucci.
La scelta, controversa e divisiva, riaccende la discussione su uno stile di vita all’apparenza poetico ma giudicato, di fatto, inappropriato dalle istituzioni. Allo stesso tempo, apre uno squarcio di profondo dolore per i due genitori, Nathan e Catherine, che ora si ritrovano a vivere separati dai figli. Un distacco che addolora, in primis il padre: “Mi sento triste e vuoto, mi manca tutta la vita”. Alla madre è stato concesso, per il momento, di stare con i bambini – sebbene in una stanza separata – all’interno della casa famiglia in cui sono stati trasferiti.
La storia della famiglia: dall’Australia al minimalismo selvaggio in Abruzzo
I protagonisti della vicenda sono due genitori cosmopoliti: lei, Catherine, australiana e addestratrice equestre; lui, Nathan, ebanista di origine inglese. La coppia ha vissuto in giro per il mondo, parla cinque lingue e ha scelto di stabilirsi con i tre figli – un bambino di otto anni e due gemelli di sei – nel comune di Palmoli, nell’area del Vastese, in Abruzzo.
Il trasferimento dalla città ha segnato un’autentica rivoluzione di vita. I genitori hanno optato per una condizione di estremo ritorno ab origine, in una fattoria isolata, priva di acqua corrente, elettricità e gas, con un bagno “a secco”. Immersa in un rifugio bucolico, la famiglia vive di sola sussistenza. In compagnia dei suoi amici animali – la gatta Sally, il cane Spirit, l’asino Gallipoli e il cavallo Lee -.

In questa dimensione minimalista, l’educazione dei ragazzi è stata strutturata sulla pratica, non diffusissima, dell’istruzione parentale, l’Homeschooling. Pratiche che nel loro caso è divenuta Unschooling, basato su un principio estremo di apprendimento istintivo e naturale.
Scelta di vita o deriva genitoriale? Il punto di rottura con la società
Non si è trattato di indigenza, ma di una precisa scelta ideologica: il non conformarsi alle convenzioni della società moderna. Dalle scuole dell’obbligo ai fitti calendari vaccinali, a tutta quella lista di requisiti che il vivere civile oggi impone. La famiglia è rimasta ferma nel suo idillio. Ma il nodo della questione risiede proprio nella contraddizione di un non conformarsi che poggia, inevitabilmente e seppur in extremis, sulla struttura societaria.
Il provvedimento esecutivo è infatti il risultato di un accertamento scattato in seguito a un accesso in ospedale, dovuto a un avvelenamento da funghi. Di fatto causato proprio da quella vita in simbiosi con la natura. Un evento che ha acceso i riflettori sulla situazione e sulla necessità di verificare lo stato di salute e crescita dei bambini, dei quali i genitori sono tutori legali e morali.
Un ritorno al passato che non sempre è sicuro
La necessità di ricorrere a una struttura pubblica ha messo in luce la mancata integrazione e le evidenti lacune di una scelta inserita in un presente ben contestualizzato ma con dinamiche proprie di un altro tempo. Il film Capitan Fantastic (2016) di Matt Ross, con protagonista un anticonformista Viggo Mortensen, aveva già affrontato un tema simile. Ma mostrando come la natura, sebbene complice, possa essere all’occorrenza anche molto impietosa e crudele.
Il progresso della società è andato nella direzione di una crescente tutela, introducendo regole che permettano alle persone di vivere meglio. E certamente più a lungo. Quello che oggi sembra scontato – acqua, luce, gas, ma anche istruzione, sanità, interconnessioni sociali – è il prodotto di un’ottimizzazione che ci ha permesso di evolverci e prosperare.

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Famiglia del bosco: la disposizione del tribunale per i minori L’Aquila
In questo contesto, la decisione del Tribunale dei Minorenni de L’Aquila di sospendere la potestà genitoriale alla coppia di Palmoli e di trasferire i minori in comunità appare una conseguenza quasi dovuta. Il provvedimento è entrato in vigore perché la scelta di vita attuata dalla coppia rischia di “ledere il diritto alla vita di relazione“. L’articolo 2 della Costituzione infatti definisce “produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”.
Il tribunale ha specificato che “la deprivazione del confronto fra pari in età da scuola elementare può avere effetti significativi sullo sviluppo del bambino. Effetti che si manifestano sia in ambito scolastico che non scolastico”. L’allontanamento è stato dunque ritenuto necessario “in considerazione del pericolo per l’integrità fisica derivante dalla condizione abitativa. Nonché dal rifiuto da parte dei genitori di consentire le verifiche e i trattamenti sanitari obbligatori per legge”.
Sempre nel procedimento, si legge inoltre, che “l’assenza di agibilità e pertanto di sicurezza statica, anche sotto il profilo del rischio sismico e della prevenzione di incendi, degli impianti elettrico, idrico e termico e delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità dell’abitazione, comporta la presunzione ex lege dell’esistenza del periodo di pregiudizio per l’integrità e l’incolumità fisica dei minori”. In sostanza, il tribunale ha sentenziato che il benessere psicofisico e la stessa vita dei tre bambini sono a rischio a causa di un’inopportuna scelta genitoriale.

La virtù nel mezzo: le domande sospese
Una decisione, quella del tribunale, che pone al centro la tutela del minore. Ciò nonostante la decisione ha determinato una forte polarizzazione dell’opinione pubblica. Molte le reazioni accorate, forse anche per le modalità con cui l’intera situazione è stata gestita.
La vicenda è comunque destinata a evolversi, dal momento che molti, tra cui l’avvocato di famiglia e diversi esponenti politici, si sono detti intenzionati a impugnare il provvedimento.
Al di là della diatriba tra le parti, a rimetterci emotivamente sono senza dubbio i bambini, separati inopinatamente dai genitori. Bambini che ancora non hanno le capacità emotive necessarie per elaborare una separazione dalla famiglia così improvvisa. Non c’era forse un modo per collaborare tra le parti e trovare una soluzione intermedia che lasciasse la famiglia intatta, sebbene in una dimensione meno “problematica”? Perché non lavorare per aggiungere qualcosa a quella realtà ritenuta inadeguata invece di togliere, separare, interrompere il nodo viscerale del rapporto tra genitori e figli?
Domande difficili che, in questa vicenda di cronaca vera con risvolti a tratti kafkiani, speriamo possano trovare risposta in una ritrovata serenità per i minori.
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