enzo tortora portobello
Home Attualità Caso Tortora: anatomia di una vergogna attuale ancora oggi
AttualitàPERSONE

Caso Tortora: anatomia di una vergogna attuale ancora oggi

La genesi folle del più grande errore giudiziario italiano: dall'ossessione di un criminale per dei centrini smarriti a una ferita che, a 40 anni di distanza, la nostra giustizia non ha ancora sanato.

Condividi

La genesi folle del più grande errore giudiziario italiano: dall’ossessione di un criminale per dei centrini smarriti a una ferita che, a 40 anni di distanza, la nostra giustizia non ha ancora sanato.


Un uomo, una celebrità, un grande professionista. Una carriera e una vita distrutte dalla banalità del male. Incredibile anche solo da immaginare che il cosiddetto “caso Tortora” si sia generato e alimentato dalla schizofrenia di un criminale, tale Giuseppe Pandico, andato in fissa per una partita smarrita di centrini fatti a mano.

La genesi del caso Tortora

Controverso camorrista napoletano, soprannominato non a caso O’ Pazzo e con una diagnosi che lo definiva “paranoico e schizoide”, all’epoca dei fatti l’uomo condivideva la cella con un altro camorrista, Domenico Barbaro, per il quale faceva all’occorrenza anche da scribacchino.

Enzo Tortora sul set di Portobello con l'inseparabile - e leggendario - pappagallo
Enzo Tortora sul set di Portobello

Forse Giuseppe Pandico, che nutriva un’insana ossessione per il programma Portobello, scorse un’occasione di celebrità nell’ambita vetrina televisiva grazie a quei centrini a uncinetto realizzati dal suo socio di cella. Di fatto, ne vennero inviati alcuni agli indirizzi della trasmissione, con la speranza di farli vendere e guadagnarci, in denaro e notorietà. Ma destino volle che quei manufatti, in tv, non arrivassero mai. E mai approdassero al celebre mercatino del venerdì, mandando il camorrista letteralmente su tutte le furie. Pandico iniziò così, facendo le veci del reale mittente (Barbaro), a vessare il noto conduttore con lettere minatorie e tentativi di estorsione. Un astio megalomane nutrito nei confronti del presentatore e che forse, fondava le sue radici nel successo immacolato di Tortora. Qualcosa di intollerabile agli occhi del malavitoso.

Enzo Tortora, dal canto suo, mandò poi diverse lettere di scuse agli indirizzi carcerari dell’uomo, ma ciò non bastò a sedare le sue ire. Fu allora che anche l’ufficio legale RAI intervenne per cercare di arginare la questione, premurandosi di inviare in risarcimento una generosa ricompensa in denaro, 800 mila lire. Ma nulla riuscì a distogliere il recluso dalle sue mire psicotiche e dalla volontà, poi confermata da alcune testimonianze, di distruggere la vita di Enzo Tortora. Di “fargliela pagare”. 

La storia – tragica – di un uomo perbene

Ed è in quel flebile contatto umano tra due uomini agli antipodi, in quel carteggio occasionale nato con un detenuto non esattamente assennato, ben noto alle strutture psichiatriche, che risiede il germe della follia di accuse poi montate a carico e ai danni di Enzo Tortora. Professionista stimato e giornalista accorto che in quell’Italia di fine anni ’70 aveva saputo raccogliere consensi e pubblico attorno a un programma popolare ma educato, reso iconico dal pappagallo che a ogni puntata provava a proferire, senza riuscirvi, la parola “Portobello”. “È un mercato pazzerello dove trovi questo e quello e c’è pure un pappagallo con il becco giallo”.

Il titolo esotico della fortunata trasmissione rimanda alla Portobello Road londinese famosa per il suo mercatino dell’antiquariato. Vantava all’epoca un consenso di pubblico sorprendente (punte di 28 milioni di telespettatori per l’edizione 1977-1978). Precursore, tra l’altro, della televisione contemporanea e di molti format di successo, incluso il rinomato “Chi l’ha visto?”.

L’onda anomala di livore pubblico

Ma insieme ai tanti consensi, nei confronti del celebre giornalista, simbolo di cultura e moralità, si erano andati via via accumulando anche livori e gelosie. Uomo dunque apprezzato e acclamato, ma anche invidiato e osteggiato.  E, così, assieme alle ire e alla smania di vendetta di Pandico montava in quegli anni anche un’onda anomala di latente risentimento pubblico. Poi, il 17 giugno del 1983 ( il cosiddetto venerdì nero della camorra nel quale si contarono più di 800 fermi afferenti alla Nuova Camorra Organizzata,ndr) Enzo Tortora venne prelevato e arrestato all’alba, dalla sua camera dell’hotel Plaza.

Un'immagine dell'arresto di Enzo Tortora il 17 giugno del 1983

A suo carico l’accusa di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso. L’ordinanza di custodia cautelare fu emessa dalla procura di Napoli. Con un’ulteriore nota di amarezza per le modalità dell’arresto, apparentemente inscritto in una precisa volontà di spettacolarizzazione. Notabile l’innecessaria attesa dell’arrivo della stampa perché le immagini di lui ammanettato venissero date in pasto ai media. E si propagassero attraverso quella stessa televisione in cui lui aveva onorabilmente lavorato e creduto.

Sbatti il mostro in prima pagina

Quel giorno, chi provava antipatie nei confronti dell’uomo divenne istantaneamente e irrimediabilmente colpevolista, associandosi allo shitstorm mediatico che di lì a poco avrebbe travolto la vita dell’uomo. Mentre le accuse contro il presentatore, anni dopo smontate una a una dal mirabile ed eversivo lavoro del magistrato Michele Morello, si andavano moltiplicando in maniera direttamente proporzionale al numero di detrattori (ingente, a ben vedere, soprattutto tra i ranghi della camorra, ma non solo) del giornalista. Una via crucis da cui Tortora uscì solo molto tempo dopo grazie all’opera di un magistrato giusto e alla conseguente e piena assoluzione. Commovente e leggendario, poi, il suo ritorno in Rai, al suo pubblico, e alla trasmissione Portobello, dove tutto si era bruscamente interrotto. Memorabile la frase: “Dove eravamo rimasti…”.

Il Caso Tortora e la cronaca giudiziaria in tv

Modelli societari drammatici che diventano ancora più drammatici quando il sistema giudiziario – idealmente super partes – si fa di parte, abbracciando e sostenendo tesi assurde e infondate pur di non tutelare altre e più scomode verità. Mentre il precetto giuridico “al di là di ogni ragionevole dubbio” viene bellamente ignorato quando non addirittura scavalcato. Eppure, simbolo e icona della malagiustizia italiana, Enzo Tortora non è – purtroppo – un caso isolato. Ancora oggi è, piuttosto, la punta dell’iceberg di un sistema giuridico che mostrava e ancora mostra tante falle. Così come una insana propensione a farsi travolgere dal sistema mediatico.

Troppa mediaticità?

Due mondi che dovrebbero essere distinti e autonomi. E che invece a tratti si intrecciano e si sovrappongono fino a creare un’unica grande mostruosa macchina di verità parziali, inesatte, confutabili. Un modello che ancora oggi genera vittime (si parla di quasi mille casi l’anno di persone ingiustamente detenute) e che, anche di recente, ha riportato l’opinione pubblica sul tema sempre caldo della questione malagiustizia. Innumerevoli restano infatti i casi giudiziari oscuri o irrisolti, dove le decisioni appaiono, in paradosso al precetto giuridico, piene di dubbi.

Negli ultimi decenni, ancora, la cronaca nera è stata protagonista di molte verità malferme, condanne dubbie e un filo sempre molto flebile a tracciare la linea di confine tra colpevolezza e innocenza. Diversi i casi riesumati con idee di nuove verità, a distanza di anni dalle decisioni giuridiche già archiviate. I casi di via Poma, Erba, e Garlasco, ad esempio, sono stati revisionati tutti negli ultimi anni. E se il primo resta tutt’oggi un cold case e il secondo è stato poi definitivamente chiuso, sul terzo l’ombra del dubbio aleggia di nuovo sovrana.

Marie Trintignant, Krisztina Rády Marie Trintignant Bertrand Cantat, protagonisti della serie Netflix che sta per riaprire un nuovo caso Cantat

Dal caso Cantat – Trintignant a Elisa Claps, la cronaca nera rivive su Netflix

Le miniserie Netflix riaccendono i riflettori su i casi di cronaca nera più discussi, in un crescendo di storie vere che hanno segnato l’immaginario collettivo. di Giovanni Ramacci


Quel pasticciaccio di Garlasco

Caso nuovamente di grande attualità in questi ultimi mesi. Al centro della vicenda giuridica l’omicidio efferato di una studentessa universitaria di buona famiglia, in quel di Garlasco. Chiara Poggi venne ritrovata all’interno della sua villetta e in un lago di sangue in una torrida mattinata estiva dell’agosto 2007. Le indagini dell’epoca, seppur con due iniziali assoluzioni, portano alla condanna di Alberto Stasi, l’allora fidanzato della vittima. E il caso sembra chiuso. Ma poi, in avvio di 2025, arriva il colpo di scena. Esattamente a 18 anni di distanza dal delitto, qualcuno parla di un’impronta mai valutata, di un alibi che di ferro non è, e dal cilindro delle possibilità salta fuori un altro nome insieme a molte altre possibili piste. L’ultima parla di un dna femminile e dell’impronta di un fantomatico pollice. Questo mentre un uomo giudicato responsabile sta ancora scontando la sua condanna.

E se è plausibile che anche un colpevole possa continuare a professarsi innocente, è davvero sbalorditivo pensare che si possa condannare qualcuno senza una ragionevole certezza di colpa. Come nello scenario a dir poco kafkiano vissuto da Enzo Tortora, attaccato come professionista ma soprattutto come uomo. Tutto con ripercussioni ingenti sul suo apparato famigliare e sociale, tanto da distruggergli la vita e farlo ammalare fatalmente. “Ho voglia di immaginarmi altrove” scriverà Tortora dal carcere di Regina Coeli alla compagna Francesca Scopelliti alludendo alla sofferenza invalicabile di quel momento. Il dramma di un uomo che al suo risveglio viene dichiarato colpevole, senza un evidente perché, e inopinatamente arrestato. Metamorfosi di vita davvero inquietanti inscritte nel disegno di ineluttabilità della giustizia. 

Portobello, la nuova serie di HBO Max in uscita nel 2026 è stata presentata in anteprima a Venezia82. Per la regia di Marco Bellocchio a interpretare il celebre presentatore sarà Fabrizio Gifuni
Fabrizio Gifuni – Enzo Tortora (credits: Anna Camerlingo)

La serie firmata Bellocchio

Oggi, a distanza di oltre 40 anni da quell’arresto ingiusto (tanto che il 17 giugno viene onorato in memoria di Enzo Tortora e delle vittime di giustizia), il caso Tortora è pronto a tornare a far parlare di sé grazie al piccolo schermo. E grazie al regista Marco Bellocchio, da sempre attento alle vicende sociali più complesse e delicate. In circolazione ci sono già le prime immagini dell’attesissima serie Portobello, che andrà in onda sul nuovo canale HBO Max nel 2026. E che è stata presentata in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia. Un prodotto che si spera possa riportare la luce sui tanti aspetti più drammatici di questa odissea giuridica. Nonché l’attenzione pubblica su un simbolico e clamoroso di malagiustizia italiana.    

Condividi
Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

Inserisci commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scopri di Più

Il rapimento di Arabella, intervista a Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli
Cinema

Il Rapimento di Arabella: intervista con Benedetta Porcaroli e Carolina Cavalli

Per il film di Carolina Cavalli l’attrice ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile nella sezione Orizzonti a Venezia 82. In...

Articoli correlati
Più libri più liberi: si infiamma la protesta contro la casa editrice neonazista
Attualità

Più libri più liberi: adesso la Fiera si ferma per protesta

A Più libri più liberi una ventina di editori oscurerà gli stand...

Woody Allen al photocall del Festival di Cannes nel 2015 per Irrational Men
PERSONE

Tanti auguri Woody: 90 anni di genio assoluto e tormentato

Woody Allen 90 anni e non sentirli. Continua a sorprendere: film, ossessioni,...

Aggiornamenti famiglia del bosco: il legale designato l'Avvocato Angelucci ha rimesso il mandato
Attualità

Famiglia del bosco: l’avvocato lascia e il caso si incrina? Cosa succede adesso

La vicenda della famiglia del bosco entra in una nuova fase critica....

famiglia del bosco 1
Attualità

La famiglia del bosco: scelta di vita o deriva genitoriale?

Il confine labile tra libertà educativa e tutela del minore. La vicenda...