La terza serie animata di Zerocalcare per Netflix è anche la più riuscita. Otto episodi che, tra una risata e un colpo allo stomaco, raccontano i quarant’anni, i debiti e la violenza domestica. Con il primo, vero villain concreto.
«La speranza che questa volta è quella buona». Due spicci, la nuova serie animata di Zerocalcare, non è soltanto buona: è la migliore delle tre realizzate per Netflix. In streaming dal 27 maggio, dopo un’anteprima faraonica al Circo Massimo – Diecimila persone radunate davanti a un unico schermo, e per di più nella sera della partita decisiva per la qualificazione della Roma in Champions League – Due spicci è più ambiziosa. Più lunga – otto episodi di durata variabile – e più audace di tutto ciò che Zerocalcare aveva portato fin qui sulla piattaforma.

Se in Strappare lungo i bordi (2021) aveva messo su schermo una storia intima e personale. Nel successivo Questo mondo non mi renderà cattivo (2023) aveva allargato lo sguardo raccontando un conflitto politico. Con Due spicci trova il punto di equilibrio perfetto tra il personale e l’universale. Lo stile è sempre il suo: parlantina velocissima, tutte le voci affidate a lui tranne quella dell’Armadillo – un Valerio Mastandrea diventato, suo malgrado, iconico in questo ruolo – e quella di Smeralda nel finale, dove a sorpresa arriva la voce di Emanuela Fanelli.
Riferimenti alla cultura pop degli anni Ottanta e Novanta, una colonna sonora travolgente. Questa volta, però, le puntate sono particolarmente dure: affrontano temi pesantissimi, come la violenza domestica e la convivenza con la criminalità organizzata. E un dato stupisce su tutti: Netflix si fida a tal punto di Michele Rech e della sua penna da concedergli il lusso di essere parecchio scorretto. La quantità di parolacce e di immagini forti presenti in Due spicci è sorprendente.

La trama di Due spicci
Nella vita di Zero è successo un fatto sconvolgente: ha compiuto quarant’anni. Nonostante l’età, continua a stupirsi che esistano persone intenzionate a sposarsi e ad avere figli. Non lui che, a suo dire, non matura ma «invecchia e basta». Qualcosa, però, è cambiato: si è messo in società con Cinghiale, diventando comproprietario di un bar. Le buone intenzioni durano poco, e le cose precipitano in fretta.
L’amico di una vita è minacciato da Paturnia. Figura tanto inquietante quanto concreta, che riscuote i debiti per conto degli strozzini a cui Cinghiale si è rivolto: la famiglia dei Tartallegra. Nel frattempo Sarah è in crisi con la fidanzata e chiede a Zero di ospitare una vecchia conoscenza, Smeralda, picchiata dal compagno violento. Per il protagonista non è semplice: vent’anni prima era innamorato di lei, anche se tra i due non è mai andata oltre l’amicizia. E come se non bastasse, Smeralda ha pure un cane. Insomma, l’accollo è doppio.

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Zerocalcare, la voce della generazione Millennial
Che lo voglia o no, Zerocalcare è diventato la voce dei Millennial italiani: quel gruppo di persone nate tra il 1981 e il 1996 che condivide gli stessi riferimenti culturali. E si è ritrovata ad affrontare la grande crisi economica del 2008. A differenza dei Boomer, che hanno goduto del boom del secondo dopoguerra, e della Generazione X – che non ha «scialato» come i baby boomer, ma almeno non ha visto crollare le promesse come è capitato ai Millennial -, quella di Michele Rech è una generazione «di mezzo». Mai stata davvero classe dirigente, perché i più anziani non mollano la poltrona e i più giovani, la Gen Z, scalpitano per imporre una nuova consapevolezza. Forse, forti dell’essere nativi digitali e abituati a guerre, disastri e alla certezza di non vedere mai una pensione.
Una generazione «pagata in Goleador»
Tutto questo disagio, l’angoscia per il futuro, la proverbiale «sindrome dell’impostore», è incarnato alla perfezione da Zerocalcare. E lui lo sa benissimo, tanto da autodefinirsi «rabdomante del disagio». Cosa resta, allora, a una generazione che sulla carta sembra sconfitta e che è stata «pagata in Goleador»? Oltre a un cinismo inevitabile, tanta cultura. C’è perfino uno studio a dirlo: i Millennial sarebbero la generazione più colta mai esistita finora. Se non nel futuro, almeno nella necessità di provare a fare la cosa giusta. Che non deve per forza essere un gesto eclatante: oggi la base della civiltà, a Rebibbia come a New York, è non rinunciare ad aiutare un amico.
Netflix (per una volta) politicamente scorretta
L’importanza di Zerocalcare nella cultura pop nostrana – lo ribadiamo: diecimila persone al Circo Massimo per un evento né sportivo né musicale è qualcosa di impressionante – e nel dibattito culturale è ormai troppo forte per essere ignorata. A tal punto da spingere Netflix a concedergli carta bianca, rinunciando perfino al politicamente corretto. In questi episodi c’è tanta violenza, moltissime parolacce e alcune scene davvero forti – su tutte, dei disabili picchiati con cuccioli di foca: pura follia, nel 2026. Un po’ come quando Disney+ ha capito di dover lasciar fare agli autori di Boris – La serie, anche Netflix ha allentato la presa. E la differenza è evidente: anche a chi Zerocalcare e la sua visione del mondo non piacciono. È innegabile che Due spicci sia un prodotto onestissimo, nato dalla conoscenza vera dei fatti che racconta.
E meno male che c’è Michele Rech a rimettere a fuoco questioni sempre più evitate. La parte dedicata ai centri antiviolenza è importantissima. Così come lo è la rappresentazione di una quotidianità in apparenza normale – quella della classe medio-borghese – che però si ritrova a fare i conti con debiti, malattia mentale, bullismo. Storie che spesso non trovano spazio sui giornali o in tv, dove si rincorre sempre il caso estremo. Due spicci, invece, ci butta in mezzo alla realtà cruda e non infiocchettata. E, tra una risata e l’altra, colpisce fortissimo. Facendoci male. Mannaggia a lui.
La colonna sonora di Due spicci è clamorosa
Realizzata ancora dalla Movimenti Production di Giorgio Scorza, dal punto di vista tecnico Due spicci è la più completa delle tre serie. L’animazione è migliorata moltissimo rispetto a Strappare lungo i bordi, e con essa il montaggio e la disseminazione di easter egg lungo le puntate. Ma è la colonna sonora a fare davvero la differenza. C’è di tutto, da The Vampyre of Time and Memory dei Queens of the Stone Age a Torn di Natalie Imbruglia.
Immancabile Giancane, presente con diversi brani – sua è anche Non ti riconosco più, la sigla della serie – , a cui si aggiunge Coez, che ha tenuto da parte Ci vuole una laurea proprio per il progetto di Zerocalcare. E ancora: Tiziano Ferro, Lucio Dalla, Fabrizio De André, Skunk Anansie, Simon & Garfunkel, Smashing Pumpkins, Joy Division, The Cure. E quella Nightcall di Kavinsky che ormai i cinefili associano a Drive di Refn. Insomma: non si è badato a spese.
Ci sarà una nuova serie di Zerocalcare?
Ultimo capitolo di un’ideale trilogia, per ora Due spicci segna la fine della collaborazione tra Zerocalcare e Netflix. Non è detto, però, che sia anche il suo ultimo approccio all’animazione: c’è già chi chiede a gran voce un lungometraggio. Vedremo. Di certo, alla fine di questi otto episodi densi di interrogativi – e con il primo, vero villain concreto mai ideato da Zero, cosa che fa una grande differenza -, resta una certezza: farsi domande è importante, così come è umano lasciarsi bloccare dalle risposte. Eppure bisogna continuare a essere coerenti e, soprattutto, a cercare luoghi e situazioni capaci di creare comunità. Se smettiamo di parlarci, di condividere esperienze, di toccarci, allora tutto è perduto. Lo sa bene perfino uno che vive gran parte del tempo murato in casa come Zerocalcare.
Chi è Lorenzo, il ragazzo a cui è dedicata Due spicci
Alla fine del primo episodio di Due spicci compare un disegno accompagnato dalla scritta: «Ciao Lorenzo, 2004-2025». Una dedica che ha subito spinto gli spettatori a chiedersi: chi è Lorenzo? La curiosità cresce arrivando in fondo alla serie, perché un personaggio apparentemente secondario, di nome Lorenzo Montini, finisce per avere un ruolo decisivo. Ma è solo una coincidenza.
Il Lorenzo della dedica è infatti una persona legata alla lavorazione della serie. Si tratta di Lorenzo Giurintano, figlio di Alessio Giurintano, tra i responsabili di DogHead Animation, lo studio fiorentino che ha realizzato Due spicci insieme a Movimenti Production. Anche lui aveva lavorato al progetto, ma è scomparso prematuramente nel 2025, a soli ventuno anni.
La polemica su Due spicci e la risposta di Zerocalcare
In Italia si perdona tutto, tranne il successo. E da quando Zerocalcare è diventato un personaggio noto in tutto il Paese, ogni suo nuovo lavoro o apparizione pubblica è immancabilmente accompagnato da polemiche. Anche perché il fumettista non ha mai nascosto le proprie idee politiche, schierandosi apertamente su molte questioni.
Dalle storie Instagram all’interrogazione di Gasparri
A pochi giorni dall’arrivo in streaming di Due spicci è però partita una protesta impossibile da ignorare. La pagina Instagram dell’Unione Italiana Animatori (UN!TA) ha pubblicato nelle storie alcune testimonianze anonime di presunti collaboratori, che sostenevano di aver ricevuto compensi bassissimi – intorno ai sei euro l’ora -, di aver osservato orari da dipendenti pur lavorando con partita IVA e di aver dovuto realizzare più materiale di quanto concordato.
La notizia, rilanciata da un articolo del Giornale intitolato «La produzione di Zerocalcare paga “due spicci” i lavoratori», ha spinto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ad annunciare un’interrogazione al ministero del Lavoro per verificare il rispetto dei trattamenti economici e normativi previsti per i collaboratori. Una mossa legittima, ma letta da molti come strumentale. Più un modo per colpire la figura del fumettista – notoriamente lontano dalle posizioni del partito di Gasparri – che un reale tentativo di fare giustizia.
Movimenti Production e DogHead Animation hanno smentito subito, respingendo le accuse e sottolineandone la non verificabilità. UN!TA ha poi rimosso le storie, dichiarando di non poterne verificare le fonti, e ha preso le distanze da chi aveva usato la vicenda per colpevolizzare l’autore. Gli studi di animazione hanno diffidato sia UN!TA sia alcuni content creator – tra cui Jematria -, chiedendo la rimozione da YouTube del video in cui si trattava la questione.
«Potevo essere un alleato»: la replica di Zerocalcare
Infine è arrivato anche il commento di Zerocalcare, che ha risposto a modo suo: con un video di disegni pubblicato su Instagram. L’autore ha spiegato di occuparsi soltanto della parte creativa – scrivere la storia, disegnare i personaggi, prestare le voci – e di non avere accesso a budget e contratti delle persone che hanno lavorato alla serie. Soprattutto, si è detto dispiaciuto di non aver ricevuto alcun messaggio dai diretti interessati: «Mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato». E si è dichiarato disponibile a far luce sulla vicenda e a parlare pubblicamente dei contratti di lavoro nel settore dell’animazione.
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