Emilia, Siena e Lottie sono le Duchy Darlings
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Duchy Darlings, le ragazze anni ’40 diventate star di TikTok

Sottogonne, victory rolls e swing: Tre adolescenti dello Yorkshire riportano in vita la musica degli anni ’40 tra costumi vintage, TikTok e concerti nelle case di riposo

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Sottogonne, victory rolls e swing: Tre adolescenti dello Yorkshire riportano in vita la musica degli anni ’40 tra costumi vintage, TikTok e concerti nelle case di riposo. Nome d’arte: Duchy Darlings.

Con sottogonne vaporose, acconciature a victory rolls e melodie dell’epoca bellica, il trio musicale The Duchy Darlings potrebbe sembrare uscito direttamente dagli anni Quaranta. In realtà Emilia Foster, Siena Ansell e Lottie Gray sono adolescenti di oggi che, grazie alle loro reinterpretazioni di classici come Boogie Woogie Bugle Boyb e Don’t Sit Under the Apple Tree, sono diventate un piccolo fenomeno su TikTok.

Siena, 15 anni e voce soprano del gruppo, ha dichiarato al The Times che questo repertorio le piace perché è una musica “così genuina, così unica, ed è proprio questo che amo. E stiamo raggiungendo gruppi di persone diversissimi. Anche chi non penseresti mai possa apprezzare questo genere”.

Dallo Yorkshire al VE Day

Le tre ragazze, originarie dello Yorkshire, si sono incontrate grazie alla loro insegnante di canto, Helen Leaf, che le ha riunite per esibirsi alle celebrazioni dell’80º anniversario del VE Day (Victory in Europe Day) nella cattedrale di Ripon, nel maggio 2025. Il progetto riguardava esibizioni musicali a tema Seconda Guerra Mondiale, e si sarebbe dovuto chiudere lì. L’artefice del cambio di rotta è stata, involontariamente, la sorella di Lottie (13 anni), il contralto del gruppo; la ragazza ha infatti pubblicato su TikTok un breve estratto delle prove. Prima ancora dell’evento ufficiale le ragazze avevano conquistato il cuore e il like di 50mila follower. Da quel momento il progetto ha iniziato a crescere rapidamente.

Con solo repertorio musicale Vintage hanno conquistato TikTok

Dopo il debutto nella cattedrale davanti a oltre 700 persone, le Duchy Darlings hanno continuato a proporre canzoni degli anni Quaranta, tra cui Chattanooga Choo Choo della Glenn Miller Orchestra e A Nightingale Sang in Berkeley Square di Eric Maschwitz. Negli ultimi mesi si sono esibite al Beamish Museum, nella cattedrale di Bradford, ai mercatini di Natale e soprattutto, come sottolineano loro stesse, nelle case di riposo.

Don’t Sit Under the Apple Tree: 2 milioni di view su TikTok

Cantare davanti agli anziani, chi quegli anni ’40 li ha vissuti davvero, secondo le tre ragazze è una delle esperienze più belle del percorso. “Dicono che la musica sia il modo migliore per far riaffiorare i ricordi – ha raccontato Siena – e noi abbiamo vissuto tanti momenti in cui, nelle case di riposo, siamo riuscite a far riemergere qualcosa che magari le persone non ricordavano più. È davvero speciale”. Una magia emotiva che si nota bene anche nel video in cui cantano insieme a un anziano sulle note di Don’t Sit Under the Apple Tree, celebre brano delle Andrews Sisters. Il reel ha superato i due milioni di visualizzazioni su TikTok.

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Duchy Darlings: beniamine vintage anche tra i giovanissimi

Non solo vintage, però. Parallelamente, il trio ha costruito un seguito importante anche tra i giovanissimi grazie ai social network. Un risultato che le ha sorprese. Emilia, 14 anni e voce mezzosoprano, dice che uno degli aspetti più gratificanti è ricevere messaggi da genitori che raccontano come i loro figli le considerino un esempio positivo. Consapevoli dei lati negativi dei social network, le ragazze dichiarano di volerli usare per diffondere messaggi di positività. “Vedere sui social ragazzi della nostra età che pensano che quello che facciamo sia bello, che guardano i nostri video e seguono il nostro percorso, è incredibile”, spiega Siena. “Dimostra che non devi per forza seguire solo le tendenze del momento: puoi essere positivo, cantare cose belle, anche vintage”.

Lungi dall’essere lasciate a loro stesse, le 3 cantanti non gestiscono da sole la loro vita social. I loro account social sono gestiti dai genitori così come, è facile immaginare, anche la loro carriera.

Musica anni ’40 e entusiasmo GenZ

Dietro l’apparente leggerezza delle esibizioni c’è però un grande lavoro di preparazione: ore dedicate a studiare arrangiamenti, coreografie e costumi per mantenere la massima fedeltà storica possibile. Lo si capisce in maniera chiara anche solo scorrendo con superficialità i loro profili social, tra collaborazioni, video con ospiti e scelta accurata perfino dei font con cui scrivono.

Il logo del trio The Duchy Darlings

A meno di un anno dalla loro nascita, il loro viaggio nella musica e nello spettacolo continua in maniera piuttosto spedita, con un leggero ampliamento del repertorio a qualche brano degli anni ’50 e ’60. È difficile dire, data la loro giovane età e i facili innamoramenti del mercato, se questa sarà la carriera della vita, ma sicuramente è un buon punto di partenza.

Ad agosto hanno infatti inciso il loro primo singolo, uscendo ufficialmente dai soli confini di TikTok & Co. (dove comunque restano ben comode). Il primo singolo è Boogie Woogie Bugle Boy, scritto nel 1941 da Don Raye e Hughie Price e interpretato dalle The Andrews Sisters, anche loro un trio. Una scelta intelligente per il brano di esordio: candidato all’Oscar per la miglior canzone nel 1942, può essere buon portafortuna. Ci sono sogni del cassetto? Probabilmente tanti, tra questi di sicuro c’è quello di cantare un giorno per i Chelsea Pensioners. E magari, esibirsi al Royal Albert Hall.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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