Dalla lavastoviglie al filtro per il caffè, molte invenzioni nate per alleggerire il lavoro domestico portano la firma di donne che hanno cambiato la quotidianità.
Se per molte donne, nei secoli, l’obbligo di occuparsi delle faccende domestiche è stata una coercizione, per poche altre è diventato lo sprone per inventare qualcosa che potesse semplificare la vita di tutte le casalinghe. Nascono così dall’ingegno femminile la lavastoviglie, il frigorifero, la macchina per il gelato ma anche i cookies e il filtro per il caffè. Fuori dalla cucina è sempre una donna “sull’orlo di una crisi di nervi” a inventare i pannolini impermeabili per i bebè
Genio in cucina: così Josephine Garis inventò la lavastoviglie
Josephine Garis aveva solo 19 anni quando, nel 1858, sposò William Cochrane, un ventisettenne commerciante di successo con grandi ambizioni nel mondo della politica. Per consolidare rapporti che avrebbero potuto essere utili nella sua scalata Will invitava spesso a cena personaggi molto importanti della vita cittadina di Shelbyville. In queste occasioni, che divennero via via più frequenti e con persone sempre più potenti man mano che il marito saliva i ranghi della politica dell’Illinois, Josephine amava sfoggiare il suo fragilissimo servizio di porcellana. Per preservarlo da eventuali danni che avrebbero potuto essere provocati da un lavaggio disattento si occupava lei in prima persona della sua manutenzione. Stanca di questa noiosa incombenza, si mise a cercare una soluzione meccanica che la sollevasse dall’odiato compito ma che nel contempo fosse gentile con le sue amate porcellane.

Accortasi che non esisteva nulla sul mercato che potesse soddisfare la sua necessità, si racconta che pronunciò la frase: “If nobody else is going to invent a dishwashing machine, I’ll do it myself”, ovvero “se nessuno ha inventato una macchina che lava i piatti, lo farò io”. Così, armata di metro, pinze e forbici creò una struttura di fil di ferro pesante dove potessero essere posizionati piatti, bicchieri, tazze e piattini. Costruì poi una caldaia in rame dotata di pompa e motore con all’interno un alloggiamento per i cestelli. Mentre il motore faceva girare il cestello, la pompa faceva piovere sulle stoviglie un mix di acqua calda e sapone. Soddisfatta della sua invenzione e sicura del suo successo, Josephine la brevettò e, nel 1890, creò la sua società: la Garis-Cochran Manufacturing. Nel 1893 portò la sua macchina alla Fiera Colombiana di Chicago dove conquistò il primo premio.
Da una casa in Illinois alla Whirlpool Corporation
Nel 1897 la sua società fu ribattezzata Cochran’s Crescent Washing Machine Co. e iniziò a suscitare l’interesse di ristoranti e alberghi. Numerosi investitori s’interessarono al suo prodotto, ponendo come condizione le sue dimissioni ma Josephine non voleva mollare la sua creatura. Riuscì a resistere grazie ai numerosi ordini di acquisto che le permisero di aprire una fabbrica vicino a Chicago. Nonostante il grande successo negli alberghi e ristoranti, Josephine Cochrane non ebbe mai la soddisfazione di vedere la sua lavastoviglie diffondersi nelle residenze private. Morì nel 1913 all’età di 74 anni nella casa di Chicago e fu sepolta vicino al marito nel cimitero di Glenwood a Shelbyville. La sua azienda fu acquistata nel 1926 da KitchenAid, e poi acquisita da Whirlpool Corporation.

Cuoche Boeme, quelle donne dimenticate che disegnarono la cucina austriaca
Nella Vienna imperiale molte donne arrivate dalla Boemia lavoravano nelle cucine e nel servizio domestico. Con loro viaggiavano ricette, ingredienti e gesti quotidiani che sarebbero entrati stabilmente nella tradizione austro-ungarica. di Gaia Marras
Le donne del gelato
Il gelato, fin dalla sua prima comparsa nella storia come neve mista a succhi di frutta e poi come la crema gelata che l’architetto Bernardo Buontalenti creò per deliziare Caterina de’ Medici, si è sempre contraddistinto per una lunga lavorazione manuale. E l’impiego del personale specializzato che necessitavano per la sua produzione. Questo faceva sì che il gelato fosse una golosità elitaria “da ricchi”. Fu una donna, Nancy Johnson, nel 1846 a democratizzare il gelato grazie all’invenzione della gelatiera a manovella.
Fino ad allora il gelato veniva prodotto inserendo una specie di pentola nota come sorbetière in una grande vasca di legno piena di ghiaccio e sale che veniva aperta periodicamente per mescolare la miscela e garantire che non si sviluppassero grossi cristalli di ghiaccio. Nancy, casalinga della middle class, pensò a come ridurre la quantità di manodopera e, contemporaneamente, come migliorare la qualità del gelato. Nacque così il “congelatore artificiale”.
Brevettata il 9 settembre 1843 (U.S. Brevetto n. 3254), la gelatiera era composta da due mastelli di legno inseriti uno dentro l’altro con lo spazio intermedio ricolmo di una miscela di sale e ghiaccio tritato. Al centro della più piccola era posizionato un assale con due ali forate che venivano fatte ruotare con una manovella che poteva essere maneggiata da una singola persona. Inoltre la gelatiera, non dovendo essere aperta per girare il composto, necessitava di molto meno tempo per produrre il gelato. Quest’ultimo, inoltre, essendo mescolato in continuo, riusciva morbido e cremoso.
La nascita – al femminile – del cono gelato
Dall’altra parte dell’Atlantico, un’altra donna, Agnes Bertha Marshall, conosciuta come la “Regina di Ghiaccio”, portò l’arte della preparazione del gelato a nuovi livelli. Nel 1885, Agnes brevettò, a nome di suo marito, la “macchina per congelare la crema”. Un macchinario produceva il gelato su ampia scala in soli cinque minuti. Fu anche l’inventrice del cono gelato. Nel suo libro, infatti, “Mrs A. B. Marshall’s Cookery Book”, pubblicato il 12 maggio 1888, era riportata la sua ricetta più famosa in assoluto: “Il cornetto alla crema”.
La cialda si preparava con un misto di mandorle finemente tritate, farina raffinata, zucchero semolato, uova, un pizzico di sale e un cucchiaio di acqua ai fiori d’arancio. Il tutto andava amalgamato in modo da ottenere una pasta. Questa veniva poi stesa su delle teglie unte e subito infornata. Una volta cotti, per ottenere la tipica forma del cornetto, si ricavavano dei ritagli di pasta che venivano avvolti attorno a uno stampo a cilindro. A questo punto venivano nuovamente infornati ” fino a raggiungere una consistenza abbastanza croccante e asciutta”.
Dall’Inghilterra al Mochi
L’inglese Maria Eales, pasticcera di re Guglielmo e della regina Anna, ugualmente contribuì alla diffusione del gelato pubblicando nel 1711 il volume “Mrs Mary Eales’s Receipts”. Qui è riportata la prima ricetta in inglese per fare il gelato in casa.

È stata Frances Hashimoto a inventare il Mochi gelato, oggi famoso il tutto il mondo. Presidente di Mikawaya nel 1970 entrò nell’attività espandendola da un singolo negozio a quattro anche grazie al suo Mochi Ice Cream. Il dolce è nato dalla fusione del mochi tradizionale giapponese e del gelato americano. Sotto la guida di Frances, Mikawaya iniziò la produzione di massa dei Mochi Ice Cream nel 1993 che, partendo dai locali di Los Angeles, si diffusero in tutti gli States per poi raggiungere i freezer e i ristoranti fusion asiatici di tutto il mondo. La scelta strategica di France fu di declinare il Mochi Ice Cream in una grande una varietà di sapori, come tè verde, mango e fragola.
Donne, casa e invenzioni: dalla pattumiera a pedale al portauova
Puoi anche essere la prima donna a essere nominata membro della Society of Industrial Engineers, a ricevere il Washington Award e a essere ammessa alla National Academy of Engineering ma quando hai 12 figli e un marito che ti girano intorno il tuo primo impegno sarà ottimizzare gli spazi di casa. Fu così che Lillian Moller Gilberth applicò i principi della gestione scientifica alle faccende domestiche “per fornire alle donne modi più brevi, più semplici e facili per fare i lavori domestici e consentire loro di cercare un lavoro retribuito fuori casa”. I suoi studi sono stati determinanti per lo sviluppo della cucina moderna, creando il “triangolo di lavoro” e i layout di cucina lineare che sono spesso utilizzati oggi.
Alla fine degli anni ’20 del secolo scorso, ha collaborato con Mary E. Dillon, presidente della Brooklyn Borough Gas Company per la creazione della Kitchen Practical, una cucina efficiente dotata di elettrodomestici a gas. Si deve a lei, fra l’altro, l’invenzione del bidone della spazzatura a pedale, i ripiani interni delle porte del frigorifero (compreso il portaburro e il portauova) e gli interruttori della luce a parete. Ha depositato numerosi brevetti per i suoi progetti, tra cui uno per migliorare l’aprilattine elettrico e un altro per un tubo di acque di scarico delle lavatrici.

Ruth e i biscotti al cioccolato
I golosissimi biscotti con le gocce di cioccolato sono stati inventati, come accade per molte preparazioni gastronomiche, casualmente da Ruth Wakefield. Titolare insieme al marito Kenneth, del Toll House Inn, un ristorante a conduzione familiare aperto nel 1930 a Whitman, vicino a Boston, Ruth era una pasticcera provetta. Come racconta nel suo libro del 1938 “Toll House Tried and True Recipes”, avendo finito le scorte di nocciole che usava per preparare il biscotto che era solita servire insieme al gelato, decise di spezzare una barretta di cioccolato e mescolarne i pezzi all’impasto dei suoi biscotti al burro. I suoi cookies divennero subito un’attrazione per il locale.
Il salto di notorietà avvenne quando Ruth fece un accordo con Nestlè. Avrebbe venduto loro la sua ricetta per pochi dollari con la clausola che, qualsiasi uso ne avessero fatto, l’avrebbero citata come inventrice. Nestlè stampò la ricetta sugli involucri delle tavolette di cioccolato e la notorietà schizzò alle stelle. Il picco di fama arrivò durante la Seconda guerra mondiale, quando i suoi biscotti entrarono nelle razioni giornaliere dei soldati al fronte finendo per diventare uno dei simboli patriottici.
Il filtro per il caffè? Nato grazie a un quaderno
Per caricarsi in previsione della giornata impegnativa che l’aspettava, Melitta Bentz, appena alzata dal letto si preparava una fumante tazza di caffè. Purtroppo, però, questo momento di tranquillità le veniva sempre rovinato dall’amaro e dai granelli di caffè che le rimanevano in bocca. Erano i primi anni del ‘900 e quel tempo, il caffè si preparava utilizzando filtri in porcellana o in tessuto. Ma fu da uno dei figli di Melitta che arrivò la soluzione del problema: usare la carta assorbente del quaderno di scuola per filtrare il caffè. Melitta praticò una serie di fori sul fondo di una pentola di ottone e vi adagiò sopra il foglio di carta assorbente.
Il gusto del caffè preparato in questo modo era ottimo e i suoi amici, assaggiandolo, la spronarono a vendere i suoi filtri al pubblico. Il successo fu tale che il 20 giugno 1908, l’Ufficio Brevetti dell’Impero tedesco concesse al suo filtro rotondo cartaceo prefabbricato la protezione come “modello di utilità” e questo la spinse ad avviare la sua azienda in un locale della sua casa di Dresda. Negli anni l’attività si espanse e, ancora oggi, è guidata dai discendenti di Melitta.

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Il caso: “Una donna non può aver inventato qualcosa di così raffinato”
“Una donna non è in grado di inventare una macchina con tali raffinati meccanismi”. Fu l’affermazione di Charles Annan, il meccanico che sosteneva di aver costruito il primo macchinario per la realizzazione automatizzata di sacchetti di carta dal fondo piatto. Nel 1868 era stato denunciato da Margaret Knight. Il casus belli? La genitorialità dell’invenzione. Oggi la Knight è riconosciuta come la più prolifica inventrice della storia degli Stati Uniti.
La storia raccontata da Annan filava così: l’uomo lavorava a Springfield in una fabbrica che produceva sacchetti di carta a soffietto ma ben presto si accorse che quei sacchetti erano troppo piccoli e fragili per contenere prodotti voluminosi. Così inventò una macchina che piegava e incollava la carta per formare delle borse di carta marrone dal fondo piatto. La storia però è diversa: Knight costruì un prototipo in legno ma serviva un modello funzionante in ferro per chiedere il brevetto. Charles Annan, che era nell’officina meccanica mentre il modello in ferro di Knight veniva costruito, le rubò il disegno e brevettò la macchina.
Nel 1871 Margareth vinse la causa contro Annan e le fu riconosciuto il brevetto con il quale, in società con un uomo d’affari del Massachusetts creò la Eastern Paper Bag co. La Knight, fra gli altri, brevettò nel 1883 i patch monouso o riutilizzabili da mettere nel giromanica per proteggere i vestiti dal sudore e prevenire gli odori; nel 1884 una chiusura per le vesti e nel 1885 lo spiedo rotante da cucina.

Dal telo da doccia al primo pannolino moderno
Stanca di lavare i vestiti e le lenzuola sporchi di ciò che i pannolini di stoffa dei suoi figli non riuscivano a trattenere, Marion Donovan cercò una soluzione che la sollevasse da questa incombenza. Prendendo una tenda di plastica dalla doccia sviluppò il prototipo di un pannolino impermeabile che, non solo tratteneva le fuoriuscite, ma non causava sfregamenti, irritazioni o dermatiti da pannolino. Marion dotò il nuovo pannolino di chiusura a strappo e, nel 1949, lo brevettò. Riuscì poi a vendere il pannolino impermeabile a Saks Fifth Avenue. Due anni dopo la sua invenzione e i brevetti furono ceduti per milione di dollari a Keko Corporation.
Fra il 1951 e il 1996 Marion depositò altri venti brevetti. Tra questi vanno ricordati gli assorbenti per le donne, il filo interdentale, i pacchetti dei fazzoletti di carta, i gancetti per le calze autoreggenti da donna, il distributore di carta asciugamani, la combinazione foglio e busta da lettera, gli organizer per gli armadi. Da non dimenticare il DentaLoop, filo interdentale monouso chiuso a cappio che non necessita di avvolgerlo intorno alle dita per l’utilizzo.
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