Distinguished Gentleman's Ride 2026 - motociclisti eleganti in parata
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Gas a fondo, cravatta al vento: torna il giro più elegante del mondo

Il 17 maggio 2026 la Distinguished Gentleman's Ride compie quindici anni: uno spettacolo globale tra eleganza, motociclette classiche e una causa che vale davvero la pena sostenere.

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La Distinguished Gentleman’s Ride non è una gara. Non c’è un cronometro, non c’è un traguardo, non c’è un podio. Eppure il 17 maggio 2026, in più di 1.100 città di tutto il mondo, decine di migliaia di motociclisti indosseranno il loro abito migliore, lucideranno gli stivali, ravviveranno una cravatta e saliranno in sella alle loro moto classiche per fare qualcosa di raro: andare piano, insieme, con stile. Tutto questo è la Distinguished Gentleman’s Ride, e quest’anno compie quindici anni.

Tutto è cominciato con Don Draper

Sydney, 2012. Mark Hawwa, appassionato di moto, si imbatte in una fotografia che lo colpisce: Don Draper, il protagonista di Mad Men, impeccabile nel suo abito sartoriale, seduto in sella a una motocicletta d’epoca. Un’immagine capace di stare a metà strada tra un’altra epoca e qualcosa di perennemente attuale. Da quella suggestione, Hawwa immagina un raduno a tema, con motociclette classiche, abbigliamento elegante e una causa benefica. Invita due amici. Nasce la Distinguished Gentleman’s Ride.

L’idea è, in fondo, doppia. Da un lato ribaltare lo stereotipo del motociclista, spesso percepito come personaggio rude, fuori dalle regole, asociale. Dall’altro costruire ponti tra comunità motociclistiche spesso separate dalla marca, dallo stile, dalla geografia. E raccogliere fondi per qualcosa che valga davvero la pena sostenere. L’intuizione si rivela straordinariamente giusta.

«Correre è vita. Tutto ciò che viene prima o dopo è solo attesa». – Steve McQueen, attore, pilota, collezionista Triumph.

Oggi il DGR, come viene chiamato dagli appassionati, è il più grande evento motociclistico benefico e coordinato del mondo: oltre 130.000 motociclisti partecipanti, 110 paesi rappresentati, più di 60 milioni di dollari raccolti in quindici edizioni. Tutto questo senza mai smettere di essere, prima di tutto, una bella giornata in moto.


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Cosa succede, concretamente, il 17 maggio

Se non avete mai assistito a una Distinguished Gentleman’s Ride, vale la pena capire di cosa si tratta, perché è davvero diversa da qualsiasi cosa abbiate visto prima nel mondo delle due ruote. I partecipanti si presentano al punto di raduno locale con le loro moto, café racer, scrambler, bobber, classic, tracker, e con un abbigliamento che rispetta un dress code preciso: giacca e cravatta, gilet, papillon, cappelli, tweed. Niente tute da ginnastica, niente patch di club, niente jeans strappati.

Per capire l’atmosfera, immaginate un abito in stile anni Cinquanta, un paio di scarpe Oxford lucide, un casco integrale color crema e un paio di occhiali retrò: non è un costume, è un modo di stare al mondo per un giorno. Il codice è chiaro e viene rispettato con una certa allegria: si tratta di un’occasione per tirare fuori dall’armadio qualcosa di speciale, non di una sfilata militare.

Si parte insieme, a velocità moderata, lungo un percorso urbano o panoramico scelto dagli organizzatori locali. L’obiettivo non è coprire distanza. È godersi il momento. Attorno si crea tutta l’atmosfera che rende questo evento unico: la gente che si affaccia sui marciapiedi, i passanti che si fermano a guardare, i bambini che indicano, le fotografie. Una parata elegante che trasforma qualsiasi centro città in un set cinematografico d’altri tempi.

Vale la pena sottolinearlo: è un evento aperto. Non servono moto rarissime né abiti da cinquemila euro. Serve una moto con un minimo di carattere classico e la voglia di partecipare. Tra i partecipanti ci sono uomini e donne, giovani e meno giovani, professionisti e artigiani, persone che possiedono una Triumph del 1972 e persone che ci sono andate in scrambler moderno. Lo spirito è lo stesso per tutti.

Distinguished Gentleman's Ride 2026 -una delle partecipanti a Calais -
Una motociclista partecipante a Calais

Uno spettacolo anche per chi la moto non ce l’ha

C’è un aspetto del DGR che spesso viene sottovalutato: è bellissimo anche da guardare. In ogni città in cui si svolge, l’evento crea un momento visivo straordinario. Decine o centinaia di moto classiche sfilano compatte, condotte da persone vestite con cura, in un contesto urbano o paesaggistico spesso di grande suggestione. È il tipo di scena che finisce sui social, nelle fotografie, nei ricordi. Non c’è rumore assordante, non c’è aggressività, non c’è la sensazione di estraneità che a volte i grandi raduni motociclistici trasmettono a chi non è del settore.

In Italia, quest’anno, le città aderenti sono 56, distribuite in 19 regioni. Dal Nord al Sud, dall’isola alla pianura: significa che, con buona probabilità, il 17 maggio la sfilata passa vicino a casa vostra. Tra le tappe italiane figurano, per citarne alcune, Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari, Reggio Calabria, Venezia, Verona, Brescia, Varese, Bergamo, Genova, Trieste, Cagliari, Sassari e molte altre ancora, distribuite dall’Alto Adige alla Sicilia. L’elenco completo e aggiornato è consultabile direttamente su gentlemansride.com, dove è possibile trovare la tappa più vicina e, volendo, iscriversi in pochi minuti. Vale davvero la pena andare a vedere, o, se siete in sella, a partecipare.

DGR a Sassari – Ph Ansa

L’Italia che sorprende: Sassari in testa

Se c’è una storia italiana che merita di essere raccontata, è quella di Sassari. Nel panorama della Distinguished Gentleman’s Ride 2026, la città sarda si distingue con numeri che fanno alzare un sopracciglio: prima in Italia per raccolta fondi, davanti a Roma, Varese, Milano, Torino, Brescia e Bergamo. A livello globale, Sassari si posiziona al 53° posto tra le oltre 1.000 città partecipanti, con più di 9.600 euro già raccolti a un mese dall’evento. Un risultato che contribuisce a collocare l’Italia al settimo posto tra i 106 paesi nel mondo per totale raccolto.

Sassari ospita la propria edizione locale da dieci anni: un traguardo nel traguardo. Il cuore della manifestazione è Piazza d’Italia, che si trasforma per un giorno in un teatro a cielo aperto popolato da moto d’epoca, giacche sartoriali e café racer. Non è solo uno spettacolo motoristico. È un momento di aggregazione cittadina, un evento che ha saputo radicarsi nel territorio e costruire un’identità propria, riconosciuta anche a livello internazionale. Roma e Milano, naturalmente, figurano tra le città con i numeri più importanti per partecipazione e visibilità. Le tre città insieme raccontano un’Italia del DGR che non è marginale nel movimento globale, ma ne è parte attiva e significativa.

Distinguished Gentleman's Ride 2026 — motociclisti eleganti in parata
Un partecipante al DGR di Manila

Perché si fa tutto questo: la causa

Il DGR non è solo un raduno elegante. È, prima di tutto, una campagna di raccolta fondi e sensibilizzazione su temi che riguardano la salute maschile e che spesso faticano a trovare spazio nel dibattito pubblico. I fondi raccolti vanno a Movember, la principale organizzazione benefica internazionale dedicata alla salute degli uomini, con un focus su tre aree: ricerca sul cancro alla prostata, ricerca sul cancro ai testicoli e programmi di supporto alla salute mentale maschile, inclusa la prevenzione del suicidio.

Sono temi scomodi, che gli uomini tendono a non affrontare, né tra loro, né con i medici, né con le famiglie. Il DGR è riuscito a trovare un modo per parlarne che non sia predicatorio né pesante: lo stile, il divertimento, la comunità diventano il contesto in cui un messaggio importante passa in modo naturale. Partecipare a un raduno, raccogliere fondi, condividere una giornata: tutto questo contribuisce anche ad abbassare la soglia di resistenza attorno a questi argomenti. In quindici anni, il movimento ha finanziato oltre 1.250 progetti di ricerca e supporto in tutto il mondo. Non è un numero astratto: dietro ci sono diagnosi precoci, trattamenti migliorati, persone che hanno trovato aiuto quando ne avevano bisogno.

Quindici anni di Distinguished Gentleman’s Ride, un anniversario da non perdere

Per questa edizione, la Distinguished Gentleman’s Ride alza l’asticella su più fronti. Sul piano dei premi, Triumph Motorcycles, partner ufficiale dell’evento dal 2014, al tredicesimo anno consecutivo di collaborazione, ha realizzato una Speed Twin 1200 Café Racer DGR Edition in edizione limitata. Sella in Harris Tweed tessuta a mano nelle Outer Hebrides e grafica dedicata all’anniversario. Non è una moto di serie: è un pezzo unico, costruito appositamente per celebrare questo traguardo. E il legame tra Triumph e il mondo della cultura motociclistica ha radici profonde: è una Triumph TR6 Trophy. Ovvero la moto che Steve McQueen guida nel film La Grande Fuga del 1963, nella scena del salto oltre il filo spinato diventata una delle immagini più iconiche della storia del cinema. Quella moto, quella scena, quell’attore: un’eredità che Triumph porta ancora oggi con orgoglio.

La novità più interessante riguarda però il meccanismo del concorso: quest’anno non vince chi raccoglie più fondi, ma chiunque completi la procedura di partecipazione ha le stesse possibilità di aggiudicarsi il premio. Una scelta che allarga la platea di chi può sperare nel colpo di fortuna e che, in qualche modo, dice qualcosa di importante sullo spirito dell’evento: non conta quanto sei visibile, conta che ci sei. Come ha detto Mark Hawwa, fondatore e direttore del DGR: “Questa è una comunità che cambia la vita.” Quindici anni di numeri e storie sembrano dargli ragione.

Come partecipare, oppure semplicemente godersi lo spettacolo “Distinguished Gentleman’s Ride”

Se volete salire in sella, le iscrizioni sono aperte su gentlemansride.com. Troverete il ride più vicino a voi e tutte le informazioni per registrarvi. Potete anche scegliere di donare senza partecipare fisicamente, supportando un rider o un team a vostra scelta. Se invece preferite guardare, e la tentazione è del tutto comprensibile, basta trovare il percorso del ride nella vostra città e posizionarsi lungo il tragitto il 17 maggio. Portatevi una macchina fotografica, o anche solo la curiosità.

Steve McQueen, che con le Triumph aveva un rapporto quasi sentimentale, diceva che «correre è vita e tutto il resto è solo attesa». Marco Simoncelli aggiungerebbe che «si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera». Forse avevano ragione entrambi. Il 17 maggio, in 56 città italiane, qualcuno andrà piano, vestito bene, per una causa che vale far correre.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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