Jennifer Lawrence cade vittima delle depressione postpartum e si affida alle cure delle persone care. marito copmreso. Die my love ha ufficialmente debuttato
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Die My Love: madre, desiderio e follia nel nuovo film di Lynne Ramsay

Die My Love è un viaggio sensoriale e disturbante dentro la depressione post partum e il desiderio fratturato. Jennifer Lawrence firma una delle sue interpretazioni più radicali, mentre la regista costruisce un delirio visivo tra amore e morte

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Die My love. Muori amore mio. I due amanti (Grace e Jackson rispettivamente interpretati dalle due star Jennifer Lawrence e Robert Pattinson) si trasferiscono a New York, nella casa appartenuta allo zio di Robert, morto suicida. Aspirante scrittrice lei, potenziale musicista lui. I due vorrebbero gettare le basi per la loro vita insieme in quel grande casolare immerso in una pace bucolica. Una landa un po’ troppo desolata e una casa ridotta ai minimi termini che dispone però di ampi spazi che andranno ad accogliere i due giovani e il loro, di lì a breve, nascituro.

Nel dopo maternità, la volubile Grace sprofonderà in una depressione cupa, un’ossessione egotica e sessuale legata al rapporto con il suo uomo. E an che alle ombre oscure di un passato e presente sospesi. Una deriva mentale destinata a sfociare in un oscuro presagio di morte.

Lo straniamento nel cinema di Lynne Ramsey

Adattamento dell’omonimo romanzo di Ariana Harwicz (edito in Italia con il titolo “Ammazzati amore mio” per la casa editrice Ponte alle Grazie), il quinto lungometraggio dell’apprezzata regista scozzese Lynne Ramsey s’inserisce in un ideale trittico sulla morte. Un insieme che comprende anche lo splendido E ora parliamo di Kevin (a oggi il suo film più riuscito) e lo psichedelico You were never really here (premiato con la migliore sceneggiatura a Cannes 2019, con protagonista un inquieto Joacquin Phoenix). Alla sceneggiatura troviamo, insieme alla Ramsey anche Elsa Walsh e Alice Birch. Quest’ultima pluripremiata drammaturga teatrale e sceneggiatrice di serie come Succession e Normal People.

Jennifer Lawrence è una madre in piena depressione post partum alla prese con i suoi problemi emotivi e psicologi e un marito che forse non la ama più. Die my love è al cinema
Jennifer Lawrence

Dopo aver scavato nell’animo perverso di un bambino contaminato dal male, e nelle ferite di un uomo lacerato dalla guerra, questa volta al centro del racconto la Ramsey erge una figura femminile enigmatica, interpreta da una Jennifer Lawrence totalizzante e in piena depressione post-partum.

Die my love e l’interpretazione vorticosa della depressione port partum

Un’interpretazione che ricorda da vicino tematiche e ambientazioni di un altro film con protagonista proprio la Lawrence, ovvero Mother di Darren Aronofwsky, luogo filmico che poneva similmente in gioco un delirio di maternità. In Die My Love troviamo una narrazione rapsodica fatta di musiche sovrastanti ed esili dialoghi alternati a ingombranti rumori che fanno da sfondo alle proiezioni iperboliche della protagonista. Mentre il cuore del film è racchiuso in quel climax narrativo che si apre su una simbolica macchia di latte e inchiostro (il sogno di scrittrice sfumato nella pressante dimensione materna), e che poi andrà gradualmente ad assorbire anche il sangue (reale) di una psicosi che appare inarrestabile.

Lawrence e Pattinson, fotogenia di grandi star

Lynne Ramsey mette al centro una coppia di attori super fotogenici e magnetici, visivamente coesi, per costruire sui loro corpi e nei loro occhi un amor fou ambientato nelle distanze di un’America sola, dove le uniche apparizioni fugaci sono un motociclista ignoto, un cane che diventerà di troppo, e le brevi chiacchiere con la suocera (una ritrovata Sissi Spacek). Un’opera solipsistica ma universale nel suo respiro. Un film che parla di solitudine umana e incapacità di espressione ancor prima che di disfunzionalità di coppia e depressione post partum.

Robert Pattinson è il protagonista maschile del film Die my love. Ma il suo personaggio era un protagonista o era asfaltato dalla moglie? Al cinema dal 27 novembre
Robert Pattinson in Die My love

Il vorticoso livello visivo, una peculiarità del cinema della Ramsey sempre declinato nei cromatismi e nelle variazioni tattili del suo occhio registico, è ciò che maggiormente traina il climax ascendente di un’allegoria psicotica che apre e chiude nel rosso vivo delle fiamme. Un colore che da Ora parliamo di Kevin in poi è sempre stato il fil rouge caratteristico del cinema fortemente ferale della Ramsey.

Al centro di questo racconto di iper-realismo femminile spicca una Jennifer Lawrence spogliata realmente e mentalmente delle sovrastrutture. E sprofondata nelle sue tante angosce. La sua Grace si muove sinuosa in una ritmica danza con la morte, in una coreografia visiva sospesa tra eros e thanatos. Una regressione quasi animale simboleggiata da quel muoversi a carponi accarezzata dall’erba, e che indica un parossismo esistenziale con cui la Lawrence finisce per fondersi. Ponendo, d’altro canto, una crescente distanza con la controparte maschile sempre più esile e spaesata nella propria mascolinità. Come se il profilo di Pattinson tendesse ad affievolirsi poco alla volta, totalmente sopraffatto dall’egemonia visiva della Lawrence.

Die my Love: un accumulo drammatico con cui si empatizza a fatica

Una parabola che nella dimensione filmica segue iter sempre più istintivi abbandonando di scena in scena qualsiasi appiglio con la razionalità degli eventi. Finendo così per procedere verso un accumulo drammatico che fa su più dimensioni trascendere il film. Una sostanziale mancanza di equilibrio che nell’arco di due ore tende a farsi sentire. Come sempre, la regia della Ramsey verticalizza il racconto. Questavolta lo fa con un estetismo spinto nella componente erotico-sessuale e un iter narrativo sempre più onirico. Un flusso di coscienza psicotico, con cui lo spettatore – fondamentalmente – fatica a empatizzare.

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Suggestione visiva si, narrazione meno

Eppure, il dominante magma visivo e suggestivo in cui la Ramsey c’immerge resta un’esperienza sensoriale forte. Una specie di inferno emotivo e sentimentale nel quale sprofondare, sospendendo l’occhio razionale per aderire invece a un punto di vista totalmente surreale. Troppo vorticoso per essere partecipato e troppo aleatorio anche nella delicata valenza dei temi trattati, Die My Love attrae per la suggestione visiva con la quale tratteggia il suo delirio. Ma respinge per il suo essere totalmente slegato da una narrazione di causa effetto.

Con la conseguenza che anche la stessa parabola della protagonista non sembra evidenziare un ragionevole sviluppo della storia. Ancora una volta, lo stile della Ramsey emerge potente, ma i limiti del suo processo di interiorizzazione estremo sono qui ancora più presenti che nei suoi lavori passati.

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Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

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