Delia Buglisi, ma sul palco arriva vestita solo del suo nome, è decisamente la rivelazione femminile di questo X Factor. Anche se insieme al suo talento arrivano, fin dalla prima puntata, moltissime critiche
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X Factor,e se il talento è troppo? Lo strano caso Delia Buglisi

Dal cuore della Catania arriva Delia Buglisi, un’artista travolgente, capace di portare il mondo di X Factor a un livello nuovo. E tante polemiche nella fan base del Talent di Sky. Per molti è troppo talentuosa, o forse troppo distintiva. Di sicuro di troppo. Ma è davvero così?

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Dal cuore della Catania arriva Delia Buglisi, un’artista travolgente, capace di portare il mondo di X Factor a un livello nuovo. E tante polemiche nella fan base del Talent di Sky. Per molti è troppo talentuosa, o forse troppo distintiva. Di sicuro di troppo. Ma è davvero così?


Nata nella catanese Paternò nel 1999, Delia Buglisi in arte Delia si è presentata alle audizioni di X Factor con una valanga di capelli ricci, la sua travolgente energia, e una compiutezza artistica a dir poco sorprendente. E nella mitologia del suo nome greco “proveniente da Delo”, che nella lingua d’origine indica aggettivi come chiaro e visibile, Delia ha manifestato proprio la trasparenza del suo essere artista a tutto tondo, in ogni angolo e riverbero del proprio essere.

Un talento naturale per il folk d’autore

Una voce stupenda, e una presenza scenica fuori dal tempo, fanno da cornice alla sua idea impegnata e partecipata di fare musica e spettacolo, in una poetica fusione di folk e cantautorato. E di credere in un progetto musicale che possa veicolare temi e significati importanti. Una ragion d’essere e esistere che si auto-alimenta nel magnetismo del suo cantare. Alle Audition del talent show aveva portato Sakura della Rosalia, voce e pianoforte. Aveva letteralmente stregato pubblico e giudici, guadagnandosi una sentita standing ovation. Poi, con l’esibizione struggente de La canzone dei vecchi amanti di Franco Battiato ai Bootcamp aveva conquistato senza mezzi termini l’X Pass di Jake La furia, davanti allo sguardo ammirato e unanime degli altri giudici al tavolo.

Jake La Furia è il coach di Delia. Innamorato del suo talento fin dal primo ascolto, le ha dato l'X Pass per portarla direttamente ai live già durante le prime fasi del programma
Jake La Furia (Foto: Facebook X Factor)

La sua magistrale esecuzione al pianoforte, unita all’intensità interpretativa e alla chiave di rilettura e personalizzazione del testo, ha reso Delia in grado di riprodurre l’emozionalità di un brano intoccabile come quello di Battiato. Brano in cui la giovane autrice rivendica un amore ancora tutto da vivere. Infine, alle Last Call, non ha tradito le aspettative e ha nuovamente incantato con un medley di brani francesi apparentemente opposti tra loro – L’amour est un oiseau rebelle di Bizet e Carmen di Stromae – ancora una volta ricontestualizzati. Ennesima ovazione per lei. Anche se il pubblico social comincia a mormorare.

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Minchia, signor tenente!

Giunta finalmente e meritatamente al primo Live della trasmissione, sotto la guida di Jake La Furia suo giudice vocazionale, anche se forse non la guida perfetta per un’artista così tanto strutturata, Delia si è poi esibita portando un altro interessante medley: “Signor Tenente” di Faletti e “Brucia la terra” di Nino Rota. Esibizione ancora una volta perfetta, cadenzata nella dolenza delle stragi e di un mondo alla deriva che i due brani rievocano.

Per il secondo live la scelta è invece caduta su “Pink Soldiers” e “Bella ciao”, arricchiti dalla sua solita pungente riscrittura di alcune strofe in dialetto siciliano. Anche stavolta, la potenza dei brani e dei temi trattati vanno di pari passo con un riuscito incastro musicale, per un risultato ha raccolto l’unanimità di pareri positivi. Almeno in sala. Sui social network invece la solfa è totalmente diversa, con una frangia di opposizione che cresce a ogni esibizione un po’ di più.

Delia, il dubbio: ma X Factor è il suo luogo?

Al di là dei tifi da scuderia, di chi soffre il percepirla tra i favoriti della vittoria perché “tiene” per PierC, il 25enne di Casale Monferrato che si è guadagnato un grande favore del pubblico, che di fatto stanno animando le bacheche in questi giorni, un dubbio c’è. Ovvero: un’artista abituata a presentare esibizioni artisticamente già perfettamente centrate e calibrate, porta a chiedersi quale possa essere il proseguo del suo percorso su un palco per sua stessa definizione alla ricerca di un fattore X. Di quel talento che Delia ha già dimostrato di avere con indiscussa evidenza.

Tra cifra distintiva e creatività

Moltissimi gli spettatori hanno già ampiamente affermato come Delia giochi, di fatto, “un altro campionato”, e moltissime sono anche le polemiche di spettatori che la percepiscono “sempre uguale a sé stessa”. Eppure, tra esibizione teatrale e poesia in musica, i suoi mash up sono oramai un tratto distintivo dei live di questa edizione di X factor. E la sua sicilianità in musica promette di essere uno dei fattori più iconici dell’intera edizione del talent. Una formula perfetta data dalla capacità di Delia di accostare temi forti a una musicalità prorompente anche nell’uso dialettale, ricreando assonanze che risultano vincenti nella loro formulazione ancor prima che nella loro rappresentazione. Il tutto trainato da una professionalità e passionalità impossibili da trascurare.

Scenica, grande musicista, con un forte carattere. Parte del pubblico non le perdona di essere troppo uguale a sé stessa. Ma è veramente così o non siamo più abituati a espressioni artistiche di spessore?

Al centro delle esibizioni spiccano poi quelle strofe originali scritte di suo pugno in siciliano e che la riportano sempre al calore delle sue origini, ma anche a una tradizione musicale ancestrale forte e dirompente nella sua connotazione popolare. Il risultato è un ibrido davvero originale e influente che ha già una sua prerogativa artistica ben precisa, e una sua voce potente. Un folk contemporaneo di grande incisività. Forse non perfettamente in linea con il palco di X factor, che per dinamiche di talent show storicamente legato a cover e a esibizioni che spaziano nel tempo e nei generi, può determinare più di qualche limitazione al suo estro.

Dolcenera: con Faber la prima esibizione senza siciliano

La sera del 6 novembre, al giro di boa della trasmissione (mancano solo 4 live inclusa la finale al termine di questa diciannovesima edizione del talent), Delia è giunta alla terza esibizione estremamente forte del suo percorso. E nella puntata a tema anni ’90 dove tutti i concorrenti si sono confrontati con mostri sacri di quel prolifico periodo (Viscardi si è perfino esibito sulle note di Black or White di Michael Jackson), Delia ha portato Dolcenera dell’intoccabile Fabrizio De Andrè cantando finalmente in italiano. L’esecuzione, più lineare e liberamente scevra di mash up, è stata un altro grande successo, ma le polemiche su di lei, sul suo essere un po’ ferma nel suo stile e in una gara a sé stante fuori dai parametri del talent, non si placano.

Semplicità e talento comunicativo

Resta di fatto che Delia incarna la potenza di una nuova wave musicale con il fascino di un retaggio musicale antico. Che piaccia o meno. In lei si fondono una semplicità comunicativa e un talento straordinario, doti che le permettono di raggiungere il pubblico in maniera profonda e senza alcun tipo di filtro. Come quando prima di cantare si disfa delle scarpe affermando di esser più comoda senza, e si appresta a suonare il pianoforte scalza.

La sua musicalità eccellente, data da dodici anni di studio in conservatorio e un impegno titanico, emergono prepotenti e poi si fondono a una simpatia e a una naturalezza disarmanti. A un’energia solare fatta di sicilianità ammaliante. Come se ascoltandola cantare riuscissimo anche ad assaporare il gusto superbo di quella brioche con granita che lei stessa ha ammesso di amare, e che è cifra distintiva di una Sicilia che indugia nel cuore e nella testa come una nenia d’infanzia a cui si resta per sempre legati.

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Designata vincitrice di X Factor? Forse no

Per mere questioni di posizionamento artistico o gradimento del pubblico, potrebbe per assurdo anche non uscire vincitrice dallo show di X Factor, ma la leonessa di Catania, così come l’ha già definita Achille Lauro, il suo trofeo l’ha già portato a casa. Ed è quello, super partes, di una espressività musicale che trascende anche il contesto in cui si muove, e che riesce a parlare la sua lingua universale anche in un dialetto comprensibile a pochi. E forse era proprio il risultato a cui puntava. Non vincere, ma essere vista.

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Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

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