Otto premi, zero paura. La notte in cui un bellunese sconosciuto ha battuto tutti. Cosa ha funzionato e cosa ha funzionato meno alla 71^edizione del David di Donatello.
Cannes apre i battenti tra pochi giorni e l’Italia non c’è. Nemmeno un film in cartellone nel festival più importante del mondo. È in questo vuoto che il cinema italiano arriva alla sua notte dei David di Donatello 2026, la 71ª edizione, andata in onda su Rai1 il 6 maggio dal Teatro 23 di Cinecittà inaugurato apposta per l’occasione. E ci arriva già carica di polemiche: Alessandro Gassman aveva lanciato un appello al boicottaggio in difesa delle maestranze, con lo slogan “siamo ai titoli di coda“. Sergio Castellitto aveva rincarato la dose: “bisognerebbe demolire la congregazione dei David di Donatello”. Tagli, costi crescenti, vizi contrattuali di sistema. Il paziente non stava bene.
Eppure la serata ha avuto il suo trionfatore. Un trentasettenne bellunese cresciuto a Sedico, Francesco Sossai, che ha portato a casa 8 David di Donatello 2026 con la sua opera seconda Le città di pianura. E mentre i giganti, Sorrentino con La Grazia e Virzì con Cinque Secondi, tornavano a casa a mani vuote, lui chiudeva la notte con una frase che vale più di qualsiasi statuetta: “La libertà secondo me è non avere paura: ho imparato grazie a questo film a non avere paura”.
La serata dei David di Donatello 2026: una diretta che non riusciva a stare nei tempi
Flavio Insinna ha condotto con il mantra ossessivo di voler tagliare i tempi. Risultato: la diretta ha sforato ampiamente l’una e trenta di notte. C’è qualcosa di involontariamente emblematico in questo, per una serata dedicata a un cinema in crisi che fatica a fare i conti con se stesso. Al suo fianco, Bianca Balti, più sobria e più efficace.
L’opening show lo ha firmato Annalisa, in total black, con un medley tra Bang Bang di Nancy Sinatra e la sua Esibizionista: cinema e pop distillati in tre minuti. Poi Arisa con una versione bella e malinconica di Smile, il tema che Charlie Chaplin compose nel 1936 per Tempi Moderni, quasi un commento involontario alla serata. E Tommaso Paradiso con I romantici, brano passato per Sanremo, dedicato alla magia di quella stessa settima arte che fuori dalla sala sembrava andare a pezzi.

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I premi speciali: Storaro, Amelio, Bozzetto
Premio alla Carriera: Gianni Amelio
Il Premio alla Carriera è andato a Gianni Amelio, accolto da una standing ovation. Ironico fino in fondo, ha dichiarato che il termine “carriera” gli suona come qualcosa di preparato a tavolino, e che avrebbe preferito un premio senza etichetta. Poi ha rivelato di essere già al lavoro sul suo prossimo film, Nessun dolore, con Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea.
Premio Cinecittà e David Speciale
Il Premio Cinecittà è andato a Vittorio Storaro, tre Oscar vinti con Apocalypse Now, Reds e L’ultimo imperatore, grande maestro della fotografia e della luce. Il David Speciale a Bruno Bozzetto, animatore e disegnatore, che ha rivendicato dal palco la dignità dell’arte del disegno al pari di quella del cinema. Per lui questo riconoscimento è una “rivincita”, parola sua.

I momenti più belli della notte
Omar Rammal e Gaza
Tra i momenti che resteranno impressi, il Miglior Cortometraggio a Everyday in Gaza di Omar Rammal. Dal palco ha letto un messaggio misurato e commovente: “Dedico questo premio ai membri della troupe che oggi non sono più con noi e al popolo di Gaza che continua a lottare per la libertà, la giustizia e la dignità. Basta silenzio e basta uccisioni”.
Aurora Quattrocchi, 83 anni e tutta la gioia del mondo
Aurora Quattrocchi, 83 anni, migliore attrice protagonista per Gioia Mia di Margherita Spampinato. Sale sul palco traboccante di energia contagiosa, urla quasi: “Più successo e gioia, gioia mia. Che riaprano le sale cinematografiche, non se ne può più di quelle sale micragnose”. Nessuno avrebbe saputo dirlo meglio.
Sergio Romano e Matilda De Angelis
Sergio Romano, migliore attore protagonista per Le città di pianura, regala una delle frasi più belle della notte: “Il nostro Paese ha bisogno di essere raccontato, di essere visto, come un bambino ha bisogno di essere visto”.
Matilda De Angelis, migliore attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone, si fa portavoce della crisi del settore: “Il cinema deve tornare a essere sociale e politico come un atto d’amore”. Dedica il premio ai suoi genitori, che le hanno insegnato amore e arte.

Gli altri vincitori e il caso Sorrentino
In tema rivelazioni, quattro David a Primavera di Damiano Michieletto: Miglior Compositore – Fabio Massimo Capogrosso -, Miglior Acconciatura, Migliori Costumi e Miglior Suono. Un’opera piccola ma immersiva, tutta dentro la musica di Vivaldi.
La città proibita di Gabriele Mainetti, wuxia ambientato a Roma, si porta a casa Miglior Fotografia – Paolo Carnera -, Miglior Scenografia e Migliori Effetti Visivi. Le Assaggiatrici di Silvio Soldini conquista la Miglior Sceneggiatura non originale e il Premio David Giovani. Il David dello Spettatore va a Buen Camino di Gennaro Nunziante, quasi dieci milioni di spettatori, il maggior incasso italiano di sempre. Il Miglior Film Internazionale a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson.
Sorrentino: 14 nomination, zero premi
L’anomalia della serata è questa: Paolo Sorrentino con La Grazia, 14 candidature, torna a casa con zero statuette. Vale la pena raccontarlo con il contesto necessario. Il film mette in scena un Presidente della Repubblica che pesa fino allo sfinimento la possibilità di concedere la grazia a due condannati per omicidio. Sorrentino si era ispirato a un fatto di cronaca reale. Ma nelle settimane in cui il film girava nelle sale, la realtà aveva aggiunto un secondo capitolo: la grazia concessa a febbraio a Nicole Minetti, ex consigliera lombarda condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato, diventava un caso nazionale, con i presupposti della concessione finiti sotto indagine – leggi qui il nostro servizio – .
Il film e il fatto si specchiavano, e nello specchio emergeva qualcosa di più grande di entrambi. Che la giuria abbia scelto di ignorare un’opera così aderente all’attualità resta la vera domanda irrisolta di questa edizione.
Francesco Sossai: il grande vincitore dei David di Donatello 2026
Chi è Francesco Sossai
Feltre, 1989. Cresciuto a Sedico, in provincia di Belluno. Laurea in Lingue e Letterature Moderne alla Sapienza di Roma, poi ammissione al corso di regia della Deutsche Film- und Fernsehakademie di Berlino, dove studia con Béla Tarr, Apichatpong Weerasethakul e Pedro Costa. Tre maestri, tre modi radicalmente diversi di intendere il cinema. Come film di diploma gira Altri cannibali nel 2021, che vince al Tallinn Black Nights Film Festival. Il cortometraggio Il compleanno di Enrico debutta alla Quinzaine des Cinéastes di Cannes 2023. Poi torna in Veneto, e ci resta.

Le Città di Pianura: di cosa parla il film
Le Città di Pianura racconta due cinquantenni sgangherati che una notte trascinano con sé un timido studente di architettura in un vagabondaggio da bar a bar tra la pianura veneta, verso Venezia, in attesa di un amico fuggito in Argentina prima della crisi del 2008. È un road movie alcolico e malinconico, profondamente locale e sorprendentemente universale, che parla di un’Italia che si trasforma senza capire dove sta andando. L’idea era nata da una serata vera: Sossai e un amico a Venezia, uno studente di architettura incontrato per caso, sentono la sensazione condivisa di essere un po’ persi. Da lì si è espansa in qualcosa di più grande.
Il film era entrato in gara con 16 nomination e ne ha convertite 8 in David: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Casting, Miglior Montaggio, Miglior Canzone Originale (Ti, di Marco Spigariol), Miglior Produttore, Migliore Attore Protagonista. Presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, aveva convinto prima la critica internazionale e poi il pubblico italiano.
Il cinema italiano esiste ancora?
Questa 71ª edizione ha detto molte cose. Che il cinema italiano vive una crisi sistemica, ma che al suo interno continuano a esistere opere capaci di fotografarci con precisione e bellezza. Ha parlato delle voci femminili, che davanti e dietro la macchina da presa, stanno occupando uno spazio sempre più centrale. Ha evidenziato che la generazione di Sossai ha qualcosa da raccontare.
Il leitmotiv della serata era “Non c’è Italia senza cinema”. Poi arriva Sergio Romano e dice che il nostro Paese ha bisogno di essere visto come un bambino ha bisogno di essere visto, e capisci che quella frase semplice vale più di qualsiasi manifesto. Forse il cinema italiano non sarà a Cannes quest’anno. Ma Francesco Sossai, con un film girato nelle pianure del Veneto, ha dimostrato che la strada esiste ancora. Basta non avere paura di percorrerla. Tutti i vincitori della 71ª edizione dei David di Donatello.
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