La crisi della Nazionale è un dato di fatto, purtroppo, i momenti di gloria sono davvero lontani nel tempo. Tra le madeleine della gioventù di chi oggi ha tra i 40 e i 50 anni circa, non può non rientrare di diritto la celebre scena del film “Così è la vita“, di Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui i tre, in un cimitero abbandonato, ascoltano la radiocronaca di Riccardo Cucchi proprio di Italia-Norvegia del 1998, gara degli ottavi di finale dei Mondiali di calcio quell’anno. Esultando in maniera smodata al gol di Vieri che diede la qualificazione ai quarti, alimentando speranze di vittoria finale che si sarebbero poi esaurite ai rigori contro la Francia.
Quanti di noi, in questi giorni, avranno rivisto quella scena a ripetizione su Youtube, tra meme autoironici e autodistruttivi, un groppo alla gola difficilmente quantificabile e una presa di coscienza che travalica la semplice nostalgia di un tempo che fu e sfocia in una domanda: “Ma come è successo? Come ci siamo arrivati a questo punto? Come si arriva alla crisi della Nazionale?”.
Calcio: la lunga parabola dell’Italia
Lo ha detto, del resto, pure il Ct norvegese, forse per allontanare le pressioni dai suoi, che era proprio da quel giorno che la sua nazionale non faceva la sua comparsa ai Mondiali. Ventisette anni fa, l’Italia calcistica era invece al top, costantemente tra le favorite delle principali competizioni internazionali. La quarta Coppa del Mondo, a lungo inseguita, sarebbe effettivamente arrivata, nel 2006.
Ma da allora, al netto di una finale persa agli Europei nel 2012 e della vittoria nella rassegna continentale nel 2021, il tracollo. Due eliminazioni ai Mondiali al primo turno nel 2010 e nel 2014, da allora alla fase finale non ci abbiamo più messo piede e rischiamo di restare a guardare pure stavolta, per la terza volta consecutiva.

Un 4-1 che fa male: la peggiore sconfitta casalinga dell’Italia
Non che non lo sapessimo, naturalmente, la sconfitta con la Norvegia a San Siro di fatto non cambia nulla. Nessuno poteva ovviamente pensare che ci fossero chances realistiche di una vittoria per 9-0 per sovvertire in extremis la classifica dell’Italia nel girone di qualificazione. Ma perdere contro Haaland e compagni, in questo modo, fa male, eccome. Ok la crisi, ma il 4-1 incassato dai nordici è la quarta sconfitta casalinga peggiore di sempre della nostra Nazionale. E ci restituisce l’immagine di una squadra che in questo momento, semplicemente, più di questo non può fare.
Oltre il CT e le scelte tattiche: i limiti di una ‘lontana parente’
Con Gattuso in panchina, venivamo da cinque vittorie consecutive. D’accordo, non brillanti e contro avversari dal valore relativo. Si intravedeva, e si intravede, comunque, la volontà di provare a far bene e ritrovare quel minimo di competitività che si richiede a una Nazionale che è stata quattro volte campione del mondo. Ma pur a fronte di una Italia che si è impegnata, che ha giocato pure bene almeno per un tempo, è arrivato lo stesso un risultato mortificante, che può pesare tanto dal punto di vista psicologico.
Siamo, purtroppo, a questo punto ben oltre i classici discorsi relativi all’impronta di questo o di quel Commissario Tecnico, alle convocazioni più o meno coerenti e azzeccate, alle scelte tattiche, al presunto senso patriottico di chi scende in campo. La crisi della Nazionale evidenzia un’Italia che è lontana parente di ciò che è stata. E dobbiamo prenderne atto.

Crisi Nazionale Italiana di calcio: un altro futuro è possibile, se lavoriamo adesso
Di cosa c’è bisogno per accedere ai Mondiali 2026, le probabili cause della disfatta azzurra degli ultimi anni e un modello da cui, forse, prendere spunto. di Federica Massari
Playoff e speranze: il parallelismo con Brasile e tennis azzurro
Le prospettive dell’Italia in vista dei playoff di marzo non sono delle più incoraggianti, a prescindere dal valore degli avversari che ci troveremo di fronte. E del resto, non ci si può permettere, ormai, di sottovalutare o snobbare nessuno, visti i precedenti. Aggrappiamoci, se vogliamo, a considerazioni di carattere ciclico. In fondo, anche il Brasile sta vivendo una fase storica non brillantissima: campione del mondo per l’ultima volta nel 2002, dal 2007 in avanti vittorioso in una sola edizione della Coppa America.
E se pensiamo all’Italia del tennis che oggi ci fa sognare, per ben 11 anni, a inizio millennio, ha dovuto combattere nella ‘Serie B’ e nella ‘Serie C’ del pianeta della racchetta. Anche se si fa fatica, in questo momento, a capire, sul prato verde, chi potranno essere, a stretto giro, i Sinner e Musetti della situazione.
Inserisci commento