Nella seconda stagione di Criminal Record, Peter Capaldi e Cush Jumbo tornano nei panni di Daniel Hegarty e June Lenker per un nuovo caso che parla di radicalizzazione online, rabbia sociale e verità manipolata. La nostra intervista.
L’abbiamo amato come Dodicesimo Dottore in Doctor Who, in cui ha salvato la Terra più volte, ma stiamo cominciando a temerlo grazie al ruolo di Daniel Hegarty in Criminal Record: la serie AppleTV+ è arrivata alla seconda stagione e continua a essere spietata.
Peter Capaldi il ritorno: sempre più diabolico
Otto episodi, un nuovo caso: questa volta i detective Hegarty e June Lenker (Cush Jumbo) devono capire se Cosmo Thompson (Dustin Demri-Burns), personalità influente su internet, che però diffonde contenuti razzisti, è al centro di una rete di persone pericolose, pronte a fare attentati. Ad aiutarli c’è Billy (Luther Ford), ragazzo prima radicalizzato dai contenuti di Cosmo e poi convinto a fare da infiltrato.

Manosfera, podcast sempre più influenti (e pericolosi), uno Stato che non si prende cura dei cittadini: Criminal Record sembra più vero della realtà: quasi non sembra vedere finzione, ma un documentario. Ne abbiamo parlato nella nostra intervista proprio con Peter Capaldi e Cush Jumbo.
La trama di Criminal Record 2 sembra quella di un documentario
Un ceto medio sempre più povero e sperduto, invidia sociale, rabbia: la seconda stagione di Criminal Record su carta è finzione, in pratica sembra uno specchio della realtà. Sperando però che chi ci controlla e protegge non sia davvero doppiogiochista come il personaggio di Capaldi.
Per l’attore il fatto che la storia raccontata sia ancorata nella realtà è un fatto positivo: “È rassicurante pensare che si possa realizzare una serie che punta il dito e dice: viviamo in una società folle. È una voce ancora fuori dal coro, autonoma. Ci chiediamo come fare per affrontare i tempi disumani che stiamo vivendo. La risposta non è facile. Anche noi, che siamo attori, ci facciamo le stesse domande dei nostri personaggi. La verità oggi è sempre più svalutata”.

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I podcast sono pericolosi?
La tecnologia in questi anni si è evoluta in modo tale da permettere a tutti di avere una voce. E su moltissime piattaforme diverse. I podcast sono letteralmente esplosi e alcuni hanno un potere enorme. Pensiamo a quello di Joe Rogan negli Stati Uniti, dove è andato perfino Donald Trump. O, per rimanere in Italia, a Pulp Podcast, che ha avuto come ospite la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Su carta una cosa bellissima, nel concreto un’arma in mano di chi è in grado di influenzare tante persone.
È proprio uno dei temi centrali di questi nuovi episodi di Criminal Record. Per Cush Jumbo però la vera domanda non è se queste voci siano pericolose o meno, ma chi o cosa le abbia generate: “Nella serie seguiamo un giovane, Billy, che è stato deluso dal sistema di assistenza sociale e da ogni sistema che avrebbe dovuto aiutarlo. Lo guardiamo ispirarsi a qualcuno che somiglia ad alcuni infuencer reali. La cosa davvero interessante per me è che ci si dovrebbe ricordare che il male non sono i like o i commenti negativi, ma l’impatto che questi contenuti hanno sulla vita delle persone, soprattutto i giovani. Hanno un impatto sulle loro menti. Anche perché possono diffondersi a cascata”.
“Non bisogna però fare l’errore di etichettare chi fa questo sui social come cattivo” continua l’attrice: “L’idea che siano i cattivi, che ovviamente è conseguenza delle cose che dicono, che sono negative, dovrebbe venire invece dopo il chiedersi perché i giovani si ispirino a queste figure. Dovremmo chiederci cosa non stiamo facendo noi, che ci definiamo buoni, per prenderci cura di questi giovani? Penso sia un messaggio veramente importante che dà la serie”.
Peter Capaldi: tra musica e sguardi diabolici
Capaldi è anche un musicista. Al contrario del suo personaggio, che non si fida di nessuno, viene naturale chiedergli: possiamo almeno fidarci della musica? Per l’attore: “Dipende dal suo contenuto dei testi e dall’atteggiamento. Penso che la musica sia fantastica perché in realtà ha una componente spirituale. Tocca le persone molto profondamente e non ha bisogno di parole. Una delle cose che amo della nostra serie è la musica: perché abbiamo un sound molto dark, malvagio, basato su un sintetizzatore industriale, che poi è alleggerito da bellissimi violoncelli e corde inserite molto delicatamente”.
Quindi sì, penso che la musica sia davvero importante: è un balsamo per le persone. Penso che dia una calma spirituale. Ovviamente se la musica è buona”.

Il diavolo suonerebbe il violino?
Capaldi è gentile, sorridente, da poco ha anche il passaporto italiano (nonostante sia nato in Scozia, ha chiesto la cittadinanza italiana dopo la Brexit, ottenuta grazie alle origini italiane del nonno). Eppure negli ultimi anni, anche grazie a serie come The Devil’s Hour, sta mostrando il suo lato più oscuro. È pronto per interpretare il diavolo? Ride: “Forse lo farò chissà. Ho un costume a casa, con il passamontagna rosso con le corna e il forcone. Magari potrei suonare il violino”.
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