E alla fine abbiamo vinto. La Coppa Davis 2025 non va da nessuna parte: resta in Italia per il terzo anno consecutivo: una vittoria fortemente voluta dai nostri ragazzi e che alimenta ancora di più l’entusiasmo che ormai circonda questo sport. Lo dimostra il fatto che non siamo più tutti solo allenatori di calcio. Stiamo diventando anche coach di tennis. Mental coach, addirittura, in qualche caso.
La vittoria in cui abbiamo creduto
La squadra convocata da Mister Filippo Volandri aveva una grande responsabilità: dimostrare di essere vincente anche in assenza del suo giocatore di punta, il numero due del mondo Jannik Sinner. La missione è stata compiuta. E il fatto che nella competizione l’unico Top Ten a entrare in campo sia stato Alexander Zverev, non ha significato molto. La Germania non è arrivata in finale. E l’Italia ha vinto.
Il fascino dell’edizione 2025 della Coppa Davis è che abbiamo assistito a partite per la maggiorparte equilibrate e combattute, molto combattute per quanto ci riguarda. Un equilibrio che con Sinner e Alcaraz non ci sarebbe stato. Non sapremo mai che storia staremmo scrivendo se Alcaraz non fosse stato costretto al ritiro dell’ultimo minuto per infortunio, ma la Coppa Davis è un’altra storia rispetto alle altre competizioni. E stando alle prestazioni avute in campo, gli azzurri sono stati così convincenti che avrebbero potuto dare del filo da torcere a chiunque. Concedeteci, questa “botta” di orgoglio da tifosi.

La finale: come è andata dall’inizio alla vittoria
Com’era prevedibile, Matteo Berrettini in modalità “hammer” ha vinto facilmente contro Carreno-Busta, che ha potuto fare ben poco contro il tennista romano ben determinato a vincere la prima partita della finale.
Jaume Munar contro Flavio Cobolli, dopo la semifinale l’uomo da battare, è sceso in campo in modalità top ten. Anche lui aveva da dimostrare di essere capace di portare la Spagna alla vittoria, nonostante l’assenza di Carlos Alcaraz e Davidovic Fokina. Quest’ultimo non convocato.
Nel primo set, calcisticamente parlando, Munar è stato una furia rossa. E quando diciamo furia, intendiamo proprio furia, non solo per l’impeto nel gioco ma anche per un’infelice uscita all’inizio del secondo set, quando si è lamentato dell’interruzione. Alla ripresa del gioco, uno smash sbagliato e una volee finita in rete per Munar, con la complicità di un nastro fortunato per Cobolli, cambiano la partita e dimostrano a tutti che le partite di tennis sono come il meteo in montagna. La tensione è stata sempre alta e Munar l’ha subita, reagendo anche in maniera scomposta; Flavio Cobolli, invece, ha reso onore allo sport e alla maglia. Un esempio di orgoglio, di tenacia e di tenuta mentale. Non abbiamo scritto resilienza perché è un termine abusato, ma c’è stata anche quella. Ed è anche con quella che Flavio Cobolli ci ha fatto vincere la terza Coppa Davis consecutiva.
L’ultimo precedente di Italia Spagna
L’ultima volta che Italia e Spagna si sono incontrate in Coppa Davis è stato a Santander negli spareggi del 2006. A rappresentare i rispettivi Paesi, c’erano i due capitani di oggi, Volandri e Ferrer. Ma il risultato fu diverso e l’Italia vinse un solo match. Con un totale di 14 incontri nella storia della competizione, a oggi le vittorie sono 7 pari per Nazione.

Coppa Davis 2025: Sinner e il patriottismo da pop corn
L’Italia ha vinto, nonostante la mancanza di Sinner. Ma le critiche che hanno accompagnato la sua – non – Davis, mancate per Musetti, lasciano alcuni interrogativi. di Valeria Carola
Il Fattore C: Cobolli, cuore e “cazzimma”
Una Coppa Davis 2025 che è stata capace di riscrivere la storia con protagonisti inattesi. C come Cobolli, il nostro Flavio, che ha assicurato la terza finale di Davis consecutiva, evitando il decisivo doppio – che avrebbero giocato Bolelli e Vavassori -. Ma C, nel linguaggio popolare, è anche il nostro organo interno che pulsa, la parte del corpo tradizionalmente associata alla fortuna o, come si dice a Roma, la grinta pura.
La partita tra Flavio Cobolli e Zizou Bergs, in semifinale, è stata una battaglia combattuta, risolta solo al tie-break a oltranza, tra match point non sfruttati, mini-break recuperati e tensione altissima. Entrambi i ragazzi hanno dimostrato una grande tenuta mentale, ma è in quei due punti finali che entrano in gioco il nastro, la palla steccata, quel millimetro di riga toccato… o meno.
La pressione psicologica era maggiore su Bergs, che con la sua vittoria avrebbe regalato al Belgio la possibilità di giocarsi la permanenza in Davis al doppio. Su Flavio Cobolli pesava invece “solo” il dover dimostrare di essere un degno numero uno, in assenza di Sinner e Lorenzo Musetti. Ed è qui che ha tirato fuori quella che potremmo definire “cazzimma”, rendendo il fattore “C” uno e trino.
Un gesto di grande sportività
È con questo spirito che si spiega il gesto affettuoso di Flavio e, subito dopo, di suo padre nei confronti di Bergs: si sono avvicinati per consolarlo. Chi sta imparando a conoscere il tennis sa bene che a piangere su quella panchina sarebbe potuto esserci Cobolli. Un gesto che eleva il valore umano del nostro tennista. E che ci ha reso più facile leggere il suo comportamento in campo durante la finale.

Rai e Coppa Davis 2025: il caso Fiorello e i diritti tv
Di questa edizione della Davis ci ricorderemo anche che la trasmissione delle partite di tennis è tornata a essere un tema caldo. I diritti dei maggiori tornei sono spesso detenuti da piattaforme in abbonamento, cosa che alimenta il malcontento per il canone Rai, percepito come un balzello coatto, che trasforma i contribuenti in presunti “azionisti con diritto di voto”.
Acquistare un evento sportivo richiede valutazioni complesse. La tv di Stato necessita di investimenti pubblicitari, che a loro volta richiedono una cosa fondamentale: il pubblico. E il pubblico generalista, lo sappiamo, guarda il tennis quasi solo quando gioca Jannik Sinner – o al massimo un match clou che coinvolga un altro italiano o Alcaraz -.
Fiorello ha tuonato contro “Mamma Rai” per aver acquisito i diritti della Davis solo a partire dalle semifinali, definendolo un grande scandalo. Tuttavia, in questo caso, la copertura Rai non era indispensabile: l’evento era visibile in chiaro sul canale 64, ben noto agli appassionati di tennis. Questo canale, per la sua storica dedizione, avrebbe forse meritato di detenere i diritti in esclusiva, avendo sempre trasmesso il tennis anche nei momenti meno “felici” per l’Italia – citando Fognini -. Dati Auditel alla mano, la partita di Cobolli nel pre-serale ha registrato una media del 17% di share, otto punti in meno rispetto alla media de L’Eredità (25%). In un’azienda privata, l’acquisto dei diritti a ridosso delle finali, quando l’evento era già disponibile gratuitamente, verrebbe considerata una “scelta scellerata”.

Tennis Mania: il gioco che diventa (finalmente) popolare
Dall’arrivo di Sinner in Top Ten fino alla vittoria in Coppa Davis, è stato un costante crescendo. di Chiara Maria Gargioli
Chi è Flavio Cobolli: da calcio Roma a numero uno della Davis 2025
Da ragazzino, Flavio Cobolli si divideva tra tennis e le giovanili di calcio della Roma. La scelta era inevitabile: togliere i parastinchi e mettere i polsini. A GQ, un suo ex compagno di squadra e oggi migliore amico, il calciatore Edoardo Bove, ha raccontato il suo “difetto” nel calcio: “quando aveva la palla sembrava avesse paura di farsi male”. Bove stesso giocava a tennis, ma i risultati non furono gli stessi e alla fine ha tenuto solo il pallone. Ed è proprio a lui, tifoso sugli spalti, che Cobolli ha dedicato la vittoria contro Bergs in Coppa Davis. Quest’anno, Cobolli è arrivato in sordina in quella classifica che conta, quella i cui numeri di ranking iniziano per “due”. Tra il rientro di Sinner, l’ingresso in Top Ten di Musetti e il nuovo infortunio di Berrettini, le sue vittorie sono passate quasi sottotraccia.
Poi, all’improvviso, sono arrivati i quarti di finale a Wimbledon: un traguardo importante. È un salto di qualità paragonabile a diventare l’assistente della Bailey per un trapianto di fegato al Grey Sloan Memorial Hospital, o come partire da Amici e duettare con Lady Gaga a Wembley. A un certo punto della stagione, Flavio è sembrato maturare, abbandonando quell’atteggiamento un po’ tracotante che lo aveva caratterizzato agli esordi. Lo stesso che, si racconta, spinse il padre a lasciarlo solo in un torneo in Turchia a soli 17 anni (spoiler: Flavio vinse quel torneo!).

Cobolli, non solo di Roma ma proprio “DE” Roma
Flavio Cobolli, proprio come Matteo Berrettini, è cresciuto tennisticamente nei circoli della capitale anziché nelle accademie più blasonate. Emana una “romanità” pura, genuina, e a tratti invadente. Con lui c’è la famiglia che vive le partite con vistosa sofferenza, con il padre e il fratello che piangono in tribuna e la madre insonne e custode di irrinunciabili riti scaramantici. Non mancano mai gli amici, come Edoardo Bove, che lo seguono ai tornei e tifano con quel “Daje Flavie’” che ormai viene spontaneo esclamare.
Il senso dell’amicizia profondo, il tifo appassionato per la Roma, la cadenza da romano provocato
dagli spaghetti che non è quella “sbiascicata” di Achille Lauro (che ci piace tanto ma … sbiascica!) e
la battuta simpatica sempre pronta sono le caratteristiche umane con cui Flavio si sta facendo
conoscere al grande pubblico.
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