Dal divano, con plaid e tisana, alla ricerca della perfetta atmosfera natalizia: ecco i cinque titoli cult che non possono mancare nel tuo rewatch delle feste.
Quando il Natale arriva, arriva. Regina delle feste comandate, la stagione natalizia si preannuncia oramai con sempre maggiore anticipo, creando quell’effetto paradosso con temperature estive e vetrine già addobbate di ghirlande e teorie di neve. Ma il Natale non è solo tradizione culinaria e temute adunate familiari. Il folclore moderno passa infatti anche per l’immancabile corsa al regalo e all’addobbo più chic, pur senza dimenticare i vecchi e sani cerimoniali del relax. E nel rituale natalizio d’ordinanza rientra senz’altro anche quello del rewatch televisivo dei classici film di natale.
Immancabile come l’ansia da prestazione che il periodo di feste si porta inesorabilmente dietro, ecco dunque una selezione di cinque titoli da rivedere in famiglia, o anche in spensierata solitudine. Veri cult stagionali, anche nel loro essere titoli fin troppo scontati e inflazionati. Classici film di Natale, opere da cui si sprigiona un’atmosfera natalizia senza tempo, che odora di cannella, biscotti fatti in casa, e che trova nella combinata divano, plaid rosso, tisana fumante e TV la sua dimensione migliore.

Mamma, ho perso l’aereo (Disney+)
Impossibile in una top five natalizia non menzionare un caposaldo del periodo, che quest’anno compie anche la bellezza di 35 anni, e torna per l’occasione al cinema in una nuova e rigenerata versione in 4K (dal 4 al 10 dicembre). Il film di Chris Columbus, con protagonista il genio pestifero di Kevin (Macaulay Culkin, passato alla storia per questo ruolo), è una vera brezza di atmosfera natalizia in pillole.
Rallegrata dalle imprese ribelli del piccolo ottenne protagonista, e dalla fisiologica inettitudine dei due ladri con cui il bambino dovrà vedersela, che danno vita a gag e siparietti della migliore slapstick comedy. Il tutto immerso in quella componente vacanziera da ricca famiglia americana, così presa dall’esotico viaggio di rito (qui la meta è la romantica Parigi) da smarrire totalmente le redini della propria genitorialità e supervisione adulta. Un rewatch adatto a grandi, piccini, a genitori un po’ troppo sbadati, e anche a chi vuole aguzzare l’ingegno per difendersi dalle incursioni di malintenzionati nelle notti più animate dell’anno.
Una poltrona per due (Paramount)
Ancora un’ambientazione natalizia per un classico della commedia americana. Correva l’anno 1983, alla regia c’era John Landis e in scena un cast di grandi nomi, tra cui il versatile Dan Aykroyd, l’esilarante Eddie Murphy, e una bellissima e giovanissima Jamie Lee Curtis. Immerso nella laboriosità degli anni ’80 e nella frenesia di una città intenta ad allestire il Natale, è un film dalle atmosfere cittadine lampanti che però in fondo parla di tutt’altro. Nello scarto e nella distanza sociale dei due protagonisti, un posato broker e un ingegnoso mendicante, perfettamente descritti nei loro antipodi strutturali, Una poltrona per due parla di trasversalità e sostituibilità delle figure di potere.
Siamo il prodotto dell’ambiente o del nostro DNA?
Parla soprattutto di fragilità dello status quo, mentre ci spinge a un’acuta riflessione sulla posizione che occupiamo (nel bene o nel male) all’interno della struttura societaria. Siamo il prodotto dell’ambiente o del nostro DNA? Quali sono le condizioni necessarie per avere successo? L’intelligenza può sopperire al fato dei nostri modesti natali oppure no? Tante domande ancora oggi attuali per una commedia divertente ma non banale che ruota su discriminazione e pregiudizio. La scommessa del ricco annoiato che punta a riabilitare uno scaltro povero, secondo l’idea vagamente sovversiva che chiunque possa prosperare se posto nell’ambiente consono.

A Christmas Carol (Disney+)
Capolavoro letterario di Charles Dickens pubblicato per la prima volta il 19 dicembre del 1844 con protagonista il re degli avari Ebenezer Scrooge, Canto di Natale ha una vocazione morale — e narrativa — così potente da essere stato poi rivisto e rivisitato in ogni declinazione possibile. Inclusa perfino una colorita e divertente versione Muppet – Festa in casa Muppet del 1992 -. Eppure, nella sua peculiarità, ogni versione ha cercato comunque di mantenere intatta la valenza didattica di una storia ambientata nel cupo 1800, adattando di volta in volta il mood del racconto al contesto di riferimento e a un occhio più o meno scafato.
L’apparizione di un’avarizia umana, ammantata di solitudine, che sconfina oltre lo scorrere del tempo
L’avarissimo Scrooge che deride i poveri e snobba la carità, verrà condotto dai tre spiriti del passato, presente, e futuro, lungo il tragitto di una vita empia e priva di qualsiasi slancio benevolo, corredata di presagi funesti. L’apparizione di un’avarizia umana, ammantata di solitudine, che sconfina oltre lo scorrere del tempo intaccando perfino i buoni propositi del Natale.
E se il Canto di Natale di Topolino del 1983 – cortometraggio di mezz’ora circa -, con Paperone re degli avari e Topolino suo misero dipendente, è quella certamente più adatta a una fruizione infantile, snellita nei tempi e dei tratti più tenebrosi, la versione Disney del valoroso duo Robert Zemeckis/Jim Carrey, datata 2009, dove Carrey interpreta Scrooge ma anche il sinistro trio di fantasmi, spicca tra quelle di fattura moderna.
Cupa e immersiva nell’uso di un 3D che rende Scrooge un arcigno e spigoloso ante litteram e trasforma il Canto di Natale in un racconto a tratti davvero lugubre, dove l’avarizia e l’egoismo trovano proiezioni super raccapriccianti con cui fare i conti. Il rintocco funesto delle campane e la virtù indotta dal materializzarsi dei nostri incubi peggiori. Tante valide versioni per un rewatch necessario a riallineare la valenza dei buoni valori rinnegando l’aridità di un vivere in virtù del solo denaro.

Caos si, ma con gioia: perché Sophie Kinsella parla alle ragazze di adesso
Sophie Kinsella ha rivoluzionato la commedia romantica dando voce a protagoniste imperfette, brillanti e umanissime. Dalle carte maxate ai desideri che non si possono permettere, I love shopping e gli altri suoi romanzi. di Gaia Marras
Il Grinch (Prime video, Disney+)
Umanoide peloso dai tratti felini,Il Grinch, protagonista di un omonimo libro per bambini del 1957, nasce dal genio creativo dello scrittore e fumettista statunitense Dr. Seuss. Disfattista nel Natale per antonomasia che incarna traumi infantili e la misantropia dell’epoca moderna, traslando a un presente immaginario l’avarizia emotiva dello Scrooge di Dickens, Il Grinch è tra gli imperdibili classici film.
Un passaggio essenziale per elaborare in positivo l’atmosfera del periodo natalizio, incarnata dalla città e dagli abitanti di Chissarà. Perché proprio come l’avaro di Dickens, il peloso Grinch verde, allergico a musiche, addobbi, e soprattutto alla felicità in virtù di quel cuore di “due taglie più piccolo”, attraversa un viaggio di redenzione che qui passa per la scoperta di un amico e di sentimenti che possono farci sentire apprezzati, parte integrante di qualcosa.
Per i casi d’intolleranza natalizia più adulta l’ideale è la versione di Ron Howard
E se la versione animata del 2018 – che nel doppiaggio italiano vede il Grinch con la voce super calzante di Alessandro Gassman – è adattissima ai più piccoli, per i casi d’intolleranza natalizia più adulta l’ideale è la versione di Ron Howard con lo stiloso Grinch imbronciato di Jim Carrey. Due versioni che differiscono per estetica e sfumature narrative ma che, in egual modo, attraversano i valori del Natale bilanciando l’euforismo del consumismo legato alle feste con lo spirito solitario di un’esistenza sola, convertita al miracolo dei sentimenti.

Nightmare Before Christmas (Disney+)
Un profilo di scheletro si staglia davanti al chiarore della luna e danza leggiadro lungo i promontori della Città di Halloween, dove tutto è cupo, mostruoso, e tristemente spettrale. Lui è Jack Skeletron, re di Halloween e signore delle zucche, inscindibilmente legato allo spirito funereo della città e ai preparativi senza sosta guidati dal sindaco bifaccia (in lui convivono ghigno e broncio) affinché ogni nuovo Halloween sia migliore del precedente.
Fin quando Jack Skeletron, sprofondato in un’acuta crisi d’identità e in preda al suo vagare, non finirà per caso tra le vie vivaci della Città del Natale. Un luogo nuovo di zecca dove regali, calze, ornamenti e gioia sono all’ordine del giorno. Totalmente assorbito dall’idea di novità, l’esile scheletro abbraccerà così una nuova missione: portare nel suo mondo i colori di quella nuova festa, rendendo dark anche il rassicurante ruolo di Babbo Natale.
La dimensione natalizia perfetta per un Natale in stile burtoniano
Sottilmente gotico e cromaticamente cupo, Burton’s Nightmare before Christmas è tra i classici film dalla dimensione perfetta per le feste in stile burtoniano, con riflessioni accorate sostenute però da un sano romanticismo dark. L’elegante regia di Henry Selick e il guizzo creativo di Burton condensano, anticipando di molto i tempi, le anime contrarie ma complementari di Halloween e Natale.
Tra musiche, rime e coreografie animate di opposti che si attraggono e antipodi che convergono in un’unica grande congerie festiva. Nightmare before Christmas svela la congettura del sogno mutato in incubo, e viceversa, contaminando ogni cosa di una magia sentimentale e visiva. E si appiglia al calore nostalgico di un mondo che cerca di afferrare il nuovo senza per questo dimenticare il vecchio.
L’arte di ricucire arti e pezzi di stoffa al pari delle anime, incarnata dalla dolce Sally, a disvelare la magia della scoperta che si affianca alla ripetitiva sicurezza radicata nel noto. Un piccolo gioiello d’animazione d’ispirazione natalizia, che mescola fantasia dark e musical (un memorabile Jack nell’iconica voce italiana di Renato Zero) ma adatto anche a qualsiasi altra stagione dell’anno.
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