Un ex locale commerciale della Camorra è diventato luogo di memoria e crescita: il Centro Giornalistico e Culturale Impastato-Siani prova a insegnare come la legalità si costruisce e si trasmette ai giovani.
Un nuovo presidio di memoria e legalità prende forma a Boscoreale, ed è dedicato a Peppino Impastato e Giancarlo Siani. È il neo inaugurato Centro Giornalistico e Culturale a loro intitolato, nato per offrire un presidio stabile per informazione e impegno civile nel territorio vesuviano. L’evento, che si è tenuto alla presenza di Giovanni Impastato e Paolo Siani, fratelli dei giornalisti, rientra nella due giorni “Sulle orme di Peppino e Giancarlo”, ideata dal giornalista Raffaele Perrotta e promossa con la presidente di Eiraionos, Isabella Manzo, con il coinvolgimento della comunità locale.
L’iniziativa restituisce alla collettività un bene confiscato alla camorra, oggi trasformato in uno spazio polifunzionale gestito dall’associazione Eiraionos APS. Dotato di sala podcast, set della web TV Volwer, sala conferenze e biblioteca comunale con area dedicata ai bambini, il Centro si afferma come presidio di legalità, dove l’informazione diventa strumento educativo e occasione di partecipazione, attraverso attività e laboratori rivolti alle nuove generazioni.

Eiraionos trasforma un bene confiscato in centro culturale
Un’apertura evento che si carica di ulteriore significato in quanto il nuovo Centro Impastato-Siani ha trovato posto in un ex locale commerciale confiscato alla camorra, un bene immobiliare che oggi torna alla collettività attraverso i giovani in un presidio culturale per i giovani del territorio. “L’apertura del centro giornalistico e culturale segna un nuovo traguardo per noi”, ha sottolineato Isabella Manzo, Presidente dell’associazione Eiraionos. “Un passo avanti lungo un percorso di impegno civile che dura ormai da quasi dieci anni. Abbiamo costruito un percorso fatto di idee, di relazioni, ma anche di tante difficoltà e di bandi andati male. Ma ogni volta ci siamo rialzati, abbiamo imparato dai nostri errori e siamo ripartiti insieme”.
La forza del progetto – come già accaduto anni addietro per Radio Siani ad Ercolano – risiede nella rete umana e professionale che lo sostiene, con particolare attenzione al protagonismo giovanile e alle potenzialità del territorio vesuviano: “La nostra forza è essere insieme a una rete di associazioni che oggi è qui ed è attiva. Crediamo nei giovani e nel loro protagonismo: questo centro, intitolato a Peppino Impastato e Giancarlo Siani, vuole essere prima di tutto uno spazio loro, da vivere ogni giorno. Allo stesso tempo, crediamo nel valore del territorio vesuviano, ricco di storia, identità e potenzialità straordinarie”.
Centro Impastato-Siani, tra cultura e tecnologia nel cuore del Vesuvio
Il cuore tecnologico e culturale della struttura rappresenta un’eccellenza nel panorama nazionale in quanto a riconversione di beni confiscati a mafia e camorra. “Cinque anni fa – ha spiegato Manzo – abbiamo iniziato a costruire la nostra web TV Volwer. Oggi quella realtà è cresciuta ed è diventata parte integrante di questo centro. Si tratta di un progetto unico a livello nazionale: una biblioteca pubblica con sala podcast, studio televisivo e set radio non esiste altrove, soprattutto all’interno di un bene confiscato. Siamo i primi in Italia e ne siamo orgogliosi”.

Trasformare il centro in un punto di riferimento per un territorio ad alta dispersione scolastica e con una storia importante di infiltrazioni camorristiche: “Il nostro obiettivo è semplice, ma ambizioso: fare di questo centro una realtà che accoglie, unisce e genera opportunità. Con il sindaco e il vicepresidente della Regione abbiamo avuto un lungo confronto per implementare il patrimonio librario e investire nella cultura. L’intento è rendere questa biblioteca sempre più accessibile e vissuta come bene condiviso da tutta la collettività”.
Peppino Impastato: la voce che sfidò la mafia
Il Centro Giornalistico e Culturale Impastato-Siani è dediato a due simboli di un giornalismo libero e coraggioso, che non si è piegato alla criminalità organizzata. Nato a Cinisi, ha fondato le radici del suo impegno civile nella storia tormentata della sua terra e nel conseguente rapporto conflittuale con il padre e la famiglia, in passato legata alla Mafia. In questo contesto fondò Radio Aut. L’emittente libera e autofinanziata attraverso la quale denunciava i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini con particolare riferimento a Gaetano Badalamenti (che ordinò il suo omicidio nel 1978), successore dello zio Cesare Manzella alla guida del territorio e figura centrale nei traffici internazionali di droga legati anche al controllo dell’aeroporto di Palermo-Punta Raisi. Tra le trasmissioni più seguite vi era il programma satirico Onda Pazza.
Tra verità e mito civile
La matrice mafiosa dell’omicidio di Peppino Impastato emerse grazie alla determinazione della madre Felicia e del fratello Giovanni, che respinsero fin da subito le versioni ufficiali. Da quel momento in avanti, la storia di Impastato ha avuto e continua ad avere, ne è la riprova anche il neonato Centro Impastato-Siani, una forte risonanza anche culturale e artistica. I cento passi che separavano casa sua da quella del boss, nel 2000 sono diventati un film manifesto diretto da Marco Tullio Giordana e interpretato da Luigi Lo Cascio, ma anche uno dei brani più noti dei Modena City Ramblers, pubblicato nell’album Radio Rebelde del 2002. Il gruppo, attivo dal 1991 e tra i pionieri del combat folk in Italia, ha contribuito a trasformare la storia di Impastato in un simbolo di impegno politico e civile.
La sua testimonianza ha raggiunto anche Boscoreale attraverso la voce del fratello Giovanni, che ha ribadito il valore della cultura e dello specifico Centro Impastato-Siani, come presidio civile contro la criminalità organizzata. Il suo non è stato, però, un ossequio cieco, quanto una lezione di cittadinanza attiva. Giovanni ha chiarito infatti che la vera lealtà allo Stato non coincide necessariamente con le apparenze: “Noi abbiamo dimostrato con i fatti di credere nello Stato, ma a volte bisogna anche diffidare di chi si presenta in modo impeccabile, spesso proprio quelli che poi finiscono per calpestare le istituzioni stesse”.

Giancarlo Siani, 40 anni senza le sue verità
Il giornalista de Il Mattino, ucciso dalla camorra 40 anni fa, rivive in un docufilm e nelle parole di chi lo ha conosciuto. Una storia di coraggio, verità negate e una ferita ancora aperta. di Chiara Maria Gargioli
Un’eredità che non si ferma
“La sua attività si conclude tragicamente con l’omicidio, ma la sua eredità continua. Oggi, a Cinisi – ha riportato con orgoglio Giovanni – beni confiscati alla mafia sono diventati luoghi di memoria e impegno civile, gestiti dall’associazione, aperti ai giovani e alla società civile. È la dimostrazione concreta che la mafia si può sconfiggere anche attraverso la restituzione dei suoi spazi alla collettività. Oggi questi spazi – ha concluso Impastato parlando anche del Centro di Boscoreale – riconquistati dalla legalità, continuano a raccontare una storia di impegno dal costo altissimo ma necessario”.
Dal Vomero a Torre Annunziata: la storia di Giancarlo Siani
Centro Impastato-Siani, due nomi, due storie, zero compromessi. Due morti che non dimentichiamo. Quella di Giancarlo Siani, giovane precario, avvenne la sera del 23 settembre 1985, quando Giancarlo Siani fu assassinato a bordo della sua auto proprio sotto casa. L’esecuzione, decisa dal boss Angelo Nuvoletta, fu l’estrema ritorsione per le sue rivelazioni, capaci di scardinare gli equilibri e gli interessi economici della criminalità organizzata napoletana.
Anche la vicenda di Giancarlo Siani ha affondato radici fatte di legalità e coraggio nella cultura contemporanea, intesa nel senso più pop e alto del termine. Tra i primi tributi musicali spicca “Troppo in fondo” dei 666, brano del 1985 della Vesuwave napoletana, scritto subito dopo il suo omicidio e considerato una delle prime canzoni anticamorra, ma ai più giovani l’ha fatto conoscere il film di Marco Risi Fortapàsc del 2009.
Il messaggio di Paolo Siani al taglio del nastro
Paolo Siani, da decenni testimone della vita del fratello, ha definito l’apertura del Centro Impastato-Siani un trionfo della legalità e dello Stato: “Oggi lo Stato vince. È una cosa di enorme importanza che va raccontata, perché altrimenti sembra sempre che siano loro gli invincibili. E invece no: loro perdono. Quando funzionano lo Stato, la magistratura e le amministrazioni comunali, loro perdono, perché noi siamo di più. Anche questo episodio, che può sembrare piccolo, ha in realtà un valore estremamente importante. Avete scelto di realizzare una biblioteca, in un Sud dove queste strutture sono ancora troppo poche. La mafia si combatte con la cultura, non solo con la magistratura: questo è l’obiettivo”.

Fondamentale, sotto questo punto di vista, la sezione per bambini, perché “ciò che spesso manca allo Stato è la capacità di sottrarre alla criminalità le nuove generazioni, i ragazzi attratti dal potere e dalla violenza. Non si tratta sempre di una scelta libera: spesso mancano alternative e modelli diversi”. Proprio per questo una biblioteca dedicata ai bambini è fondamentale, perché può far comprendere fin da piccoli che la cultura può rappresentare una via di salvezza. “È per questo che sono molto grato a chi ha pensato di dedicare questo bene a mio fratello e a Peppino, perché ci aiuta a trasformare la memoria nostra, personale e familiare, in memoria condivisa. Questo significa affidare ai ragazzi di oggi e di domani il ricordo di due giornalisti “impiccioni”, perché la mafia non tollera chi va a scoprire i suoi affari”.
Centro Impastato-Siani: la sfida al potere criminale
Il Centro Impastato-Siani rappresenta così un’eccellenza nel panorama nazionale, tra le poche realtà in Italia a integrare servizi di informazione multimediale e presìdi culturali all’interno di un bene confiscato. La sua destinazione a “Biblioteca – Centro di educazione alla lettura” trasforma un luogo un tempo segnato dalla prevaricazione in uno spazio di conoscenza aperto alla collettività, dove la cultura diventa strumento concreto di crescita e diffusione della legalità.
La restituzione di questo bene alla comunità assume quindi un valore che va oltre il significato simbolico dell’inaugurazione. Le attività che vi prenderanno vita rappresentano un segnale forte nei confronti dei clan, e testimonianza diretta di come la riappropriazione da parte dello Stato e della società civile renda possibile il superamento di qualsiasi potere oscuro.
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