La bufera social sul docente e divulgatore Vincenzo Schettini riaccende il dibattito sul ruolo dei “teachtoker”. Ma anche sulla linea di demarcazione tra la missione educativa e il personal brand.
Pensavamo di dover attendere l’inizio del Festival di Sanremo, uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, per poi abbandonarci bonariamente a quella sequela di critiche e polemiche su testi, arrangiamenti, super ospiti e Fantasanremo. Invece, a 48 ore dall’inizio del festival, l’attualità ci ha consegnato un tema che merita una riflessione. Ci riferiamo al caso del Professor Vincenzo Schettini, il docente di Fisica e ideatore del fenomeno social La Fisica che Ci Piace, che in questi giorni è protagonista di una bufera social – chi di social ferisce, di social perisce – innescata da un articolo/inchiesta a firma di Dario Alì, pubblicato lo scorso 19 febbraio su Vale Tutto, la newsletter di Selvaggia Lucarelli. Ma andiamo per gradi e partiamo dall’inizio.
“La Fisica che Ci Piace”: I numeri di un fenomeno social
Vincenzo Schettini è un professore di fisica molto famoso sui social. Tra profilo Instagram, pagina Facebook, canale YouTube e TikTok ha una community che conta più di 8 milioni di follower. Un numero importante per chi ha deciso di portare sui social un tema tutt’altro che comune come la fisica. La bravura di Schettini è stata probabilmente l’essere riuscito a codificare un linguaggio semplice, diretto, intuitivo. Un approccio che ha reso vincente una mission impossible: parlare di fisica a chiunque. Riuscendo anche a far appassionare alla materia chi non aveva mai nutrito grande interesse. Al risultato ha contribuito anche la figura stessa del professore, lontana anni luce da quella che un po’ tutti abbiamo degli insegnanti di materie scientifiche. Ce l’immaginiamo seriosi, l’occhiale sul naso, il sopracciglio alzato e quella severità che li avvolge come un’aura nefasta dall’inizio alla fine della lezione.

Tutto è iniziato nel 2015
E invece arriva Schettini, col suo ciuffo sbarazzino, che parla alla classe rompendo la barriera che a volte si crea tra professore e alunni. Scremando la fisica da quella pesantezza da cui spesso è avvolta, rendendola una materia accattivante e stimolando la curiosità dei ragazzi. Ma tornando ai numeri, come è arrivato a parlare a una platea virtuale così vasta? Tutto è iniziato nel 2015 quando decise, in maniera rudimentale, di registrare lezioni di fisica nelle sue classi del biennio nell’istituto tecnico in provincia di Bari in cui insegnava allora e ancora oggi. All’inizio decise di aprire un canale YouTube dove caricava le video lezioni girate in classe.
Erano video piuttosto semplici e tali sono rimasti almeno fino al 2020, anno della pandemia, quando i profili social del professore hanno subito un incremento pazzesco. Ovviamente, nulla di più normale considerando quel periodo che ci vedeva tutti a casa, studenti in primis, con la famigerata DAD. Ma la consacrazione a star dei social unitamente a divulgatore scientifico, di fatto c’è stata tra il 2022 e il 2025. Quando la community ha raggiunto quei numeri pazzeschi e l’insegnamento “vero” è diventato un’attività marginale per Vincenzo Schettini.
Il fenomeno dei “TeachToker”: docenti tra pubblico e privato
Il pezzo di Dario Alì – che per inciso, non è esattamente l’ultimo arrivato, visto che è un esperto in formazione docenti, pedagogia e studi di genere – arriva dopo una lunga analisi/indagine che lui stesso ha condotto sui social studiando proprio il comportamento dei “teachtoker”. Ovvero quei docenti che hanno deciso di portare le loro materie d’insegnamento sui social, trasformando di fatto le varie piattaforme in una estensione delle loro classi.
Il pezzo di Alì – disponibile a pagamento, nella newsletter Vale Tutto della Lucarelli – analizza il fenomeno prendendo ad esempio non solo Schettini ma anche altri docenti. Per esempio la Professoressa Barbella, una docente di spagnolo in una scuola media della provincia di Napoli. Oppure il Maestro Gabriele, un insegnante di scuola elementare a Palermo. Parliamo di insegnanti che hanno trasformato le classi in veri e propri set in cui loro sono certamente gli attori protagonisti ma – attenzione – talvolta anche gli alunni diventano co-protagonisti.
Giustamente Alì, in questo articolo e in molti altri suoi contributi social precedenti, pone una questione importante: è corretto svolgere il proprio lavoro da insegnante in questo modo? È corretto coinvolgere gli alunni, spesso minorenni, in tutto ciò che viene poi dato in pasto ai social? E ancora, è veramente sufficiente limitarsi a oscurare i visi degli alunni per sollevare gli insegnanti TeachToker da ogni responsabilità?
Considerando la complessità della questione è ovviamente impossibile dare delle risposte nette e definitive. Quel che è certo è, come sottolinea Alì, che è necessario cercare di capire dove passa il confine tra ruolo pubblico – del docente – e interesse privato – del content creator –. La linea di demarcazione di questo confine è molto sottile e piuttosto flebile.

Le dichiarazioni controverse nel podcast BSMT con Gianluca Gazzoli
Ad aver spinto Alì a scrivere un long form sul tema insegnanti e social, è stata la partecipazione del professor Vincenzo Schettini a una puntata di BSMT, il fortunato podcast di Gianluca Gazzoli. Una lunghissima intervista in stile Gazzoli, quindi assolutamente rilassata nei toni. Meno nei contenuti, visto che nel corso della chiacchierata vengono sollevate questioni importanti, per esempio come l’orientamento sessuale del professore abbia condizionato molte fasi della sua vita e anche il rapporto con la sua famiglia.
Nella puntata di BSMT messa online lo scorso 22 gennaio – questa invece disponibile gratuitamente…qui-, Vincenzo Schettini racconta un po’ la sua storia. Concentrandosi certamente sul lato professionale e su come oggi sia di fatto una star dei social, anzi, per la precisione “il docente più amato d’Italia”. Come ama definirlo la stampa.
Per evitare un 2 vale la pena sacrificarsi e seguire il prof!
Negli oltre 90 minuti di podcast, sono due i passaggi piuttosto discutibili sui quali Alì si sofferma. Il primo è legato al racconto degli inizi dell’attività social di Schettini e del suo La Fisica Che Ci Piace, era il 2015 quando il professore aprì il suo canale YouTube che in quella fase embrionale aveva pochissimi iscritti. L’unica strategia sicura e valida sempre per aumentare il numero dei follower è tentare di incrementare l’engagement, quindi il professore ridacchiando racconta che obbligava i suoi alunni a collegarsi alle live che faceva al pomeriggio e a partecipare attivamente mettendo like, condividendole e commentando. E chi si rifiutava? All’indomani, a scuola avrebbe interrogato proprio sugli argomenti delle live… Insomma, per evitare un 2 valeva la pena sacrificarsi e seguire il prof.
L’altro passaggio riguarda invece la figura dell’insegnante nel prossimo futuro. Schettini spera vivamente che gli insegnanti possano trarre profitto dalle loro conoscenze anche fuori dall’ambiente scolastico, proponendo i loro contenuti/lezioni anche onlinea pagamento, con la domanda testuale: “Se un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato, perché la buona cultura non deve essere in vendita?”.
Questa visione del futuro, a detta di Schettini, servirebbe a valorizzare il ruolo del docente che, nella dimensione attuale, è forse eccessivamente mortificato. Domanda/provocazione, questa di Schettini alla quale Gazzoli non fa seguito con nessun particolare commento se non, come è nel suo stile, annuendo e sottoscrivendo. E qua – ci permetta Gazzoli, che siamo certi non ci leggerà visto che adesso è a Sanremo in altre faccende affaccendato ndr – emergono tutti i limiti di un intervistatore fin troppo sonnacchioso, incapace di intercettare terreni sdrucciolevoli in cui avrebbe potuto intervenire non necessariamente offrendo il fianco, ma magari approfondendo con qualche domanda specifica.

Il confine sottile, la professione di docente tra istituzione e business: La Fisica che ci Piace
Ad approfondire però ci ha pensato Alì che ha sollevato una questione importante: siamo veramente sicuri che trasformando gli insegnanti in una figura ibrida tra pubblico e privato, a trarne giovamento sia la professione e non il singolo docente? Volendo rispondere a questa domanda analizzando la figura stessa di Schettini, il quadro è abbastanza chiaro. Il professore nel podcast dichiara che ora ha un’agenda talmente fitta d’impegni che ha dovuto ridimensionare la sua presenza a scuola, ormai ridotta al lumicino visto che insegna solo due giorni a settimana.
Una presenza veramente marginale, e viene pure da chiedersi se sia meramente funzionale al resto delle attività “collaterali” che il teachtoker Schettini ha messo a segno in questi ultimi anni. Parliamo di 3 libri editi da Mondadori Electa, la pubblicazione di un album di figurine con Panini, la joint-venture con Headu, l’azienda italiana specializzata nella creazione di giochi educativi, la conduzione del programma Rai La Fisica dell’Amore, il tour teatrale La Fisica che ci Piace attualmente in corso, partnership e collaborazioni varie come quella con Kimbo, Ita Airways o con EssilorLuxottica, e poi tutta la produzione dei contenuti video per alimentare i suoi canali.
Non possiamo quantificare a quanto corrisponda economicamente il volume d’affari generato dal brand La Fisica che ci Piace, ma si può affermare con buona approssimazione che sia superiore allo stipendio annuale lordo di un insegnante di ruolo di scuola superiore in Italia, che si aggira intorno ai 30/35 mila euro, e solo a fine carriera.
Tra replica e testimonianza: le voci sull’ex alunno e le challenge di Vincenzo Schettini
Ovviamente all’indomani della pubblicazione del pezzo di Alì, è arrivata tramite social anche la replica del professor Schettini. Il quale, relativamente all’affermazione sul futuro degli insegnanti, ha cercato di circostanziare le sue affermazioni. Insomma, ha voluto rimediare, probabilmente anche per tentare di placare la rivolta social che – come ormai siamo abituati a leggere – ha preso pessime derive. Non prive di offese e biechi attacchi personali.
Nel video di replica del 20 febbraio, il professore ha voluto spiegare che in quell’affermazione rilasciata a Gazzoli, lui parlava di cultura e non di insegnamento nella scuola pubblica. Ed effettivamente è una differenza sostanziale che avrebbe potuto calmare le acque se… . Se il giorno dopo non ci avesse pensato Mow Mag a riagitarle con l’articolo di Grazia Sambruna. La giornalista infatti ha raccolto la testimonianza di un ex studente/studentessa che ha chiesto di restare anonimo, con l’accorgimento di usare concordanze sia al maschile che al femminile per proteggerne l’anonimato.
Le challenge a cui i ragazzi erano obbligati a prendere parte
La persona intervistata, era in una delle classi di Vincenzo Schettini nell’anno scolastico 2018/2019 e racconta di vere e proprie challenge a cui i ragazzi erano obbligati a prendere parte. Si trattava di partecipare attivamente alle live del prof su YouTube, interagendo con commenti, e a quelli più pertinenti il prof metteva un like o un cuore determinanti poi in fase d’interrogazione: un like valeva 0.25 punti in più sul voto finale e il cuore ben mezzo punto.
E ancora, racconta di quando a chi chiedeva delucidazioni su argomenti non compresi il prof Schettini rispondeva di andarsi a vedere le lezioni pubblicate sul canele youtube de La Fisica Che Ci Piace. Oppure, delle lezioni interrotte e riprese perché magari era poco fluente nell’esposizione o veniva disturbato dalla classe. Ovviamente, anche a questo il professore ha risposto riportando testimonianze di suoi ex allievi che non solo si firmano con nome e cognome, ma che lo ringraziano per tutto quello che ha fatto per loro.

Fabrizio Gifuni è Enzo Tortora in Portobello: su HBO la fiction da vedere adesso
Marco Bellocchio torna a lavorare con Fabrizio Gifuni e stavolta lo trasforma nel protagonista di uno dei casi più incredibili e assurdi di malagiustizia. Su HBO Max. di Valentina Ariete
Autenticità perduta e la questione dei salari dei docenti
La storia è arzigogolata. Sappiamo che le bufere social hanno una “shelf life” di massimo 15 giorni e che superato questo tempo, vengono inghiottite nel dimenticatoio per fare spazio al ciclone successivo. L’impressione nel caso specifico, è che forse qualcosa cambierà. Il caso del professor Schettini potrebbe far ridimensionare l’esposizione social di tanti presunti “teachtoker”. Ma anche far alzare le antenne a qualche dirigente scolastico troppo permissivo. Intanto però, quello che da questa vicenda a nostro avviso emerge in maniera piuttosto evidente, è che Schettini abbia progressivamente perso quel lato genuino ed autentico che, almeno inizialmente, aveva caratterizzato la sua attività. Vale a dire, rendere fruibile a tutti (o quasi…) un tema ostico come la fisica.
Se fosse stato solo ed unicamente questo il volano di tutta la “missione” de La Fisica che ci piace, il professore avrebbe potuto produrre video lezioni nell’intimità del suo studio privato e non usare gli spazi pubblici dell’istituto tecnico statale nel quale è assunto a tempo indeterminato e, ancor meno, spingere l’acceleratore sul sensazionalismo coinvolgendo (seppur indirettamente) i suoi allievi.
I social, in equilibrio tra etica e interesse personale
Del resto, è bene ribadire che finché continuerà ad essere un docente anche solo per due giorni a settimana, è lui ad essere a disposizione della scuola e non viceversa. E ancora, relativamente alla genuinità perduta, Vincenzo Schettini ha smesso di girare video in classe e quindi di pubblicarli. Ma solo con l’attuazione del decreto Valditara del 1° settembre 2025 che ha introdotto il divieto di utilizzo dei cellulari in classe per tutte le scuole, incluse le secondarie di secondo grado, anche durante la ricreazione. Probabilmente se non ci fosse stato lo stop dal ministero, Schettini avrebbe continuato ad utilizzare le classi come set per i suoi contenuti e non a pubblicare video girati a scuola prima dell’attuazione del decreto, come invece sta facendo adesso.
E inoltre, con una platea social di oltre 8 milioni di followers, insieme a collaborazioni, adv e pure a quell’avvertimento che precede ogni suo reel – “molti di voi guardano i miei video, ma non tutti mi seguite e questo per me è molto importante”-, forse avrebbe potuto trovare più tempo e spazio per parlare della situazione drammatica che attanaglia la classe docente italiana. È notizia di questi giorni che anche con il nuovo contratto nazionale firmato in ritardo, anche con l’arrivo degli arretrati, anche con la promessa di un aggiornamento contrattuale per l’anno 2027, i salari dei nostri insegnanti continuano ad essere tra i più bassi d’Europa.
Inserisci commento