I 25 anni di Fast & Furious con Vin Diesel, il film coreano più costoso di sempre: il festival francese si scopre affamato di cinema pop.
Il festival cinematografico più antico del mondo ha il cuore italiano: è la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, inaugurata nel 1932. Il Festival di Cannes è nato poco dopo, nel 1939, ma, rispetto al nostro, si è costruito un’aura più elitaria e irraggiungibile. Nonostante l’età maggiore, Venezia si è però da tempo reinventata, diventando più pop: ha portato sul tappeto rosso le serie tv, Lady Gaga, film giganteschi come Dunkirk di Nolan. E soprattutto i film delle piattaforme di streaming: se Netflix è bandita dal 2016 dalla Croisette, da noi è ormai di casa.
Le cose, anche se molto lentamente, stanno mutando: Thierry Frémaux, alla guida del Festival di Cannes dal 2001, non ha ancora cambiato idea sui selfie sul tappeto rosso (non si possono fare: ci sono degli energumeni in completo nero che appena vedono qualcuno tirare fuori un telefono lo esortano a salire le scale della montées des marches), ma ha inserito sempre più momenti pop.

Pensiamo alla masterclass di Sylvester Stallone, o a Tom Cruise che ha presentato Top Gun: Maverick accompagnato da veri aerei sfreccianti sul Palais des Festivals. In questa 79esima edizione di Cannes la fame di pop è aumentata a dismisura. Complice la mancanza di film americani e di conseguenza delle star di Hollywood che, si sa, sono ancora la più grande vetrina di un festival, Frémaux e i suoi si sono sbizzarriti con gli eventi collaterali. Ecco i più interessanti, con qualche chicca da segnare sul calendario cinefilo.
La Palma d’oro a Peter Jackson consegnata da Elijah Wood
Peter Jackson è stato un pioniere: prima che Guillermo Del Toro infrangesse un altro tabù, ovvero la vittoria del Leone d’Oro di un film fantastico con La forma dell’acqua (era il 2017), il regista ha ottenuto 11 premi Oscar con Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re, film fantasy per eccellenza. Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’Anello compie 25 anni quest’anno e il festival ha omaggiato questo caposaldo della cultura pop con la Palma d’oro onoraria a Peter Jackson. A consegnarla, all’alba di questo Cannes 79 decisamente pop, Elijah Wood, ovvero Frodo (che probabilmente possiede ancora l’Anello, perché non è invecchiato di un giorno).
Non ci sarebbe stato TLoTR senza Elijah Wood (in più di un senso)
L’attore è stato fondamentale per la riuscita della trilogia. Lo ha detto il regista durante una masterclass: “Fare un film come questo in Nuova Zelanda è stata un’impresa folle. Non si era mai visto niente del genere nella nostra industria. In genere questo tipo di produzioni si fanno negli Stati Uniti o in Gran Bretagna. Noi ci siamo riusciti perché eravamo inconsapevoli: se avessimo saputo prima quanto fosse difficile probabilmente ci saremmo spaventati. Io stesso ho finto di sapere cosa stessi facendo: mi sono salvato spacciando per mie le idee buone degli altri”.

Onore a Frodo. Il regista infatti continua così: “E devo ringraziare Elijah: al contrario di tanti attori, che puntano a fare il film che hanno in testa, si è sempre impegnato ad aiutarmi per permettermi di fare il miglior film possibile. Abbiamo fatto 266 giorni di riprese, ma lui era sempre entusiasta e di un insano buonumore. Mi ha tirato su anche nelle giornate in cui arrivavo disperato sul set”.
Un’edizione dai grandi compleanni: 20 candeline per Il Labirinto del fauno
A questa edizione piacciono gli anniversari. Fin dal poster: su quello di Cannes 79 ci sono Geena Davis e Susan Sarandon in Thelma & Louise perché il film di Ridley Scott è stato presentato al festival nel 1991. Come farsi scappare quindi Guillermo Del Toro, in Europa in questi giorni anche per la retrospettiva che gli ha dedicato il BFI di Londra? L’occasione è stata il 20esimo anniversario di Il labirinto del fauno, in concorso a Cannes nel 2006. Con lui anche l’attrice Ivana Baquero, interprete di Ofelia.
Visto il sottotesto fortemente politico del film (oggi più attuale che mai), Del Toro ci ha tenuto a dire: “Mi sento e penso come Ofelia in Il labirinto del fauno. Se possiamo lasciare un segno e avere fede contro la fede di chi ci opprime, usare la nostra forza contro la loro forza, c’è speranza. Ciò che possiamo fare è cedere a una di queste due forze: l’amore e la paura. Non si deve mai, mai, mai cedere alla paura”.

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Cannes 79 è pop e veloce: Vin Diesel e i 25 anni di Fast & Furious
Con l’arrivo di Vin Diesel sul tappeto rosso si sono letteralmente scaldati i motori. Insieme a Michelle Rodriguez e Jordana Brewster, nella saga dal primo film, c’era anche Meadow Rain Walker, figlia di Paul Walker, scomparso prematuramente nel 2013 a causa di un incidente stradale. Diesel ha ricordato commosso il collega e amico: “Questo è il film con cui la fratellanza è stata introdotta nel nostro millennio. Da me e da mio fratello Pablo. La persona che non mi ha fatto venire qui solo a rappresentare quella fratellanza è Meadow Walker”.
E ha poi parlato dell’ultimo capitolo di Fast & Furious: “A breve mi scenderà una lacrima, ma voglio che tutti sappiate che l’unico motivo per cui stiamo facendo il finale di Fast, che uscirà nel 2028, è per ognuno di voi, che ci avete dato i vostri cuori e la fedeltà. Che vi siete sentiti parte della nostra famiglia e ci spingete a continuare. Ci spingete a rendervi orgogliosi”.
La Palma d’Oro onoraria a John Travolta
Il Festival di Cannes sembra avere un rapporto speciale con John Travolta. Da quando, grazie a Pulp Fiction di Quentin Tarantino, vincitore del concorso nel 1994, la sua carriera è rinata. Negli anni ha tenuto masterclass e presentato serie tv sulla Croisette, ma questa edizione è stata speciale. L’attore ha infatti presentato fuori concorso il suo primo film da regista: Propeller One-Way Night Coach (da noi Volo notturno per Los Angeles, in arrivo su AppleTV+ il 29 gennaio).

Tratto da un libro per bambini scritto dallo stesso Travolta (pubblicato nel 1997), è la storia di un bambino che ama gli aeroplani ed è felicissimo di volare verso Los Angeles con la madre. Nel cast c’è anche Ella Bleu Travolta, figlia dell’attore e regista.
Volo notturno per Los Angeles, tra piattaforme e record
Frémaux ha accettato il film a Cannes a novembre 2025, un record: è diventato il film messo in lista dal festival con il più grande anticipo di sempre. “Non volevo che lo rubasse Berlino!” ha detto alla sala. E per suggellare definitivamente questa amicizia, ha dato a Travolta una Palma d’oro d’onore a sorpresa. L’emozione è stata grande: “Questo premio è meglio dell’Oscar!” ha detto. “I film premiati a Cannes sono tra i miei preferiti: mi rivedo molto nei gusti del festival. Questo è un momento di grande gratitudine per me”.
Nota di colore: per venire a Cannes la star americana si è vestita da “cosplayer di un intellettuale francese”. Occhiali, completo e baschetto (ne ha sfoggiati due: uno bianco e uno nero). Anche questo è pop.
Hope: il film coreano più costoso di sempre (che sarà una trilogia)
La vera sorpresa di Cannes 79 è però in concorso. Si tratta di Hope, film di Na Hong-jin (anche sceneggiatore), che si appresta a diventare una trilogia. È il film coreano più costoso di sempre, che mescola fantascienza e azione e ha nel cast la star di Squid Game Jung Ho-yeon, Michael Fassbender e il premio Oscar Alicia Vikander. La prima ora (di 160 minuti) è esaltante: la regia di Na Hong-jin è notevole. Poi tutto diventa un delirio di creature mostruose, senso dell’umorismo demenziale e inseguimenti. Se dovesse vincere qualche premio sarebbe un evento storico. Intanto vi diciamo che in Italia arriverà su MUBI: tenetelo d’occhio.

Cannes 79 è pop e horror: Teenage Sex And Death At Camp Miasma con Gillian Anderson
Tra i film più interessanti visti a Cannes 79 c’è poi Teenage Sex And Death At Camp Miasma di Jane Schoenbrun. Se avete amato il suo film precedente, I Saw the TV Glow (Ho visto la tv brillare, lo trovate su Prime Video), adorerete questo. Scelto come apertura della Quinzaine des cinéastes, è la storia di una regista, Kris (Hannah Einbinder), che vuole realizzare il sequel di una famosa saga horror e quindi cerca di convincere l’attrice dell’originale, Billy Preston, a tornare. A interpretarla è una Gillian Anderson strepitosa, che gioca con il genere e la sessualità. Vi diciamo solo che il mostro horror che semina terrore si chiama “Little Death”, ovvero “piccola morte”. Sì, omicidi e orgasmi qui vanno a braccetto. E anche il senso dell’umorismo. Anche questo arriva su MUBI.
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