Monta la protesta per l'inclusione di Israele alle prossime qualificazioni ai mondiali
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Italia vs Israele, la società civile contro la UEFA

Mentre i tifosi e le associazioni chiedono l'esclusione di Israele dalle competizioni internazionali, la UEFA e la FIGC mantengono una posizione ferma, scatenando un'ondata di mobilitazioni dal basso e un acceso dibattito tra sport e politica.

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Il valore sociale del calcio, e dello sport in genere, superato dalla pressione politica: Israele resta una squadra dell’UEFA, nessuna esclusione, l’Italia giochi. Oggi si gioca una partita di calcio, che non ha nulla a che vedere con il calcio, ma più con la presa di posizione della sua natura poco squisitamente politica. Due pesi e due misure, la Russia non gioca, Israele si. Anche se i tifosi chiedono l’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali e la sospensione della partita in programma a Udine il 14 ottobre. Aleksander Ceferin, presidente della UEFA, risponde con fermezza e altrettanta chiarezza, esprimendo la sua posizione in un’intervista a Politico: “Quello che sta accadendo a Gaza mi ferisce personalmente, mi uccide, ma non sono favorevole all’esclusione della squadra israeliana dalla competizione. Cosa può fare un atleta contro il suo governo per fermare la guerra? È molto, molto difficile”.

Oltre la diplomazia del calcio

Una posizione quella di Ceferin che contrasta con la decisione di escludere la Russia dalle competizioni UEFA e FIFA – febbraio 2022 –  a seguito dell’invasione dell’Ucraina decisa dal Presidente Putin. Sollecitato in questo senso Ceferin ha spiegato: “La squalifica per le squadre russe dura, credo, da tre anni e mezzo. La guerra è finita? Non è finita. Altresì, all’epoca in cui la Russia invase l’Ucraina, la pressione politica fu molto forte e unita nel sollecitare l’esclusione degli atleti russi dalle competizioni sportive più importanti”.

È palese come il calcio sia intrinsecamente politico, e come la pressione esercitata dalla sfera politica prevalga su quella della società civile, a discapito del buon senso e della giustizia. In effetti, il presidente Ceferin ha ragione: la società civile, pur promuovendo iniziative umanitarie significative come la recente e imponente Global Sumud Flotilla, non si impegna abbastanza per far sentire la propria voce. Di conseguenza, è impensabile che possa contrastare efficacemente la pressione politica o pretendere una parità di trattamento. Se consideriamo poi che il genocidio in Palestina è percepito e riconosciuto quasi esclusivamente dalla società civile, la posizione del presidente UEFA risulta ancora più condivisibile. L’ironia in queste circostanze è d’obbligo, talvolta anche l’unica soluzione, ndr.  

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Le parole di Rino Gattuso e Gianluca Mancini e la presa di posizione dell’Aiac

Mentre le dichiarazioni di Aleksander Ceferin si allineano con il suo ruolo istituzionale, le parole di Rino Gattuso, neo CT della Nazionale Italiana di Calcio, hanno lasciato il pubblico deluso. Dopo un debutto storico sulla panchina azzurra lo scorso venerdì sera, Gattuso ha risposto ai giornalisti a Coverciano sostenendo: “Io sono un uomo di pace e mi auguro che in tutto il mondo ci sia la pace. Fa male al cuore vedere civili e bambini che ci lasciano la vita, dopo però noi facciamo un altro mestiere \[…\] Israele è nel nostro girone, ci dobbiamo giocare per andare ai Mondiali.”

Battute certamente meno passionali e popolari di quanto ci si poteva aspettare dal mitico Ringhio, al quale fa l’eco il difensore della Nazionale, nonché della A.S. Roma, Gianluca Mancini: “Come ha detto il mister, noi dobbiamo adattarci a quello che ci viene detto dalle componenti più in alto di noi”.

A far notare al Ct della Nazionale di Calcio e al presidente dell’UEFA che, oltre ai muscoli e al sudore, i calciatori sono o dovrebbero essere di più anche l’associazione italiana allenatori calcio. L’Aiac con una lettera-appello indirizzata a Gabriele Gravina, presidente della Figc, mette nero su bianco la necessità di fare subito qualcosa di concreto per Gaza – qui la lettera – e chiedere a Uefa e Fifa di escludere Israele da tutte le competizioni internazionali.

Le mobilitazioni dal basso contro la partita di Udine tra Italia e Israele

Chiuse le polemiche, oggi alle 20:30 le due squadre scenderanno in campo, non c’è nulla che si possa fare. La partita Israele-Italia al Nagyerdei Stadion di Debrecen, in Ungheria si gioca. Alla partita di ritorno, prevista a Udine il 14 ottobre, si penserà più avanti, o meglio ci penserà il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, non troppo convinto dell’opportunità, il quale si è esposto sostenendo che, anche per una questione di ordine pubblico, sarebbe meglio rinviare la partita: “Fermiamoci, giocare adesso sarebbe inopportuno”. 

Ma il sindaco di Udine non è il solo a essere contrario, infatti giovani e membri di associazioni, sia a livello locale che nazionale, hanno organizzato una manifestazione in concomitanza con la partita Italia-IsraeleUdine 14 ottobre -. Il corteo è previsto per le 17:30 in Piazza della Repubblica. Il Comitato per la Palestina di Udine ha dichiarato sui social media: “Ventitré mesi di violenza hanno quasi completamente distrutto le infrastrutture sportive palestinesi, trasformando gli stadi in centri di detenzione e campi per sfollati. Oltre 400 calciatori hanno perso la vita e la Federazione Calcistica Palestinese (PFA) è stata costretta a sospendere tutte le attività a tempo indeterminato“.

Lo stesso Comitato sottolinea che lo sport, e in particolare il calcio, dovrebbe promuovere valori pacifici e non tollerare alcuna forma di violenza. Criticano la Nazionale di calcio israeliana, affermando che “viola gli statuti FIFA e vede i giocatori-soldato inneggiare alla distruzione totale di Gaza e dedicare i propri successi, come accaduto a giugno 2025 dopo la partita contro l’Estonia, all’esercito che sta commettendo un genocidio”. “Per questo non possiamo permettere che, attraverso una partita di calcio, si normalizzi l’inferno che si sta vivendo in Palestina. Non saremo mai complici di questa vergogna”. Concludono i portavoce del Comitato per la Palestina di Udine.

Show Israel the red Card!

Show Israel the red Card! il 14 ottobre si terrà una manifestazione anche in Italia
Una delle manifestazioni Show Israel the red Card!

Sulla locandina del corteo, realizzata dal fumettista romano Zerocalcare, non poteva che esserci la scritta “Show Israel the red Card!”. Si tratta di una campagna, nata e lanciata lo scorso 12 febbraio dalla tifoseria del Celtic Glasgow, e ripresa poi negli stadi in solidarietà con il popolo palestinese. Il conteggio delle tifoserie in giro per il mondo è sempre in costante aggiornamento, come anche il numero di Paesi aderenti che ha superato abbondantemente quota trenta. In Italia la campagna è stata rilanciata dal gruppo Calcio e Rivoluzione che abbiamo contattato.

“A livello internazionale – spiega Gabriele – oltre 200 gruppi/squadre hanno aderito in oltre 37 nazioni di tutti e 6 i continenti. Qui in Italia abbiamo contato una quarantina di gruppi/squadre di cui EFC 1920 (Empoli) l’anno scorso in serie A, Pisa e Juve Stabia di serie B (il Pisa ora è in A), Perugia, Ternana e Virtus Verona in serie C. Fasano e Campobasso, come altre squadre/gruppi del calcio professionistico, più la stragrande maggioranza delle realtà del calcio popolare”. 

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La Federazione Calcistica Palestinese ringrazia

La campagna ha avuto un enorme impatto mediatico in gran parte del mondo. “In Italia come all’estero – continua Andrea – ne hanno parlato tutti i principali media, anche mainstream, nonostante sappiamo quanta censura ci sia attorno alle campagne di solidarietà con la Palestina. Abbiamo avuto modo di confrontarci anche con la portavoce e la vicepresidentessa della Federazione Calcistica Palestinese, che erano enormemente grate per questa campagna, e in generale per la presa di posizione delle tifoserie di tutto il mondo a sostegno della richiesta di escludere Israele da ogni competizione, come fatto per la Russia”.

Show Israel the red Card!l la mobilitazione per escludere Israele dalla manifestazioni sportive in Italia si terrà il 14 Ottobre
Locandina per la manifestazione del 14 ottobre 2025

Le reazioni della Federazione Israeliana

Il gruppo Calcio e Rivoluzione ha illustrato anche la mobilitazione in vista della partita Italia-Israele del 14 ottobre a Udine: “Abbiamo lanciato un appello, assieme alle realtà di Udine e BDS Italia, che ha immediatamente trovato il riscontro di oltre 200 realtà calcistiche, sportive, sociali, culturali e politiche. Parlando del mondo del calcio, praticamente la rete nata con Show Israel the Red Card ha aderito in toto a questa mobilitazione a dimostrazione di quanto la questione sia sentita. Anche in questo caso praticamente chiunque ne sta parlando (vedi la presa di posizione dell’associazione allenatori italiani) e la pressione attorno a Israele è sempre più forte e difficile da ignorare. Oggi giocare contro Israele vuol dire sostenere il genocidio perché è evidente che lo sport venga utilizzato come strumento di normalizzazione”.

Ma la Federazione Calcistica Israeliana come ha reagito? “È dovuta intervenire a riguardo – racconta ancora Andrea – provando a minimizzare la cosa, definendo la campagna ‘gesti stupidi che non cambieranno il corso della storia’. Parole che ovviamente ci dicono quanto siano in difficoltà e sempre più isolati”. 

Con queste azioni, i vertici calcistici si sentono meno a loro agio. Le proteste includono striscioni e bandiere palestinesi negli stadi, portando la questione ovunque a sostegno della causa. Gravina&co. vengono incalzati in ogni modo, manifestando sotto le sedi FIGC e discutendone sui social e sui giornali. Come dimostrato dagli attivisti baschi alla Vuelta, il boicottaggio sportivo è necessario e funzionale.

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Scritto da
Federica Massari

Giornalista professionista dal 2013. Mi definisco 'Madriletana', sempre sospesa tra Napoli e Madrid. Scrivo da quando ne ho memoria. Sono dell'idea che "se vale la pena rischiare io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore".

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