La Calabria è una terra che nasconde molto più di quanto mostra. Tra borghi antichi, paesaggi estremi e tradizioni che resistono al tempo, sette luoghi raccontano una regione lontana dagli itinerari più prevedibili.
La Calabria è uno scrigno di bellezze paesaggistiche, storiche e gastronomiche, una terra che conserva ancora quei rari angoli naturali in cui l’uomo resta un ospite discreto, mai davvero protagonista. Luoghi che per troppo tempo sono rimasti ai margini, fuori dalle rotte più battute, e che oggi, complice un rinnovato interesse verso la regione, tornano lentamente a emergere, a farsi vedere, a raccontarsi.
C’è molto da scoprire nella terra dei Bruzi, e questa non è che una selezione, inevitabilmente parziale e per nulla esaustiva, di tappe che si muovono fuori dagli itinerari più canonici, seguendo piuttosto una geografia più intima e meno prevedibile. Un primo viaggio dentro una Calabria segreta, una regione che non si concede subito, ma che proprio per questo vale la pena attraversare.
Rossano: il Codex e la liquirizia
Si parte dalla provincia di Cosenza, da Rossano, oggi parte del comune di Corigliano-Rossano, dove il tempo sembra stratificarsi in modo quasi tangibile. Qui, all’interno del Museo Diocesano, si conserva uno dei tesori più preziosi non solo della Calabria ma dell’intera tradizione manoscritta europea: il Codex Purpureus Rossanensis. Non è solo uno dei più antichi evangeliari esistenti al mondo, ma un oggetto che racconta, meglio di molte parole, la posizione culturale di questa regione, sospesa tra Oriente e Occidente.

Le sue pagine, realizzate tra il V e il VI secolo probabilmente ad Antiochia di Siria, sono di pergamena finemente lavorata e tinta di porpora, da cui il nome, e custodiscono il Vangelo di Matteo e gran parte di quello di Marco, arricchiti da miniature di straordinaria raffinatezza, tra le più alte espressioni dell’arte bizantina. Non sorprende che sia stato inserito nel registro UNESCO “Memory of the World”, riconoscimento che ne certifica il valore universale.
La liquirizia tra memoria e continuità
Uscendo dal museo, Rossano continua a raccontarsi attraverso un’altra eccellenza, molto diversa ma altrettanto identitaria: la liquirizia. Il Museo d’impresa Amarelli, ospitato in un palazzo quattrocentesco, è un luogo in cui la produzione diventa racconto, memoria e continuità. Qui si ripercorre la storia della liquirizia di Calabria DOP, dalle tecniche tradizionali fino alle evoluzioni contemporanee, in un viaggio che attraversa secoli di lavoro e cultura materiale. È una visita che restituisce la misura concreta di cosa significhi, in questa regione, trasformare una risorsa naturale in patrimonio condiviso.
Calabria segreta: i luoghi Arbëreshë
I paesi Arbëreshë in Calabria costituiscono la più vasta minoranza etnico-linguistica italo-albanese, stanziata principalmente in oltre 30 borghi nelle province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. La loro storia deriva proprio dalle persecuzioni turche a danno degli albanesi, che dovettero emigrare per trovare una nuova possibilità di vita. Tra i comuni della provincia di Cosenza, ad esempio, oltre all’eparchia di Lungro con la cattedrale di San Nicola, è piacevole visitare il centro abitato di Civita. Gli amanti dei preziosi abiti tradizionali albanesi possono inoltre visitare i musei del costume presenti nei centri di Vaccarizzo Albanese, Santa Sofia d’Epiro e Frascineto, realtà molto attive nel conservare usi, riti, folklore e festività imperdibili.
Nella provincia di Crotone, le tradizioni albanesi persistono ancora oggi nei paesi di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto. Catanzaro ospita le sue comunità albanesi (Caraffa, Vena, Zangarona, Gizzeria, Andali e Marcedusa), piccoli centri di antica fondazione. Ciò che colpisce è che queste comunità hanno mantenuto la loro identità culturale attraverso costumi, lingua, religione e gastronomia.

Tuscia Viterbese: ecco l’itinerario completo tra Borghi e sapori
Itinerario completo che svela borghi medievali, la storia dei Papi e i sapori autentici dell’Alto Lazio. Tra natura vulcanica e tradizioni secolari, viaggio nella Tuscia Viterbese. di Giovanni Ramacci
Area Grecanica della Calabria, tra i palmenti antichi e la “lestopitta”
Esiste in Calabria una zona dove ancora oggi si parla l’antico dialetto grecanico: è l’area ionica nota come Bovesìa, che prende il nome dal principale centro, Bova (RC). Sono quindici i comuni che compongono questa zona, che si estende lungo la storica fiumara dell’Amendolea, la quale dall’Aspromonte scende incontrando calanchi argillosi. Il folklore grecanico è un carattere distintivo, tra musiche, canti e balli arcaici accompagnati da lira calabrese e organetto, che rievocano la vita agropastorale.
Nelle occasioni di festa non può mancare un assaggio della tipica “lestopitta”, la focaccia senza lievito che accompagna i piatti grecanici a base di carni, formaggi e bergamotto. Tra i paesi grecanici da non perdere ci sono i cosiddetti “paesi fantasma”, abbandonati nel corso del tempo a causa dell’emigrazione o delle calamità naturali e oggi intrisi di leggende. Da vedere assolutamente, il borgo di Pentedattilo (nel comune di Melito Porto Salvo). Tra le chicche naturalistiche, un’escursione ai Calanchi Bianchi di Palizzi è doverosa in un itinerario che voglia veramente conoscere la Calabria Segreta. Si tratta di un paesaggio che richiama un’atmosfera lunare, con formazioni vallive argillose e marnose a livello del mare, caratterizzate da una vegetazione rada. Questa è anche la zona di produzione dell’ottimo vino Palizzi IGT, che accompagna i momenti trascorsi in questo angolo di Calabria, famosa anche per gli innumerevoli palmenti storici.

Natura bella e divertente: i Giganti della Sila e la pista da BOB
La Riserva dei Giganti della Sila si trova nel cuore del Parco Nazionale della Sila ed è un luogo di grande importanza naturalistica e storica: rappresenta infatti l’ultimo esempio di foresta primigenia silana rimasta sull’intero altopiano. Qui si trovano circa 58 esemplari di pino laricio ultracentenari, con un’età media di oltre 300 anni, alti fino a 45 metri e con tronchi che possono raggiungere i 2 metri di diametro, tanto da essere spesso paragonati alle grandi foreste del Nord Europa o alle sequoie americane per imponenza e verticalità.
Gestita dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, grazie alla concessione del Parco Nazionale della Sila, oggi è un luogo dove scoprire la storia di questi alberi monumentali e le testimonianze degli usi antichi del bosco. Questo nucleo di alberi, piantato nel Seicento, è ciò che resta delle antiche selve silane, in gran parte scomparse nel corso dei secoli a causa dei disboscamenti, e oggi rappresenta una delle ultime tracce visibili di quel paesaggio originario. Per un’esperienza ancora più immersiva nella natura, ma anche divertente, a pochi chilometri dal centro di Lorica (CS) la pista di bob su rotaia è un’attività da fare per godersi appieno il Parco Nazionale della Sila.
Bagno all’Arcomagno San Nicola Arcella e visita al museo del cedro
Se si è sulla Riviera dei Cedri, è imperdibile il bagno all’Arcomagno, uno dei luoghi più incantevoli della Calabria, affacciato sul Golfo di Policastro. Una maestosa arcata naturale che si protende con grazia verso il mare, creando una piccola baia nascosta raggiungibile solo a piedi o via mare. Questo piccolo paradiso terrestre si presenta come un regno segreto, con una laguna naturale a forma di mezzaluna che si estende per circa 25 metri, protetta dalla roccia e illuminata da una luce quasi irreale nelle ore centrali della giornata.
Calabria (quasi) segreta: alla scoperta di uno dei tesori gastronomici
Il Museo del Cedro di Santa Maria del Cedro rappresenta un presidio culturale e identitario della Riviera dei Cedri, dedicato alla storia, alla coltivazione e al valore simbolico di questo agrume millenario, unico nel panorama agricolo italiano per le sue caratteristiche e per il legame con il territorio.

Attraverso percorsi espositivi, laboratori didattici e attività esperienziali, il Museo promuove la conoscenza del cedro come sacro mêlon dell’Eden e simbolo universale di pace e dialogo interculturale, ancora oggi utilizzato anche nella tradizione ebraica per la festa di Sukkot. La visita consente di approfondire le tecniche tipiche di coltivazione, gli impieghi e il ruolo del cedro nella storia e nell’economia locale. Un’esperienza che unisce ricerca, memoria e valorizzazione del patrimonio agricolo e culturale calabrese.
Calabria segreta: la Grotta del Romito Papasidero
È il sito in grotta più interessante e importante del Paleolitico italiano. Questo luogo è fondamentale per le evidenze archeologiche utili alla ricostruzione dell’ambiente e delle attività delle comunità di Homo sapiens che abitarono il sito alla fine del Paleolitico, nel Mesolitico e nel Neolitico. Oggi la grotta e il riparo appaiono come due ambienti quasi distinti, a causa di una chiusura artificiale con un muro risalente all’epoca in cui la caverna fu utilizzata come romitorio.
Sul masso 1 (quello più noto), tra l’area interna della grotta e quella esterna del riparo, campeggia una grande incisione di uro (Bos primigenius), che Paolo Graziosi ha definito la più maestosa e felice espressione di arte verista paleolitica in area mediterranea. Lo stile è simile a quello ben attestato in area francese e spagnola (stile detto franco-cantabrico), attento alle proporzioni naturali, ai dettagli anatomici e, talvolta, anche alla prospettiva. L’animale è raffigurato immobile, come nella tradizione transalpina. La grotta è stata utile, proprio recentemente, per individuare il più antico caso di malattia genetica diagnosticato tramite DNA, risalente a oltre 12.000 anni fa.

Vino, Rivoluzione calabra: vitigni rari e storie di successo
Non una semplice regione produttrice, la Calabria è uno scrigno che coniuga radici antiche e coraggio innovatore. di Guglielmo Gigliotti
VITES, il museo d’impresa Librandi
Lo spazio museale dedicato al vino e ai saperi dei vignaioli del territorio, è annesso all’antica residenza della tenuta Rosaneti. L’edificio di inizio ’800, divenuto cuore e icona dell’azienda, custodisce al pianterreno un secolare palmento murato, fulcro degli ambienti museali. Il lavoro del sito punta a tenere viva la memoria della cultura enologica locale, con una ricca collezione di attrezzi arricchita anche dal contributo di altre famiglie del territorio, ma mira soprattutto a illustrare il presente e a prefigurare il futuro. Le più remote testimonianze dei primi passi della vitivinicoltura locale, insieme a preziosi reperti, pannelli esplicativi, mappe, fotografie e strumenti di lavoro, raccontano la storia del vino fino ai giorni nostri.
La visita consente di approfondire anche gli attuali percorsi d’avanguardia avviati nei vigneti e in cantina, così come quelli proiettati nel futuro prossimo, per affrontare i cambiamenti climatici e tutelare la biodiversità. vi.te.s. si sta dotando sempre più di funzioni multimediali per la visita virtuale ed esperienze immersive dei vigneti, mentre le applicazioni innovative nello spazio olfattorio della sala degustazione permettono funzionalità interattive per individuare i profumi e identificare le varietà di vitigni.
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