Pig 2026 rinnova in Calabria il rito del maiale come gesto collettivo e culturale. A Casa Qafiz, cuochi da tutta Italia si sono confrontati con una tradizione antica.
L’11 gennaio 2026, a Santa Cristina d’Aspromonte, si è rinnovato uno dei riti più antichi e simbolici della cultura contadina calabrese: quello della lavorazione del maiale. Un gesto corale, carico di significati, che parla di rispetto, di memoria e di un’etica del consumo oggi più attuale che mai. Pig (del porco calabro non si butta via nulla) non è una rievocazione folkloristica, ma un atto consapevole: riportare al centro una tradizione per interrogarsi sul suo valore nel presente.
Ideato e organizzato da Nino Rossi, chef-patron di Casa Qafiz, l’evento ha chiamato a raccolta circa trenta cuochi, tra grandi interpreti della cucina calabrese e ospiti da tutta Italia. A loro è stato affidato un compito preciso: scegliere un taglio dalla “caddara” – i pezzi del maiale cotti lentamente nella sugna, tipici del territorio – e trasformarlo in un piatto personale, libero, capace di dialogare con il rito senza tradirlo.
Pig: a Casa Qafiz una rievocazione piena di senso
“Sono cuochi che ogni giorno, con il loro sguardo moderno, riscrivono i codici della cucina italiana”, ha spiegato Rossi. “A loro il compito di riaccendere un rituale antico, dove pulsa la Calabria più autentica e carnale”; compito che come ogni anno è stato portato a casa egregiamente. Raccontando, nella condivisione, la serietà di alcuni riti agroalimentari, di cui spesso ai più rischia di sfuggire il senso.

Tra musica, selezioni di vini e birre tra le migliori espressioni regionali, e Aspro — il cocktail bar del ristorante di Nino Rossi— trasformato in un palcoscenico per alcuni dei migliori barman italiani, Pig negli spazi di Casa Qafiz ha assunto la forma di un racconto collettivo. E i racconti – come insegnano i greci che in questa terra trovarono luoghi fertili -, possono essere tramandati anche a chi non c’era. Anzi forse, novelli aedi, tramandare il racconto in questo caso è quasi una responsabilità.
È per questo che nel mare di golosità e mani sapienti dei cuochi di Pig, abbiamo scelto sette piatti che, più di altri, restituiscono lo spirito dell’evento. Non una classifica, ma una lettura possibile.
Pig : il maiale di Calabria in 7 piatti
Antonio Biafora – Hyle, San Giovanni in Fiore
Pasta, sugna, cipresso e pepe di Timut
Un cartello recita: La sugna è nutrimento dell’anima! Così lo chef accoglie gli avventori e confeziona un piatto che esplode di gusto con pochi ingredienti, dove il cipresso dona note balsamiche e il pepe scelto, abbinato al grasso vista la componente citrica, pulisce il palato.
Giacomo Sacchetto – Iris, Verona
Orecchie fritte, ceviche di mais, rafano e radicchio di campo
Lo chef veronese ogni anno propone dei piatti che lasciano il segno. In questa edizione le orecchie vengono fritte e rese super croccanti e accompagnate da diversi elementi vegetali: il rafano che dona piccantezza e il radicchio che rinfresca e rende il fritto di maiale leggero.
Roberto D’Avanzo – Bob Alchimia a Spicchi, Montepaone
Pancia, cotenna, cozze affumicate, salsa roja su focaccia alla brace, bergamotto
In questo piatto diverse culture si incontrano, valorizzando il maiale abbinato alle cozze che affumicate hanno una marcia in più. La salsa a base di pomodoro, peperoncino e spezie è la chiave che lega tutto il piatto; infine il gel al bergamotto pulisce e rinfresca per un boccone che sa di Calabria nel mondo.

Pig 2026, l’ode al Maiale e alla Calabria
Un rito antico, un gesto collettivo, una memoria che resiste. Pig, l’evento ideato da Nino Rossi, è proprio questo. L’atto e la volontà di riportare al centro il porco calabro come racconto di comunità, rispetto e responsabilità. di Francesco Bruno Fadda
“Del maiale calabro non si butta via nulla”
Salvatore Iuliano – St. George Restaurant, Taormina
Tortellini di maiale al madeira, pere in carpione e spuma di pecorino
Esecuzione magistrale dei tortellini che si sciolgono in bocca. La pasta contiene la forza e la potenza della “caddara”, abbinamento riuscitissimo con le pere e il pecorino calabrese per un piatto che lascia il segno.
Dario Finocchiaro – Hostaria, Montepaone
Orecchie affumicate, erbette di campo, BBQ di fagioli e sardella
Grande consistenza delle orecchie, che in questo piatto sono perfettamente abbinate alle erbe di campo e a una salsa di fagioli, con la sardella che dona un grande sprint. Un esempio di tradizione rinnovata
Luigi Lepore – Casa Koplè, Francavilla Angitola
Maiale, mela cotogna e cimino
La pancia di maiale viene accompagnata da un fondo speziato, crema di mela cotogna, gel di zenzero, mela in carpione, limone in pectinase (utilizzato per aumentare il valore nutritivo e prebiotico dell’ingrediente oltre che la complessità gusto-aromatica), polvere di cimino e pop corn di maiale. Lo chef Lepore crea piatti bilanciati con un tocco di genialità.
Sarah Cicolini – Santo Palato, Roma
Musetti, lingue e fagioli del purgatorio
La chef Cicolini, simbolo della nuova trattoria italiana, porta in tavola un piatto che può sembrare banale ma è frutto di equilibrio di sapori e cotture, dal peperone in crema fino al tarassaco e al limone aggiunti in cima al piatto e da mescolare nella zuppa.

Uno dei eventi più significativi della Calabria Contemporanea
Una medaglia quella da dare all’evento Pig 2026 più che meritata. Non solo per la qualità delle cucine coinvolte, ma per ciò che rappresenta. Per chi è cresciuto nelle campagne, l’uccisione del maiale era un rito catartico, capace di promettere prosperità e scacciare la miseria. Oggi, la semplificazione eccessiva nella valutazione dell’utilizzo della carne, rischia di cancellare secoli di cultura e memoria, insieme al senso profondo di comunità che quel gesto racchiudeva: la divisione, la condivisione, il rifiuto dello spreco.
Pig è questo.
Un atto di conservazione e di responsabilità.
La scelta di preservare la sacralità di un gesto, senza imbalsamarlo.
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