A un certo punto nella vita di chi ha avuto grandissimo successo (o grandissimo potere), arriva inesorabilmente, che sia un condottiero, un artista o un nobile, il momento di tirare le somme. Fatto che porta a pensare alla propria eredità, che non è soltanto quella materiale. Chi ha raggiunto le vette della società sopra ogni cosa vuole infatti essere ricordato. C’è quindi chi si è costruito un mausoleo, chi un monumento, chi ha messo in piedi una fondazione a suo nome. Oggi c’è chi invece commissiona un film sulla sua vita. O un biopic che dir si voglia.

Brunello Cucinelli approda al cinema
È esattamente questa la scintilla di Brunello, il visionario garbato, documentario che racconta la storia di Brunello Cucinelli, imprenditore, stilista e filantropo (cercate di non leggerlo con la voce di Tony Stark se potete), che, grazie al commercio del cachemire, ha costruito un impero. A dirigere è Giuseppe Tornatore, il regista preferito di Cucinelli (il suo film del cuore è Nuovo Cinema Paradiso). All’inizio non voleva ma poi, travolto dall’innegabile potere di convincimento dell’imprenditore, ha accettato, coinvolgendo nel progetto anche il premio Oscar Nicola Piovani, autore della colonna sonora.
Brunello, il visionario garbato
Girato in modo non continuativo nell’arco di due anni, Brunello, il visionario garbato unisce testimonianze di persone legate a Brunello Cucinelli (la moglie Federica Benda, le figlie Carolina e Camilla, gli amici d’infanzia) e quelle di guest star di lusso, come Oprah Winfrey e Patrick Dempsey, a scene ricostruite. A interpretare il protagonista da ragazzo è l’attore Saul Nanni.

Presentato in pompa magna a Cinecittà (un’anteprima faraonica, a cui hanno partecipato anche star di Hollywood come Jessica Chastain e Jeff Goldblum, oltre alla premier Giorgia Meloni) e poi alla stampa al Teatro dell’Opera di Roma, il film punta a diffondere un “capitalismo umanistico e umana sostenibilità”. Pensiero di cui Cucinelli si è fatto portavoce negli ultimi anni. Ma è davvero oro tutto ciò che luccica?
La storia di Brunello Cucinelli
Dalle vigne illuminate con i fuochi alla costruzione del Teatro Cucinelli a Solomeo, la trama di Brunello, il visionario garbato non tralascia nulla della vita del suo protagonista. Dalla fissa del padre per i solchi dritti, che gli ha fatto capire il valore della bellezza, alle lunghe giornate passate a giocare a Scopa al bar Gigino di Perugia, quella di Cucinelli è una storia raccontata con tutti i crismi dei racconti motivazionali. Quanto è romantica l’idea di un ragazzo nato in una famiglia umile, un contadino, che, nonostante la scarsa istruzione, comincia a leggere i filosofi greci e, contando le carte, sviluppa una mente matematica che lo ha portato a diventare uno degli uomini più ricchi al mondo?
Tornatore racconta la storia proprio così: a metà tra favola e vita di un santo. Evidentemente perfetto come comunicatore, Cucinelli nel suo percorso sicuramente non convenzionale ha fatto anche l’indossatore, ha tenuto i conti dell’azienda durante i primi passi, ha finto di essere un importante stilista a Berlino per presentare i primi maglioni di lana colorata (una novità per l’epoca). Il tutto con il fare istrionico di un attore.

C’è chi, come Oprah, parla di lui con le lacrime agli occhi. E Brunello Cucinelli è davvero convincente quando parla del suo fondo per la bellezza (e in effetti sono anni che abbellisce e restaura il paese di Solomeo, in provincia di Perugia, dove ha deciso di vivere). E del suo impegno per un capitalismo con al centro la dignità dei lavoratori. Non c’è offesa, o difficoltà, da cui non abbia imparato. Non c’è niente che lo scoraggi. Non c’è nulla che odi. Forse solo il colore verde. Ma può essere davvero senza macchia e senza ombre la vita di chiunque?
Il capitalismo umanista è possibile?
Parlando del perché si sia fatto convincere a dirigere il film, Tornatore ha risposto: “Ho pensato che tanti giovani, vedendo il film, potranno dire: anche lui da ragazzo non sapeva cosa fare. E forse penseranno che anche loro possono farcela. E poi è un uomo empatico e questo induce le persone a dargli credito. Anche se all’inizio ho detto no, in realtà ero già dentro senza neanche saperlo. E anche questo è un bel messaggio per i giovani”.
Per Cucinelli la lettura di Kant è stato uno di quei momenti rivelatori: “Quando ho letto la frase: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me ho capito che era ciò che mi rappresentava. Che poi è quello che diceva sempre il mio babbo: devi essere una persona per bene. È quello che vorrei dicesse il mio epitaffio: era una persona per bene. E ha amato la bellezza”.

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“Non il massimo profitto, ma il giusto profitto”
Ma tutta questa filosofia e questa bellezza possono davvero essere messe in pratica? Se vi è venuto il dubbio che si tratti soprattutto di marketing non siete i soli. Brunello Cucinelli comunque afferma: “Penso al giusto profitto. Non al massimo profitto, al giusto. Sto attento che i miei dipendenti abbiano un luogo di lavoro leggermente migliore, un salario leggermente migliore. E che possano sentirsi parte di una comunità. Se non pensiamo e non troviamo una nuova organizzazione del lavoro per i nostri figli non andremo lontano”.
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