Dalla Reggia di Caserta alla residenza del Sindaco di New York: l’accessorio che per secoli è stato un tabù in America, promosso dal primo cittadino Zhoran Mamdani come scelta di igiene e sostenibilità ambientale.
La storia del bidet è un racconto di confini culturali, innovazione igienica e, oggi, persino di politica cittadina a New York. La sorprendente, quanto curiosa “rivoluzione” guidata dal sindaco della Grande Mela, Zhoran Mamdani, infatti, non riguarda bilanci o grandi opere pubbliche. Ma l’installazione di un accessorio semplice eppure carico di significato: il bidet. Accessorio domestico irrinunciabile in Italia e in India, Paese d’origine della famiglia Mamdani.
L’annuncio di quella che Mamdani ha definito una “speranza ambiziosa“, ovvero l’introduzione del sanitario nella residenza ufficiale di Gracie Mansion, nell’Upper East Side, non è solo una nota di costume per la “casa del popolo.” Ma una vera e propria quinta con tanto di occhio di bue intenso rivolto su un oggetto a lungo considerato eccentrico e lussuoso negli Stati Uniti. Un oggetto che però riflette un profondo cambiamento culturale – e igienico – in atto nel Paese. Se ogni sindaco di New York ha lasciato un segno nella storica dimora – da Mike Bloomberg con la ristrutturazione interna a Ed Koch con l’installazione di un barbecue da interno – Mamdani è il primo a segnare la storia delle ristrutturazioni con una scelta di igiene personale e ambientale. Modifica tanto importante e rivoluzionaria per lui, da averla annunciata in una conferenza stampa, ripresa da social e testate internazionali.

L’aspirazione di Mamdani e la nuova America del Bidet
Qual è la notizia? E perché ha attirato così tanta attenzione? Quale spesa folle vuole affrontare il Sindaco Mamdani o di quale lusso vuole circondarsi? Nulla di tutto questo. Non si tratta di una costosa ristrutturazione edilizia. Solo l’aggiunta nei bagni del piano privato di modesti bidet a soffione. Al suo insediamento a Gracie Mansion con la moglie, Rama Duwaji, il sindaco Mamdani ha puntato a una soluzione modesta ma efficace: l’installazione di una semplice pistola ad’acqua portatile da 25 dollari, colloquialmente nota come “bum gun”, da collegare al water.
Questa intenzione, apparentemente minore, è il simbolo della crescente attenzione americana per un dispositivo comune in gran parte del mondo, ma che negli USA, fino a poco tempo fa, era relegato alla categoria delle stravaganze. Ma quest’ultime spesso si tramutano in mode e aspirazioni popolari, come in questo specifico caso.
Un oggetto sempre più di moda
Un’evoluzione, innegabilmente accelerata dalla crisi della carta igienica durante la pandemia, ha rotto un vero e proprio tabù. Una ritrosia che ha spinto il bidet fuori dalla nicchia degli oggetti bislacchi, facendolo evolvere in un vero e proprio fenomeno massa. Tanto popolare da ispirare gli studi della Temple University e del professore Bryant Simon. Il docente, in una recente pubblicazione, evidenzia quanto i bidet siano passati dall’essere un enigmatico accessorio sconosciuto, a una presenza sempre più normale e comune nelle case statunitensi.
Anche i dati di mercato confermano che la svolta è in atto. L’azienda Tushy, produttrice di bidet con sede a Brooklyn, ha superato i due milioni di unità distribuite in tutti gli Stati Uniti. A questo dato si aggiunge un recente sondaggio della National Kitchen and Bath Association: il 76% degli interior designer, ha riscontrato una maggiore richiesta di installazione di bidet da parte dei proprietari di casa dal 2019 in poi.

Dal “Piccolo Cavallo” di Versailles alla Reggia di Caserta: la storia del Bidet
Ma qual’è la storia del Bidet? Per scoprire le origini dell’ambizione igienica del sindaco Mamdani si deve tornare in dietro nel tempo di circa 350 anni. Origini che affondano le proprie radici nell’Europa aristocratica del 700. Il bidet – il cui nome deriva dal francese “piccolo cavallo” o “pony”, in riferimento alla posizione a cavalcioni assunta per l’utilizzo – fu inventato in Francia tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Christophe Des Rosiers, presunto inventore del sanitario, installò la prima versione rudimentale nella residenza di Giovanna Agnese Berthelot de Pléneuf.
Nelle sue memorie, René Louis de Voyer de Paulmy, marchese d’Argenson, ministro di Luigi XV e amante di Madame de Prie – Giovanna Agnese Berthelot de Pléneuf – ricorda una scena singolare. Ricevuto da Madame de Prie nella sua toilette, la trovò a cavalcioni di un singolare mobile, intenta nell’igiene intima quotidiana. Lei, senza alcun formalismo, continuò la conversazione con il marchese, senza interrompere la strana, almeno per l’epoca, attività. Questo ricordo del marchese d’Argenson, di fatto, è la prima attestazione scritta del bidet.

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La storia di Zohran Mamdani, il neo insediato sindaco che vuole riscrivere New York e il sogno americano in chiave sociale. di Giusy Dal Pos
Quando lo scandalo era avere un bidet
Nonostante l’iniziale entusiasmo dell’aristocrazia francese, la diffusione del bidet però incontrò diversi ostacoli. All’epoca, infatti, le abitudini igieniche erano scarse e i forti pregiudizi religiosi erano i lumi della condotta. Oltre all’igiene, questo oggetto celava infatti un’altra funzione rilevante: serviva, seppure con efficacia discutibile, come metodo contraccettivo. Il massimo che si potesse ideare in quel periodo storico. Si narra che le prostitute usassero contenitori simili per lavarsi dopo i rapporti – ben prima della nascita del bidet-, nella speranza di prevenire gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. Per le donne impegnate in relazioni extraconiugali, sposate o meno, rappresentava un modo per ridurre il rischio di gravidanze inattese con l’amante. Mentre per le mogli, era una precauzione contro possibili contagi derivanti dalle infedeltà dei mariti.
In Italia il bidet arrivo tra la fine del Settecento e i primi dell’Ottocento, per desiderio di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, Regina di Napoli e Sicilia. Per la quale l’utilizzo come “contraccettivo” non era affatto un segreto. Infatti, quando espresse il desiderio di installarne uno nella Reggia di Caserta, le fu sconsigliato, con l’avvertimento che un simile “oggetto da prostitute” potesse nuocere alla sua reputazione. Un monito che la regina, tuttavia, decise di ignorare.
Da quel primo esemplare l’usanza si radicò, consolidandosi come abitudine quotidiana soprattutto dal XX secolo in poi. Oggi l’Italia vanta la più alta diffusione del bidet nel mondo occidentale, seguita da Portogallo, Spagna e Grecia. Abbastanza comune nelle case private di paesi sudamericani come Cile, Argentina e Brasile, grazie agli intensi flussi migratori.

Eccezioni e innovazioni globali
Nel tempo, le forme del sanitario si sono evolute. In Europa, è spesso un lavabo separato e indipendente. Nel Sud-est asiatico, invece, sono diffusissimi i bidet portatili o “bum gun” – proprio la scelta del sindaco Mamdani -, semplici brocche o piccoli soffioni che sopperiscono alla mancanza di spazio. In Giappone, il modello più noto e tecnologicamente avanzato è il washlet. Un sanitario che combina le funzionalità del WC e del bidet, garantendo lavaggio e asciugatura con getti d’acqua e aria calda.
Negli Stati Uniti e gran parte del Nord Europa – come Germania e Regno Unito – la presenza del bidet rappresenta ancora l’eccezione. Prima che questo sanitario divenisse oggetto del desiderio, la sua assenza nelle case del Nord America è stata spesso ricondotta all’associazione che i soldati americani, durante la Seconda Guerra Mondiale, fecero tra il bidet e il suo uso nei bordelli francesi. Insomma uno dei soliti puritanismi americani.
Una scelta culturale, igienica e ambientale
Ma torniamo a Mamdani. Il suo gesto abbatte simbolicamente un tabù durato decenni. Così l’antica invenzione francese, affermatasi nel mondo grazie al rigore igienico della corte borbonica, prenderà piede negli Stati Uniti. Ma non solo come semplice accessorio per il bagno. L’installazione del bidet si rivela un piccolo gesto di una più complessa sensibilità globale e ambientale sempre più necessaria. Che pone l’igiene e la sostenibilità al centro del dibattito. Persino nella dimora del primo cittadino della città più famosa del mondo. Oltre all’innegabile pulizia, i moderni dispositivi garantiscono vantaggi ambientali importanti. Aiutano a ridurre drasticamente il consumo di carta igienica, ma anche il numero di salviette umidificate che finiscono in discarica. Non a caso, il Dipartimento per la Protezione Ambientale di New York ha accolto con favore l’iniziativa del Primo Cittadino, sintetizzando: “Più bidet = meno salviette umidificate.”
Un claim simpatico e diretto, che riassume in breve il valore vero del “sogno” di Zhoran Mamdani, che ovviamente non è quello di avere un bidet per allinearsi alla moda. Il piccolo cavallo d’acqua ha cavalcato la storia, e ora è pronto a conquistare definitivamente l’America.
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