La celebre autrice sarda svela la genesi del suo ultimo romanzo, un’opera potente che mescola preveggenza, folclore sardo e incredibili storie vere emerse dalle sue ricerche.
Bianca Pitzorno, una delle scrittrici più eclettiche e prolifiche d’Italia, torna in libreria con un potente romanzo dal titolo La Sonnambula. La storia segue Ofelia Rossi, una donna dotata del potere della preveggenza, ambientata in un’Italia della prima metà del Novecento. Nata a Sassari nel 1942, Bianca Pitzorno è anche autrice televisiva, traduttrice e celebre per i suoi romanzi per ragazzi, con sei Premi Andersen al suo attivo. Ha lavorato per molti anni alla Rai di Milano e nel 1992 ha ricevuto la Laurea Honoris causa in Scienze della Formazione dall’Università di Bologna.
L’ispirazione per scrivere La Sonnambula nasce da una pubblicazione su un giornale locale della sua Sassari. In un box intitolato “Magnetismo“, si leggeva un annuncio intrigante: “La Rinomata Sonnambula OFELIA ROSSI offre consulti di presenza e per corrispondenza su tutti gli argomenti possibili. Disponibile ogni giorno, esclusi i festivi, dalle 2:00 alle 7:00 pomer. Per i consulti via posta, inviare L. 5 e le domande dettagliate sull’argomento”.
Questo avviso non solo catturava l’attenzione dei lettori dell’epoca, ma accendeva anche la fantasia, evocando l’immagine di una figura enigmatica e affascinante. Capace di connettersi con il misterioso mondo del soprannaturale. La combinazione di magnetismo e curiosità ha così dato vita a un’opera che esplora le sfumature del sogno e della realtà, invitando il lettore a immergersi in una narrazione ricca di suspense e suggestione. Catapultato in un’altra epoca, quella delle lire e del mezzo posta, ma di antico c’è solo questo, perché tutto quello che s’intreccia e si muove in questa storia è molto attuale.

Il successo inaspettato e la genesi de La Sonnambula
Il suo libro, La Sonnambula, è balzato subito in testa alla classifica dei libri più venduti a metà gennaio, mantenendo il primo posto per una settimana. Si aspettava un successo così immediato?
No, assolutamente. Poi, nell’inserto di un noto quotidiano, hanno fatto un pasticcio e sono risultata addirittura prima per due settimane. Non le dico l’euforia dell’editore!
Un romanzo che ha una genesi molto interessante…
Facendo le mie ricerche, io ne faccio continuamente, ho scoperto questa pubblicità qualche tempo fa. Mi aveva così colpito da farne un raccontino per La Nuova Sardegna, il quotidiano sardo. Da lì è nata l’idea. La storia è piaciuta tanto che lettori e amici mi hanno chiesto di scriverci un romanzo. Così è nato La Sonnambula
Ofelia Rossi: medium e testimone di vicende reali nel racconto di Bianca Pitzorno
Quindi da un racconto breve a uno lungo…
Ofelia era una chiromante, oggi la definiremmo una medium. Il suo appartamento, come recita l’inserzione pubblicitaria che ho ritrovato, era in via del Fiore Rosso n.7, vicinissimo ad alcune mie antenate. A casa mia si è sempre chiacchierato molto. Abbiamo sempre raccontato tante storie e aneddoti. Così non ho fatto altro che raccoglierne un po’ in una cartella che ho riempito negli ultimi cinque anni.
Senza addentrarci troppo nei dettagli per non rovinare la sorpresa della trama, è corretto affermare che Ofelia, grazie alla sua attività, ha avuto modo di conoscere diverse persone e di esprimere la sua abilità nel narrare storie ispirate a fatti realmente accaduti?
Ce ne sono moltissime e sono tutte vere, da quella del mummificatore, cui uno dei personaggi, “il vedovo”, si rivolge per chiedere di imbalsamare la moglie. È una figura legale e realmente esistita. In quegli anni molte donne che perdevano i figli ancora bambini chiedevano che venissero imbalsamati. Il mio bisnonno è stato quello che ha inventato il metodo per pietrificare il cervello per farlo studiare agli studenti di medicina. Quindi non mi è venuto difficile scrivere queste storie. Quelle delle clienti di Ofelia sono tutte storie vere. Tra tutte, quella della Brigantessa da Mignano mi ha molto colpito perché, mentre facevo le ricerche su questo personaggio incredibile, ho scoperto che il mio bisnonno Giacomo Pitzorno era coinvolto.

Il bisnonno di Bianca Pitzorno e la Brigantessa di Mignano
Racconti…
La Brigantessa di Mignano era Michelina De Cesare, famosa per aver usato, già alla fine dell’Ottocento, la fotografia con scopo propagandistico facendosi ritrarre in vesti tradizionali, ma con fucile e pistola. Michelina operava nella banda Terra di Lavoro e fu stanata insieme al suo compagno e uccisa nel 1868. All’epoca il mio bisnonno era di servizio proprio nella zona di Mignano, e cercando tra i documenti di questa vicenda, ho scoperto che a individuare i briganti fu lui. Non ci sono molti Pitzorno e quando ho letto il suo nome ho capito subito che si trattava di lui. Il mio pensiero è però andato subito alla mia bisnonna, che all’epoca era incinta ed era molto giovane. Mi sono domandata quanto l’immagine di Michelina denudata ed esposta nel piazzale di Mignano fosse rimasta impressa nella sua testa.

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Letteratura popolare e l’immagine della Sardegna
Un romanzo che si fonda sulla letteratura popolare, tra l’altro un genere che sta avendo un grande ritorno insieme al romance.
C’è sempre stato, in realtà. Nell’Almanacco Bompiani Umberto Eco scriveva, in merito alla trama: “La verità è sempre più romanzesca di quanto non lo siano i libri”. Bisogna sempre unire due topoi letterari, uno “alto” e uno “popolare”. Quello che ho cercato di fare con La Sonnambula è stato montare e smontare i luoghi comuni del romanzo popolare. A me ha sempre dato fastidio questa immagine “poetica” ma “finta” che nella letteratura si tramanda della Sardegna. Volevo spiegare la mia terra in modo vero e così come era alla fine dell’Ottocento: non solo contadina, ma anche con una borghesia colta. Noi sardi abbiamo avuto grandi donne. Solo per citarne una: Eleonora D’Arborea, che è stata una giudicessa e ha aggiornato la Carta De Logu, diventando di fatto la prima costituzionalista europea. Non siamo solo riti contadini, magia e scaramanzia.
Il ruolo del romanzo e i commenti dei lettori
Qual è il ruolo del romanzo oggi per Bianca Pitzorno.
Non lo so e non m’interessa. Io voglio raccontare delle belle storie e intrattenere i miei lettori. Sempre Eco diceva: “Il testo è una macchina pigra che chiede al lettore di fare una parte del suo lavoro”.
Ma qualche commento l’avrà pur colpita?
Mi ha fatto sorridere il commento della moglie di un ingegnere, che ha trovato poco credibile la scelta di uno dei personaggi maschili, affermando che suo marito non si sarebbe mai comportato in quel modo. Molti, inoltre, mi hanno criticato per la fine di un altro personaggio maschile, giudicata troppo crudele. Ma, se un uomo è malvagio, perché mai dovrei essere indulgente con lui?
Sebbene lei scriva libri senza la pretesa di insegnare o inviare messaggi, si può considerare La Sonnambula un romanzo femminile con un chiaro insegnamento?
Possiamo dire che La Sonnambula è una donna in gamba e come tutte le donne in gamba, se vuole, può fare tutto.

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