Da sempre emblema di forza e resilienza, Bebe Vio continua a lasciare il segno, ovunque vada. L’ultima occasione l’ha vista protagonista del Giffoni Film Festival 2025, dove ha incontrato i ragazzi delle giurie e ha ricevuto il Giffoni Sport Award. Se la platea l’ha accolta con un calore prevedibile, le emozioni all’interno della sala si sono trasformate via via, seguendo il filo delle domande e, soprattutto, delle risposte della Vio. Umile, genuina, disponibile, Bebe non si è risparmiata, aprendosi serenamente e lasciando che i ricordi e gli aneddoti della sua vita diventassero un messaggio.
Il sorriso e la forza di Bebe Vio
“Sono gli amici, la famiglia, le persone intorno a rappresentare la mia forza. E per mia fortuna, non ho mai avuto chi mi dicesse poverina” – esordisce così la campionessa paralimpica di fioretto. “Per quanto mi riguarda, si parte da una situazione di difficoltà a livello fisico, ma superati i primi gradini, devi raggiungere lo stesso risultato. Il fatto di vedere sempre il lato positivo, l’ironia, quella è la chiave per divertirsi e superare le difficoltà. Se non vivi quel momento, non riesci a superarlo”.
Bebe Vio ci tiene a sottolineare l’importanza di non perdere il sorriso, che è anche uno degli aspetti per cui in tanti la apprezzano e ne seguono le gesta. “Oltre alla sfiga c’è anche altro. Io non avrei mai scoperto il mondo paralimpico e per me è stata una scoperta fondamentale.
La mia forza viene dagli altri e da quanto posso dare agli altri – prosegue la giovane – Se tu sei il primo a essere triste e cupo, è difficile rendere felici gli altri, ma io credo tanto nel passaggio del sorriso e ogni singola persona può farlo. Ѐ giusto e normale essere fragili, tutti abbiamo il diritto di esserlo, io non credo nei supereroi. La fragilità non va debellata, ma accolta. E bisogna imparare a fare le cose secondo il proprio carattere. Non esiste una ricetta per la vittoria”.

L’ossessione per le liste è la chiave del successo
Se non esiste una ricetta per la vittoria, va però considerato il segreto del successo di una ragazza come Bebe. Ed è tutto rintracciabile nel suo spirito, nella sua energia, nel suo modo di approcciarsi a una vita che non le ha reso le cose facili. Per niente.
“Diciamo che uno ha dei sogni che poi rimanda, che tiene nel cassetto. Per arrivare a realizzarli devi scrivere una lista di cose da fare. Io ho un problema con le liste, credo che siano l’invenzione più geniale del mondo. Spesso ci impegniamo a vedere solo le cose negative, ma bisogna veramente impegnarsi e volerle superare. Non si parte mai con i soldi e il percorso sarà pieno di sbagli, ma se trovi il gruppo di persone giuste e ti diverti, ti innamori, trovi il lato positivo.
“Devi motivare gli altri – aggiunge Bebe Vio – perché un giorno sarai tu a dover essere motivato. Ed è più difficile perdere la voglia, se sei stimolato a farlo per gli altri. Non bisogna sempre aspettarsi il grazie, ma cambiare la vita agli altri è ciò che ti fa gasare!”.

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La nascita di una passione
Come appare evidente, Bebe Vio è mossa da un altruismo incredibile, lodevole e prezioso. Sicuramente frutto dell’educazione e dell’affetto ricevuto, il modo in cui cerca di trasmettere ciò che ha imparato supera qualsiasi barriera, andando a colpire tutti, senza distinzione di età, origini o interessi. Lo sport le ha indicato la via da seguire, accompagnandola in ogni passo e spingendola a dare sempre di più, a non mollare mai, fino a renderla un vero e proprio simbolo di speranza e di forza, intesa in ogni senso possibile.
Ma come è nata la sua passione per la scherma? “Ho sbagliato palestra – spiega Bebe Vio – stavo facendo una lezione di pallavolo, avevo cinque anni e mia madre mi aspettava fuori in macchina, mentre aiutava mia sorella a fare i compiti. Mi annoiavo e me ne sono andata. Cercavo l’uscita ma sono finita in un’altra palestra, dove ho visto tutti zorri bianchi. Da piccola io ero fan di Zorro. Ho sentito questi rumori e visto questo casino bellissimo, ma non sapevo nulla, nemmeno che il nome fosse scherma.
Mi sono innamorata a prima vista. Mi sono messa in fila con altre bambine e quando è arrivato il maestro – che poi sarebbe diventato il mio maestro – mi ha messo in mano il fioretto che era più alto di me. Il sogno è stato interrotto da mia madre che è entrata gridando i miei quattro nomi e dicendo che lì rubavano i bambini. Tornata a casa, per settimane ho continuato a dire che volevo tornarci, ma mia madre era irremovibile. Mio padre allora mi ci portava di nascosto. Tra l’altro io avevo cinque anni e la scherma si può fare solo dai sette anni e mezzo, quindi ero illegale. Da lì non ho più smesso e non penso smetterò mai.”

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La passione di Bebe Vio per un certo tipo di cinema
Ma oltre allo sport, Bebe Vio non nasconde la sua passione per i film e per alcuni personaggi in particolare, ricordando anche quanto sia fondamentale fare domande al fine di scoprire e conoscere cose nuove.
“Tanti film mi hanno cambiato la mentalità, come per esempio La famiglia Belier. Da quando ho scoperto la disabilità, mi sono piaciuti tutti i film sul tema. Anche Dragon Trainer, The Brave, ci sono un sacco di personaggi con protesi di cui non ci accorgiamo. Consiglio anche Raising Phoenix, che è un docufilm su come è nato lo sport paralimpico molto interessante e in cui compaio anche io. Consideriamo che le prime Paralimpiadi sono nate a Roma negli anni Sessanta”.
“Io credo tantissimo nel fare domande – spiega la giovane – quel tipo di curiosità ti porta a scoprire cose. Tante volte non ci rendiamo conto di quanto le persone stiano perdendo il contatto, ma è giusto fare domande e guardare persone con disabilità, perché se non conosci, non capisci.”
Tra scuola e sfide
Le ultime battute di Bebe Vio riguardano la sua esperienza scolastica, raccontata a una ragazza che aveva smesso di praticare sport per colpa degli studi. “Io imparavo a distanza, studiavo in viaggio, tra una gara e l’altra. Ho avuto la fortuna di avere fantastici compagni di classe. Frequentavo una scuola salesiana, con il convitto, per cui quando tornavo da una gara mia madre mi lasciava lì e facevamo delle riunioni: in poche ore ognuno mi insegnava una materia. Il primo giorno che rientravo in classe i professori mi mettevano una verifica, perché si erano impuntati che lo sport era una perdita di tempo.
Mi è servito tantissimo come sfida. I miei genitori mi avevano anche imposto di avere una media sopra il 7, sennò niente gara. Devi riuscire a non farti battere da loro ma batterli tu. Se sei innamorata, non mollare niente. Si possono fare tutte le cose, certo è più faticoso, ma io mi sono sempre divertita tantissimo!”.
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