Antico Toscano con il logo Marchio Storico di Interesse Nazionale, prodotti dalla Manifattura Sigaro Toscano di Lucca
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L’Antico Toscano è ufficialmente Marchio Storico di Interesse Nazionale

Dalla Manifattura di Firenze del 1815 alle sigaraie di Lucca: la storia di un'eccellenza italiana che lo Stato ha deciso di proteggere per sempre.

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C’è una storia italiana che comincia con un temporale e continua con un “Antico Toscano” che diventa Marchio Storico di Interesse Nazionale. Nel mezzo, duecento anni di tabacco, mani di donne, filiere contadine, fallimenti industriali e riscatti. Non una storia qualunque insomma.

Manifatture Sigaro Toscano – MST per chi frequenta il mondo del fumo lento – è un’azienda che porta tutto questo nel nome e nei fatti. Due opifici attivi, a Lucca e a Cava de’ Tirreni nel salernitano, più un centro di raccolta e valutazione del tabacco Kentucky a Foiano della Chiana, in provincia di Arezzo, operativo da oltre un secolo. I numeri parlano chiaro: circa 450 dipendenti, 244 milioni di sigari prodotti nel 2024, un fatturato di 137 milioni di euro, con il trenta per cento generato dall’export verso oltre sessantacinque paesi.

Parliamo di un’azienda solida e ben radicata, con mercati internazionali che viaggiano dall’Europa agli Stati Uniti, dalla Turchia al Giappone. Dal 2023, dopo una serie di vicende societarie complicate, l’intero pacchetto azionario già in mano al gruppo Maccaferri è passato a Leaf BidCo, cordata capitanata da Luca Cordero di Montezemolo. Una ripartenza vera, che rende il riconoscimento arrivato nelle scorse settimane ancora più significativo.


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L’errore che divenne leggenda

Estate 1815, Manifattura tabacchi di Firenze. Una partita di tabacco Kentucky lasciata all’aperto viene sorpresa da un temporale. Le foglie bagnate fermentano. Anziché buttarle, il direttore della manifattura decide di trasformarle in un sigaro economico da vendere al popolo fiorentino. L’idea funziona oltre ogni aspettativa: la partita va esaurita in una sola settimana. Quasi due anni dopo quel fortuito incidente, nel 1818, comincia la produzione regolare.

È da quell’errore “bendetto” che nasce lo Stortignaccolo – nome popolare affettuoso del Toscano – con la sua forma biconica inconfondibile, il sapore intenso e amaricante che non somiglia a niente d’altro sul mercato. Clint Eastwood lo ha tenuto in bocca per tutti i western di Sergio Leone. Totò lo ha reso parte del suo personaggio. L’attore Toni Servillo ne ha fatto un prolungamento delle sue mani, un attore comprimario dentro e fuori dal set. Il Toscano, è un sigaro che ha attraversato l’Italia intera, dalle officine ai salotti, senza mai smettere di essere pop.

Le sigaraie e il gesto che non cambia

A Lucca, nello stabilimento di Mugnano – dal 2004 sede della produzione, dopo che per centocinquant’anni i sigari erano nati in un ex convento di suore nel centro storico – lavorano ancora le sigaraie. Sono circa quaranta, le ultime in Europa a fare questo mestiere. Producono fino a cinquecento sigari a testa per turno, con un gesto che non è cambiato in oltre due secoli. Per imparare quella gestualità così marcante, servono diciotto mesi. E ancora oggi si trasmette di mano in mano, spesso di madre in figlia. Le Sigaraie sono state le prime lavoratrici italiane ad avere un asilo aziendale, già all’inizio del Novecento, una conquista frutto di aspre lotte sindacali.

Dalla Toscana alla Campania: la filiera del tabacco Kentucky

Il tabacco utilizzato dalle Manifatture Sigaro Toscano arriva da circa 180 coltivatori, per la maggior parte piccoli produttori della Toscana, del Veneto, della Campania, del Lazio e dell’Umbria. Il sessanta per cento della materia prima è italiana. Ogni autunno, le foglie affumicate vengono conferite al centro di raccolta di Foiano della Chiana, dove dieci agronomi di MST le valutano e classificano in diciotto gradi di qualità. Solo dopo questo passaggio il tabacco arriva allo stabilimento di Lucca, dove i sigari naturali prendono forma. A Cava de’ Tirreni, invece, si producono i sigari aromatizzati. La linea in crescita, che spopola soprattutto all’estero. Il gusto al caffè e quello al limoncello macinano numeri impressionanti in Turchia e in Romania. Il mercato cinese e quello americano sono i prossimi obiettivi.

Dalla Manifattura di Firenze del 1815 alle sigaraie di Lucca: la storia di un'eccellenza italiana che lo Stato ha deciso di proteggere per sempre.
Antico Toscano – Marchio Storico di Interesse Nazionale

Marchio Storico di Interesse Nazionale per l’Antico Toscano

L’Antico Toscano arriva nel 1973: non un nuovo prodotto, ma una sintesi. Il sigaro più fedele all’originale, senza concessioni al gusto internazionale. Fumo lento, appunto. Un’attitudine prima ancora che un prodotto. Cinquantatré anni dopo, l’11 marzo 2026, MST ha annunciato l’iscrizione dell’Antico Toscano nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale, gestito dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Vale la pena capire cosa significa davvero, perché non è un trofeo da comunicato stampa.

Con il Decreto Crescita del 2019 è stato istituito questo Registro per i marchi con almeno cinquant’anni di utilizzo continuativo, appartenenti ad aziende di eccellenza legate al territorio italiano. I benefici sono concreti: uso esclusivo del logo “Marchio Storico di Interesse Nazionale” – dal marzo 2025 anche “Italian Historical Trademark”, versione in inglese per i mercati internazionali – a tutela rafforzata in caso di contraffazione. Nel rigido disciplinare di selezione, anche una norma che obbliga l’azienda a notificare al Ministero, con sei mesi di anticipo, l’eventuale intenzione di cessare l’attività. In quel caso, si pensi, lo Stato può subentrare nella titolarità del marchio e cederlo in licenza gratuita. Impedendo quindi che determinati nomi scompaiano. Insomma, una politica industriale conservatrice, con la forma di un riconoscimento, ma che ci piace perché a sostegno e salvaguardia delle grandi storie del “fatto – bene – in Italia“.

Sigari Antico Toscano con il logo Marchio Storico di Interesse Nazionale, prodotti dalla Manifattura Sigaro Toscano di Lucca
Firenze 1935 – lavorazione sigari a mano

Oltre mille marchi iscritti: un patrimonio identitario nazionale

Ad oggi il Registro conta oltre mille marchi iscritti. Li accomuna una cosa sola: hanno resistito al tempo senza perdere il legame con il territorio. Trovarsi in questo elenco di Marchi Storici significa condividere lo spazio con una parte significativa dell’identità industriale italiana. Barilla e Lavazza, Ferrari e Ducati, Campari e Aperol, Nutella e De Cecco, Bulgari e Pirelli, Bialetti e Kartell. Mondi lontanissimi – automotive, moda, food, design – uniti dall’idea che esistano marchi che appartengono a tutti, non solo agli azionisti.

«È la conferma del valore di una tradizione produttiva che da oltre due secoli unisce territorio, sapere artigianale e qualità», ha dichiarato Stefano Mariotti, amministratore delegato di MST.

L’edizione celebrativa dell’Antico Toscano

Per celebrare il riconoscimento, Manifatture Sigaro Toscano ha lanciato un’edizione speciale dell’Antico Toscano in tre varianti grafiche a rotazione: la versione classica con il logo del Marchio Storico e due riedizioni di confezioni storiche, dedicate a coloro che vogliono un pezzo di memoria manifatturiera da portare in tasca.

Un sigaro nato da un temporale estivo, un’intuizione che diventa genio e fantasia. Poi con decisione e velocità d’esecuzione si trasforma in puro stile italiano, di cui anche il Perozzi – fumatore di stortignacolo e voce narrante di Amici Miei – sarebbe fiero.

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Scritto da
Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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