Tra le caratteristiche della Tenuta Olianas, sono i colori degli ulivi che la circondano, anche la notte
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Anna Baj Macario e Tenuta Olianas: custodire la terra, fare grande il vino

Tutto nasce da un'amicizia. Da una vigna già piantata e da un sogno ancora da costruire. Per capirla davvero, bisogna partire da una donna.

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Ci sono luoghi che non si scelgono. Si trovano. E quando li trovi, spesso per puro caso, li riconosci subito, sai che quelli saranno i tuoi luoghi. Prima o poi. Il Sarcidano è uno di questi luoghi. Entroterra sardo, a cinquanta minuti da Cagliari, a quattrocento metri di altitudine. Il paesaggio non fa nulla per piacere e proprio per questo è impossibile dimenticarlo. Colline brulle e generose, silenzi che pesano bene, una luce che cambia tutto tre volte al giorno.

Stefano Casadei ci arriva grazie a un amico, un sardo di Gergei fiorentino d’adozione da trent’anni, che aveva già piantato una vigna e cercava qualcuno capace di aiutarlo a fare del vino degno di quella terra. Quando Stefano vede quei suoli, capisce che non c’è altro da decidere. L’amicizia diventa progetto, il progetto diventa Tenuta Olianas. Venticinque anni dopo: 35 ettari vitati, circa 180.000 bottiglie l’anno, la certificazione Demeter (unica in Sardegna per una tenuta vitivinicola) e l’attestazione Biodiversity Friend. Un modello agricolo che non ha cercato scorciatoie. Ma questa è solo metà della storia.

Anna Baj Macario e Stefano Casadei, con alle spalle i vigneti di una delle loro aziende
Anna Baj Macario e Stefano Casadei

Anna Baj Macario: compagna di avventure e ispirazione

Non è solo la moglie del vignaiolo. Anna Baj Macario è la socia, la compagna di avventure. La distinzione non è formale: è sostanziale. In un settore che ancora fatica a riconoscere il peso reale delle donne nelle stanze dove si prendono le decisioni che contano, Anna è la persona che costruisce insieme a Stefano Casadei l’architettura di un progetto enologico che abbraccia tre territori e un’unica filosofia.

Stefano è figlio d’arte e della campagna toscana. Cresciuto tra campi e colture, specializzato a Bordeaux, fondatore di Tecnovite, è oggi proprietario e direttore tecnico di cantine nel Chianti, in Maremma e in Sardegna. È anche presidente del team tecnico-scientifico BioIntegrale, un approccio all’agricoltura che integra e supera il biologico e il biodinamico, mettendo insieme trazione animale, compost organico e tutela attiva della biodiversità. Un metodo rigoroso, quasi ascetico, che richiede convinzione vera per essere sostenuto nel tempo.

Anna Baj Macario quella convinzione ce l’ha nel sangue. Viene dal Castello del Trebbio, proprietà della Famiglia Baj Macario dal 1968: un habitat agricolo straordinario sulle colline del Chianti Rufina, costruito dai De’ Pazzi nel 1184, oggi azienda vitivinicola e agrituristica che lavora secondo gli stessi principi BioIntegrale. Portare con sé quella storia, secoli di custodi che si sono passati il testimone, significa avere una prospettiva sul tempo che non si impara nei corsi di management. Si eredita, o non si ha. Ed è proprio quella prospettiva che torna, con forza, quando Anna parla.

“Noi siamo custodi di qualcosa”: la filosofia di Tenuta Olianas

Una visione che viene da lontano. «In Toscana abbiamo una scritta che dice: la nostra dimora è sopra le stelle, qui è provvisoria». Anna Baj Macario si ferma un momento, come se volesse lasciare spazio alla frase. «È proprio questo: siamo custodi di qualcosa, abbiamo l’obbligo di lasciare ai prossimi qualcosa che loro possano continuare a custodire».

Non è retorica. È il codice con cui si giustifica ogni scelta difficile: ogni ettaro coltivato in biodinamica quando sarebbe più semplice fare altrimenti, ogni rinuncia alla crescita veloce in favore di una crescita giusta. Un’etica del fare che si traduce in vini capaci di raccontare il territorio senza urlarlo.

E il territorio, qui a Gergei, ha molto da dire. Il Cannonau cresce su suoli che non perdonano le approssimazioni. Il Vermentino porta in sé il vento e la pietra. Le varietà autoctone recuperate con l’aiuto dell’Università di Cagliari, il Semidano in testa, protagonista dell’Anfiteatro che svetta tra i filari, sono il segno di chi non si accontenta di produrre vino, ma vuole restituire identità a un territorio.


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Una filiera costruita con metodo

Tutto questo richiede organizzazione. E qui entra in gioco un’altra faccia di Anna: quella imprenditoriale, lucida, capace di guardare il quadro senza perdersi nei dettagli. «La grande tristezza è che il tessuto italiano, principalmente formato da piccole realtà, se non si amplia la mente di mettersi in filiera, è finito», dice senza giri di parole. «Noi siamo organizzati, ci siamo messi in filiera tra di noi, abbiamo un commerciale, e abbiamo visto che fare marketing serve. È tutta roba che, se gli dai da mangiare, funziona»

Tre tenute, un sistema. Chianti, Maremma, Sardegna. Non tre aziende che si ignorano, ma tre capitoli di una stessa storia che si sostengono a vicenda. Qualcuno deve tenerne il filo. Anna lo tiene, con la stessa naturalezza con cui si tiene il filo di una conversazione importante: senza farne vedere lo sforzo.

Tenuta Olianas – vista dall’alto al tramonto

Vino biodinamico in Sardegna: come nasce il progetto Olianas

Le radici di un’amicizia. «Noi tutte le aziende che abbiamo, esclusa quella con cui siamo nati, non le abbiamo mai costruite pensando al territorio che poteva diventare famoso», racconta Anna. «Stefano è sempre andato a cercare un principio fondamentale: si fa il vino buono dall’uva buona, e l’uva buona si fa in quei posti dove le radici trovano l’habitat ideale».

La Sardegna è arrivata attraverso le relazioni, come arrivano le cose che contano davvero. Quando Stefano ha visto quei suoli, quella luce, quelle vigne aggrappate al paesaggio del Sarcidano, la risposta è stata immediata. Il progetto nasce con cinque o sei ettari, cresce lentamente, come crescono le cose fatte bene. Oggi Tenuta Olianas è l’unica realtà vitivinicola in Sardegna interamente certificata Demeter, un riconoscimento che non si ottiene per caso. «Poi c’è da spiegare poco», dice Anna con un sorriso che vale più di qualsiasi aggettivo. «Guardatevi in giro: la natura, i suoli, il clima fanno la loro parte».

Il privilegio di tornare in possesso del tempo

Il vero lusso del Sarcidano non si trova nelle cantine. Si trova altrove. E Anna lo racconta con una precisione quasi poetica. «La prima volta che sono venuta qui ero stressata. Non c’era campo, non c’era linea, e mi prendeva il nervoso, perché mentre viaggi intanto lavori. Poi Stefano mi dice: se succede qualcosa mi troveranno, non è che siamo eterni, stiamo tranquilli».

Ride. E in quella risata c’è tutta la distanza percorsa da quel primo momento di resistenza al ritmo lento della Sardegna. «La cosa che apprezzo di più quando veniamo qui è che torni in possesso del tempo. Tornare in possesso del tempo è un privilegio che nessuno nota, ma è bellissimo. Guardi l’orologio e sono le tre del pomeriggio, sembra impossibile. Invece altrove sei sempre sotto stress: sono le cinque, mamma mia, c’è ancora da fare».

È una sensazione che chiunque abbia visitato l’entroterra sardo conosce bene. Olianas non fa altro che darle una cornice degna.

Gli ulivi  secolari fanno da cornice ai vigneti del Sarcidano
Uno dei tanti ulivi che circondano la Tenuta

Sa Frorèa: il nuovo spazio per eventi e matrimoni a Tenuta Olianas

Un nome che è già una promessa. È in questo contesto, fatto di radici profonde e di uno sguardo aperto sul futuro, che nasce Sa Frorèa. Il nuovo spazio di Tenuta Olianas per matrimoni ed eventi speciali porta con sé un nome che dice già tutto: in sardo, Sa Frorèa rimanda alla fioritura. Simbolo di rinascita, crescita, armonia con la natura. Una scelta tutt’altro che decorativa.

La sala accoglie gli ospiti con ampie vetrate che non separano l’interno dall’esterno, ma lo portano dentro. Il paesaggio del Sarcidano entra, si siede a tavola, diventa parte dell’esperienza. Non è uno sfondo: è un protagonista. Un’architettura che ascolta il luogo invece di imporsi su di esso, concepita nel rispetto e nell’integrazione con i materiali del territorio.

Sa Frorèa si affianca all’Anfiteatro già esistente, incastonato tra i filari di Semidano, varietà ancestrale sarda, e pensato per eventi culturali, concerti e rappresentazioni teatrali sotto le stelle. Due spazi, due vocazioni, un’unica intenzione: aprirsi al territorio senza tradire se stessi.

Sa Frorea, il nuovo spazio per matrimoni e eventi all'interno della tenuta Olianas
Sa Frorèa sotto la luce della sera

Enoturismo in Sardegna: un’esperienza che va oltre il bicchiere

«Sa Frorèa, assieme all’Anfiteatro, nasce con l’obiettivo di creare un luogo in cui le persone possano entrare in relazione con il paesaggio, con la cultura sarda e con il nostro modo di fare viticoltura», dice Stefano Casadei. Un progetto che guarda verso l’esterno, agli operatori del turismo, alle strutture alberghiere, ai tour operator, perché Olianas non vuole essere un’isola nell’isola, ma un punto di riferimento per chi sceglie la Sardegna più autentica.

I due nuovi spazi si integrano con l’offerta già ricca della tenuta: degustazioni guidate di vini e oli EVO, picnic tra i filari, percorsi sensoriali che intrecciano vino, storia e archeologia locale, con il sito nuragico di Su Nuraxi a pochi minuti di distanza. Un sistema esperienziale pensato per chi vuole capire un territorio, non solo visitarlo.

«Oggi l’intenzione è sviluppare attività legate al turismo, mantenendo la dimensione umana che vogliamo dare alle nostre aziende», spiega Anna. «Se vuoi mantenerla, devi essere organizzato. Altrimenti non funziona più».

L’anfiteatro dedicato agli eventi culturali – Tenuta Olianas

Perché vale la pena scoprire Tenuta Olianas e il Sarcidano

La risposta, in fondo, è semplice. Perché Olianas è uno di quei posti che non fingono. Il vino nasce da uve autoctone coltivate in biodinamica su suoli che non concedono nulla gratuitamente. Gli spazi raccontano una storia vera: quella di due famiglie che si sono incontrate e hanno scelto di custodire insieme qualcosa di prezioso. E le persone che ci lavorano credono in quello che fanno con una convinzione che si sente, si respira. Si beve.

«Bisogna raccontarsi nell’interpretazione di come va il mondo», dice Anna, «ma rimanere centrati nel trasmettere la storia». È una cosa facile da dire e difficilissima da fare. Loro ci riescono. Ed è esattamente per questo che vale la pena arrivare fino in fondo al Sarcidano, lasciare il telefono in tasca, guardare l’orologio alle tre del pomeriggio e capire, finalmente, che c’è ancora tempo per tutto.

Autore

  • Francesco Bruno Fadda

    Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno!
    Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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