Da Radio Monte Carlo alla Zanzara, quarant'anni di voci, satira e passione: la storia di un imitatore italiano: Andro Markù
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Andro Merkù: su Radio Monte Carlo, l’imitatore che non bleffa

Da La Zanzara a Radio Monte Carlo, quarant'anni di voci, satira e passione: la storia di uno dei grandi artisti italiani dell'imitazione.

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C’è una cosa che colpisce subito, parlando con Andro Merkù: non si vanta mai. Non nel senso della modestia di facciata, quella che si mette in scena per sembrare simpatici. Non gli viene in mente di farlo, e basta. Racconta quarant’anni di carriera con la stessa naturalezza con cui si racconta una passeggiata, come se tutto quello che ha costruito fosse semplicemente accaduto. Quasi per caso.

Di casuale, però, c’è ben poco. Triestino, classe ’63, cresciuto tra i corridoi della RAI dove lavorava suo padre e i teatri universitari di Bologna. Merkù è oggi una delle voci più riconoscibili della radio italianaBonjour Bonjour su Radio Monte Carlo – dopo dieci anni alla Zanzara di Radio 24, vent’anni a Radio Televisione Capodistria e una parentesi a Striscia la Notizia. Una carriera da imitatore professionista costruita mattone su mattone: imitatore, sì, ma anche giornalista pubblicista, autore dei propri testi, tecnico del suono quando serve. Un mestiere intero, tenuto insieme da una voce – come si diceva all’ora di chimica – duttile e malleabile. Che Merkù regola e gestisce con perizia e la delicatezza di un maestro vetraio di Murano.

Da Radio Monte Carlo alla Zanzara, quarant'anni di voci, satira e passione: la storia di un imitatore italiano: Andro Markù
Merkù negli studi di Radio Monte Carlo

Dagli spettacolini in famiglia alla RAI: i primi passi di un imitatore

Andro Merkù aveva otto, forse nove anni quando con la sorella maggiore – quattro anni e mezzo più grande -, «anche lei molto dotata da un punto di vista dell’orecchio» metteva in scena spettacoli improvvisati per i parenti. Lei imitava le donne di famiglia, lui i maschi. Un gioco, apparentemente. A scuola si scoprì con una predilezione per imitare professori e presidi, e spesso si ritrovava fuori dall’aula. «Sbattuto fuori perché non tollerato da chi veniva imitato» racconta.


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Poi arrivò il DAMS di Bologna

La svolta per Andro Merkù arriva presto grazie alla professione del padre, etnomusicologo alla RAI di Trieste. Una regista si accorse di quel bambino che scorrazzava per i corridoi, e Andro – aveva dodici anni – si ritrovò a recitare nelle fiabe radiofoniche e poi nei drammi. Cominciò così. E non ha più smesso. Dopo la maturità, Merkù si trasferisce in quella che ancora oggi considera casa: Bologna. Iscrizione al DAMS e due passioni in competizione: l’etologia e il mondo dello spettacolo. Vinse lo spettacolo, inevitabilmente. Tra le vie della Dotta arrivarono gli incontri fatali, quelli che gli anglofoni definiscono “sliding doors”. Prima gli Skiantos, il cabaret demenziale, la radio universitaria. Poi Patrizio Roversi e Syusy Blady gli aprono le porte della televisione locale. «Una città aperta, che dà la possibilità a tutti di fare, se hai voglia di fare».

È più difficile far ridere solo con la voce, come in radio, o sul palco?

«Ogni mezzo ha le sue peculiarità. In radio puoi usare la fantasia, con la televisione non immagini più nulla. Nel teatro: sei tu, nudo sul palco, non puoi bleffare. In tv invece puoi aiutarti col trucco, con la gestualità. Io, se non azzecco una voce in radio, vengo subissato dalle critiche. Gli ascoltatori non hanno pietà. È questa una delle ragioni per cui preferisco la radio e il teatro».

«In radio non puoi bleffare. La voce è tutto. Se non azzecchi, gli ascoltatori non hanno pietà.»

Andro Merkù

Far ridere con la satira oggi è più difficile?

«Come diceva Marcello Marchesi, far ridere è una cosa molto seria. Far piangere è molto più semplice. Io sono per una satira pulita, non volgare, ma che dica sempre qualcosa. In ogni testo dico qualcosa. Devi leggere fra le righe ».

Da Radio Monte Carlo alla Zanzara, quarant'anni di voci, satira e passione: la storia di un imitatore italiano: Andro Markù
Andro Merkù negli studi di Mediaset

Il repertorio: quali imitazioni tenere, quali lasciare andare

C’è qualcosa di profondamente artigianale nel modo in cui Merkù elabora il suo repertorio di imitazioni. Non è un artista che si affida all’ispirazione, ma un proprio un artigiano che studia, sbaglia, corregge. E poi decide con lucidità cosa tenere e cosa mollare.

C’è un’imitazione che ti sei pentito di aver abbandonato?

«Pentito mai di nulla, perché è sempre uno studio. Alessandro Borghese, per esempio: la facevo, ma la gente non reagiva bene, non la sentivo mia, e la facevano già altri. L’ho lasciata andare. Invece su Yannick Sinner ho insistito. Ho intuito il potenziale di questo ragazzo per il quale tifo sfegatatamente. Lo faccio, e piace molto. Poi ci sono le imitazioni storiche: Vincenzo De Luca, Paolo Del Debbio, Alessandro Barbero. E Mario Draghi, che faccio iperclassista ma col contagocce. Perché bisogna stare sull’attualità ».


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Il rapporto affettivo con i personaggi

C’è un aspetto del mestiere di imitatore di cui si parla poco: il rapporto affettivo con i personaggi che si imitano a lungo. Tra questo e lo scorso anno Andro Merkù ha perso due cavalli di battaglia, Papa Francesco e Ornella Vanoni. E lo racconta con una delicatezza inattesa. «Quando sono passati a Miglior Vita, ti giuro, ho pianto. Erano persone che amavo, le facevo con passione, volendo loro bene. Erano diventate le mie seconde voci. Mi chiedono: Andro, imitali ancora. Rispondo: ragazzi, un giorno magari le rifarò. Ma adessso non me la sento».

La stessa cosa era successa con Margherita Hack, con cui Merkù aveva anche un’amicizia personale. «È stata l’imitazione che mi ha aperto le porte nazionali». Giuseppe Cruciani, patron della Zanzara, lo scoprì, sentendolo per radio, nel 2012 mentre correva la Bavisela a Trieste. «Da lì, dieci anni insieme a Radio 24. Cruciani si innamorò della mia voce sentendo la “mia” Margherita Hack».

Satira e querele: otto anni tra tribunali e fedina penale pulita

«Ho passato otto anni della mia vita in tribunale. Ma la mia fedina penale è pulitissima! Questo ci tengo a specificarlo». Fare satira in Italia non è mai stato uno sport privo di rischi. Merkù lo sa bene: Renzi non apprezzò uno scherzo telefonico. Il Vaticano non apprezzò l’imitazione di Papa Francesco. Fabrizio Barca lo denunciò al Garante della Privacy. Casaleggio lo querelò, vicenda poi archiviata rapidamente. Perfino Oddifreddi finì nell’elenco.

L’artista racconta tutto con ironia asciutta, quasi divertita. La sua posizione è semplice: l’imitazione è un tributo, non un’offesa. «Vado a imitare solo persone importanti. Se poi si incazzano, pace. Non capiscono che l’imitazione è un tributo».

Da Radio Monte Carlo alla Zanzara, quarant'anni di voci, satira e passione: la storia di un imitatore italiano: Andro Markù
Andro Merkù – Radio Monte Carlo

Il metodo: come nasce una nuova imitazione

Come nascono le nuove imitazioni? Con chi le testi?

«Il primo test sono sempre io. Poi mi confronto con i miei colleghi a Radio Monte Carlo: Monica Sala, Davide Lentini e Stefano Andreoli. Stefano è uno dei più grandi autori comici italiani, scrive per Roberto Benigni, per Geppi Cucciari e per tanti grandi comici. Avere in squadra uno così non è poco. Poi arriva la prova del pubblico. Non è detto che un’imitazione buona piaccia. Quando invece mi accorgo che piace subito, ecco, quello mi riempie il cuore».

Radio Monte Carlo: il sogno che si è avverato

C’è un sogno che non si è avverato: una trasmissione televisiva per raccontare gli animali nel loro habitat naturale, «alla Licia Colò». Gli animali sono una passione antica, coltivata per vent’anni in una trasmissione su Radio Capodistria. Sul piccolo schermo, solo una comparsata con la Colò in persona, a spiegare il Golfo di Trieste. Niente di più. Ma il sogno principale, fare radio, e farla nella radio del suo cuore. Quello sì.

«Ci sono due radio che ho sempre amato: Radio 24 e Radio Monte Carlo. E guarda caso, sono approdato prima a una e poi all’altra » Andro Merkù entra ogni mattina in studio con la stessa meraviglia del primo giorno.«Ogni giorno, prima di entrare in studio, mi ripeto: che figata, sono a Radio Monte Carlo. Ho sempre desiderato essere qui e sono qui». Non molti possono dirlo. E dirlo davvero.

Autore

  • Francesco Bruno Fadda

    Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno!
    Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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Francesco Bruno Fadda

Sardo per nascita, italiano per convinzione, battitore libero per natura.
 Giornalista e gastronomo, autore, ghost writer, avvocato mancato - per fortuna! - e cuoco mancato -...ma c’è sempre tempo! -. Vivo e “divoro” il mondo per passione prima che per professione. Quattro i punti deboli: le donne che bevono whisky, i cani, la Mamma e i “Paccheri alla Vittorio”. Poche cose mi irritano come “Gioco di consistenze”, rivisitazione, texture e splendida cornice! Un sogno nel cassetto: vedere “enogastronomia ” quale materia di studio nella scuola dell’obbligo… chissà, magari un giorno! Curatore e Direttore Editoriale Spirito Autoctono Media

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