“E proprio così…questo racconto che fa parte dell’universo di Sex And The City‘ sta volgendo al termine. Mentre scrivevo l’ultimo episodio della terza stagione di And Just Like That mi è sembrato chiaro che questo potesse essere un ottimo punto in cui fermarsi. Insieme a Sarah Jessica Parker (executive producer della serie, ndr), Casey Bloys e Sarah Aubrey , abbiamo deciso di concludere la popolare serie quest’anno con un finale in due parti e di estendere l’ordine originale della serie da 10 a 12 episodi. È con grande gratitudine che ringraziamo tutti gli spettatori che hanno accolto questi personaggi nelle loro case e nei loro cuori in tutti questi anni”.
Sono le parole con cui lo sceneggiatore e regista Michael Patrick King ha annunciato che sì, la terza stagione di And Just Like That, il sequel di Sex&The City che non abbiamo mai chiamato con il suo nome – provate a contraddirci – è giunto alla fine.
Una fine annunciata?
Una fine naturale che i fan (e anche la nostra Valentina Ariete nella lungimirante recensione di inizio stagione) hanno in realtà acclamato fin da quando è andata in onda la prima puntata del sequel. Una volta insomma metabolizzata la morte di Big, che si fosse o meno fan del personaggio. Perché in fondo, dopo 6 stagioni e due film a raccontarci di questo amore che nonostante tutto aveva vinto le avversità e si era intagliato il suo posto nel destino, che senso aveva continuare? O meglio, che senso aveva farla tornare con un vecchio amore, quello stesso uomo che aveva fatto da interludio alle mille mila rotture tra lui e l’uomo che poi aveva sposato?
And Just Like That: andare avanti o tornare indietro?
Già allora la scelta narrativa – unita alla mancanza di Samantha e a dei personaggi new entry che non hanno mai avuto il medesimo mordente, per quanto simpatici – aveva dato l’impressione che più che viaggiare verso il futuro, ci si stesse incancrenendo nel passato. Percezione a cui è arrivata la stessa Carrie nell’episodio 9 della terza stagione di And Just Like That (che non vi spoilereremo, nel caso non l’abbiate ancora visto).

Ecco cosa non funziona più in And Just Like That
Carrie non è più la stessa. And Just Like That ha dimenticato cosa rendeva speciale Sex and the City. La recensione. di Valentina Ariete
Cosa sarebbe potuto essere diverso
Oltre a “cinquantennizzare” la serie, forse si sarebbe rivelato vincente dare più risalto e una scrittura più complessa ad altri personaggi che sono rimasti embrionali. E no, non parliamo solo delle sostitute di Samantha che si sono aggiunte al cast da protagoniste. Seema (interpretata da Sarita Choudhury) e Lisa hanno fatto sempre e solo da contorno. Non hanno mai davvero assunto un ruolo centrale nello sviluppo della storia. Anche se gli outfit della regista impegnata interpretata da Nicole Ari Parker sono stati una dichiarazione di stile molto più interessante rispetto a quella (ri)proposta da Carrie. La nostra ha portato in scena sé stessa senza evolversi stilisticamente poi di molto.
Si sarebbe potuto “lavorare” sulle figlie di Charlotte e sul figlio di Miranda – il cui ingresso in trama è forse arrivato troppo tardi – invece di farli diventare delle macchiette. Mettendo, magari, i presupposti per un New Generation. Interessante sarebbe stata la creatrice di gioielli andata a vivere nell’appartamento di Carrie, una versione 2.0 di quello che Louise da Saint Louis (interpretata da Jennifer Hudson) era stata per la nostra protagonista durante il primo film sequel. Quello sì, veramente ben riuscito. Insomma in questo And Just Like That si sarebbe potuto puntare a creare delle storie trasversali. Vite in cui donne adulte quotidianamente si confrontano con il passato in maniera diversa. Anche perché con l’età inevitabilmente si adotta un sistema valoriale nuovo.

Chi è rimasto con Carrie proprio fino alla fine
Si chiude un’era, insomma. Per tutte le fan, ma soprattutto per chi ha visto la prima puntata di Sex And The City in quell’età in cui si è quasi adulta, e si è fatto trasportare. Probabilmente, dicono da tempo i più critici, si era già chiusa tanto tempo fa. Ma nonostante le critiche non possiamo dimenticare che per molti le quattro ragazze di New York rappresenteranno per sempre un faro. Ovvero quelle amiche che un po’ la vita ce l’hanno cambiata.
Per chi si è ritrovato a sognare un mondo lontano. Per chi si è sentita supportata nei propri sogni. Per chi quella prima puntata l’ha vista in seconda serata inoltrata sulle frequenze di Telemontecarlo, anticipata dal talk show condotto da Anna Pettinelli in cui un gruppo di donne si ritrovava a parlare di sesso. Tutto ovviamente prendendo spunto dall’argomento della puntata.
Era tutto molto moderno e anche un po’ rivoluzionario. Nessuno lo sapeva ancora, ma un’intera – e forse anche di più – generazione di donne stava imparando a parlare più liberamente di sesso. E stavano anche per confrontarsi con la buona e vecchia teoria per cui alla fine la verità è sempre una. Non gli piaci abbastanza. Ma l’importante è piacere a te stessa.
La rivincita delle single
Il libro scritto dagli sceneggiatori di Sex And The City è il più recente (relativamente) rispetto ad altri libri cult sull’argomento donne single. Che poi era l’argomento preferito da Carrie nella sua storica rubrica. Libri che però, soprattutto in Italia hanno beneficiato del successo della serie. Oggi sarebbero considerati vintage, perché ovviamente non comprendono tutte le fattispecie che social e web hanno creato. Ma per decine di donne, Millennial comprese, sono stati fari nelle crisi sentimentali buie e tempestose. E comunque mettono delle fondamenta che valgono per sempre!
Ve ne citiamo alcuni che vi faranno fare un viaggio nei ricordi: La principessa che credeva nelle favole – come liberarsi del proprio principe azzurro di Marcia Grad (1995); Le Regole – I 35 comandamenti per trovare lui, non perderlo più, per perderlo quando vi pare di Ellen Fein e Sherrie Schneider (1995); La magnifica stronza di Sherry Argov (2006).

L’ultimo atto di una lunga storia d’amore
Le ultime due puntate, la 11 e la 12, andranno in onda rispettivamente il 7 agosto e il 14 agosto 2025. Le story line dei personaggi sono ancora in piena corsa. Miranda torna a fare la mamma alle prese con un problema di Brady, Charlotte rimane mirabilmente equilibrata e presente a sé stessa e Carrie ha ritrovato il suo lavoro – finalmente, nelle prime due stagioni di AJLT era praticamente scomparso -. Come e quando arriverà il punto di volta che volge alla fine non è ancora chiarissimo, ma comincia a intravedersi.
Dopo decenni di drammi e – soprattutto – un film e due stagioni e mezza che le hanno un po’ portate in giro tra caos e confusione, le ragazze stanno ritrovando loro stesse. Anima, carattere, indole e il filo di una vita che ci piacerà continuare a immaginare come vogliamo, in barba a qualsiasi sceneggiatore. Lì, in bilico in una telefonata a tre, in cui ci si divide i problemi e si esaltano le risate.
Perché, e questo è il vero lascito di questa serie, come disse Big: “Voi ragazze siete il suo grande amore, un uomo è fortunato se arriva quarto”.
La famiglia, insomma, è quella che ci si sceglie. E Carrie ha sempre avuto una famiglia numerosa, chiassosa e innamorata di lei esattamente per quello che è. Fan comprese.
Addio Carrie. Addio ragazze. Ci si rivede al prossimo rewatch.
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