Aggiornamenti famiglia del bosco: il legale designato l'Avvocato Angelucci ha rimesso il mandato
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Famiglia del bosco: l’avvocato lascia e il caso si incrina? Cosa succede adesso

La vicenda della famiglia del bosco entra in una nuova fase critica. L’avvocato Angelucci rinuncia all’incarico, citando pressioni esterne e l’impossibilità di trovare compromessi con i suoi assistiti. Sullo sfondo, la politica si mobilita e i social incendiano il dibattito. E il caso sempre più divisivo.

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Quella che sembrava la vicenda privata di una famiglia comune sta, in questi giorni, assumendo il carattere distruttivo di uno tsunami. Un vero e proprio caso mediatico che ha letteralmente travolto l’opinione pubblica e catalizzato l’attenzione della stampa. Portando inaspettatamente il piccolo e riservato comune di Palmoli, 850 abitanti circa a 700 metri di altitudine, sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. E la storia di quel casolare immerso nel nulla, rifugio solitario di una famiglia di cinque persone abituate a vivere in simbiosi con la natura e ai confini della società, inizia ora a vacillare sotto il peso di dubbi e incongruenze.

Le notizie, in questi giorni, si rincorrono e susseguono veloci. Nuovi aggiornamenti sulla famiglia del bosco sembrano essere all’ordine del giorno. Ogni giorno. Venerdì scorso, dopo la disposizione del tribunale dei minori di L’Aquila, i tre figli della cosiddetta “famiglia del bosco” erano stati allontanati dalla casa in questione. E trasferiti in una casa famiglia a Vasto. Insieme alla madre, che però può stare con i figli solo in determinati orari.

Aggiornamenti famiglia del bosco: visite contingentate con la madre

La reazione della comunità intera era stata perlopiù di incredulità e sdegno. Come si possono allontanare dei bambini piccoli dai loro genitori, e per motivi non direttamente legati ad abusi, violenze o uso di sostanze? Eppure, le carte del tribunale parlavano chiaro di un pericolo esistente, anche se magari non imminente, nei confronti dei minori. Ma, ora, scavando nei meandri di questa vicenda, e andando ad analizzare nel dettaglio i pregressi e le conseguenze della stessa, stanno emergendo nuovi aspetti della vicenda.

Tutti naturalmente molto più complessi di come li vorrebbe un’opinione pubblica polarizzata, che semplifica tutto come una mera battaglia tra buoni e cattivi. Che nel dibattito social sembra ridursi al manicheismo di genitori bucolici osteggiati da servizi sociali privi di cuore.

famiglia del bosco 1

La famiglia del bosco: prima parte

Il confine labile tra libertà educativa e tutela del minore. La vicenda di Palmoli (Chietino) fa discutere l’Italia. La storia prima dei nuovi aggiornamenti sulla famiglia del bosco. di Elena Pedoto


Avvocato Angelucci: la rinuncia al caso diventa virale

Ed è proprio delle ultime ore la notizia che l’avvocato Giovanni Angelucci, fino a ieri incaricato di fare le veci legali dei coniugi Nathan Trevallion e Catherine Birmingham si sia sollevato dall’incarico. Le motivazioni che hanno indotto il legale a una scelta del genere sono perlopiù dovute a due fattori cruciali. Entrambi legati al rifiuto categorico dei suoi assistiti di scendere a compromessi con le offerte fatte dallo Stato al fine di risanare la situazione e permettere il ricongiungimento tra genitori e figli.

La prima offerta rifiutata da Trevallion-Birgmingham è quella di una casa gratis, messa a disposizione di un imprenditore locale. Sita a pochi chilometri da quella del bosco in cui vivono, sarebbe stata dotata di tutte le utenze e tutti i crismi necessari all’abitabilità. Una proposta che già in passato (all’indomani del caso di intossicazione da funghi che ha portato alla ribalta questa storia), era stata fatta dal sindaco di Palmoli. E che anche in quel caso era stata vana, perché dopo dieci giorni la famiglia era tornata senza troppe riserve sui propri passi.

Nella difficile circostanza attuale, i coniugi hanno rifiutato anche di apporre la firma per procedere ai lavori di ristrutturazione necessari alla loro casa nel bosco, al fine di sanarne le inadeguatezze strutturali e renderla adatta al rientro della famiglia al completo.

Natan e Cathrine, i due genitori della famiglia del bosco hanno perso attualmente e solo per un periodo, per ora, la potestà genitoriale dei loro tre figli
Aggiornamenti famiglia del bosco: il padre ha rifiutato qualsiasi forma di ristrutturazione della casa

Una scelta inaspettata ma dovuta

In virtù della rigidità mostrata e alla luce di queste scelte, e dopo attenta riflessione, Angelucci avrebbe rinunciato ad assistere legalmente i due coniugi. Affermando di essere stato messo alle strette. “Mi sono visto costretto ad una simile scelta estrema, che è l’ultima che un professionista serio vorrebbe adottare, dal momento che negli ultimi giorni i miei assistiti hanno ricevuto troppe pressanti ingerenze esterne che hanno incrinato la fiducia posta alla base del rapporto professionale che lega avvocato e cliente”. 

John Cipolla: l’ombra di un avvocato sui generis

C’è poi da annotare anche una questione collaterale. Una notizia che riguarda Catherine Birmingham e una presunta relazione scritta e inviata all’avvocato John Cipolla, cittadino italo-americano afferente alla Alliance of Indigenous Nations (AIN), una sedicente organizzazione internazionale mai riconosciuta, che dichiara per sé stessa lo scopo di unire i popoli indigeni di tutto il mondo per “proteggere Madre Terra”. Ma inaugura il suo sito dichiarando che è provato (da chi? non si sa) che i vaccini siano un’arma di distruzione di massa. Nella relazione inviata dalla donna all’avvocato vengono riportati i dettagli di una terribile esperienza avuta con i servizi sociali italiani, definita testualmente “traumatica” e “illegale”.

Lo scambio avuto dalla Birmingham con Cipolla – accusato di truffa e abusi legali -, il quale si sarebbe dimostrato pronto ad aiutare la donna al fine di preservare ideali e libertà della famiglia, apre un’ulteriore vaso di pandora sulle modalità gestionali che già da diverso tempo sembrano interessare stile di vita e ripercussioni sociali di questa famiglia molto sui generis. Motivi che potrebbero rientrare in quel difficile quadro complessivo che negli ultimi frangenti ha spinto l’avvocato Angelucci a rinunciare all’incarico.

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Il fronte politico e il sit in del 6 dicembre

E mentre papà Nathan pare si sia ritirato da amici a Chieti, chiuso in una rabbia mista a dolore sfociati in un silenzio stampa comprensibile, visto il picco di clamore mediatico raggiunto in questi giorni dalla vicenda, fuori sui social si continua a parlare. E puntare il dito contro tutto e tutti, che in Italia è un vero sport nazionale. Perché i social fanno da cassa di risonanza dando voce un po’ a chiunque. Mitomani inclusi.

Nascono così anche le gravissime accuse e insulti ai danni del magistrato Cecilia Angrisano, presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, competente per territorialità e giudice incaricata del caso, che ha firmato il provvedimento di allontanamento dei minori. Purtroppo nel momento in cui il delirio social dilaga, può diventare pericoloso. L’ondata di insulti e minacce riversati contro la magistrata è inquietante. Poco conta che abbia fatto il suo lavoro e seguito – come ricorda sui social il seguitissimo Guido Saraceni, Professore di Filosofia del diritto all’Università di Teramo e divulgatore – i principi fondamentali dagli articoli 15 e 31 della Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia.

Alla massa accusante interessa, sembra chiaro, trovare facili nemici e capri espiatori a portata di tastiera. Ed così che basta, ancora oggi mentre si scrive, inserire il nome della dott.ssa Angrisano nel sistema di ricerca di Facebook per finire in una tana di minacce di morte, insulti, e violenza. Alcune capaci di far sembrare la frase, sempre partorita su Facebook da un utente anonimo, “Il tribunale è una fossa piena di vermi”, quasi edulcorata.

Aggiornamenti famiglia del bosco: lo scorso anno i bambini erano finiti in ospedale per un avvelenamento
Aggiornamenti famiglia del bosco: un’intossicazione alimentare alla base del primo provvedimento del tribunale

Famiglia del bosco: Sit-in e petizioni

Nel frattempo, anche sul fronte politico, l’opinione pubblica si muove. È atteso per il 6 dicembre un sit-in nazionale a Roma. Avrà luogo in piazza dei Santi apostoli, davanti alla sede del Ministero della famiglia e delle pari opportunità. L’iniziativa, promossa da concittadini, amici e sostenitori della coppia anglo-australiana, va di pari passo con una seconda petizione online che è stata già lanciata. La manifestazione è stata organizzata contro quella che si ritiene essere “una misura estrema che sembra basata su una valutazione culturale dello stile di vita dei genitori”.

Le ombre di una fiaba bucolica 

Eppure, quel casolare nel bosco, idillio bucolico o pericolo di vita, è diventato nell’arco di poche settimane un punto di raccordo e di scontro della società tutta. Alla luce delle ultime notizie, sembra essere diventato anche un bunker nel quale trincerarsi o un muro di scelte inopportune al quale aggrapparsi. Anche di fronte alla possibilità di non rivedere, e riabbracciare, i propri figli. Scelte difficili da comprendere, quasi impossibili da condividere, che stanno mutando una preferenza di vita in una storia dai tratti, e dalle conseguenze, profondamente oscuri. Un confine entro il quale il non volersi adeguare parla di altro, e non solo di utenze o di bollette dalle quali emanciparsi con coscienza.

Forse un confine che non si vuole oltrepassare per non dimenticare il percorso che si è fatto. Per smarrire l’equilibrio seppur precario che si è trovato. Per non rimettere in discussione il proprio punto di vista. Un compromesso cui non si cede e che oggi però alza di molto la posta in gioco, mentre i minuti, le ore e i giorni che dividono i genitori dai propri figli aumentano inesorabili.

Tra chi sbraita, chi punta il dito e chi si schiera, le ombre della vicenda si allungano. Restano intatte le crepe di un casolare ancora in attesa di giudizio, mentre si allargano le fratture umane ed emotive di una storia che sprofonda ogni giorno un po’ di più nell’abisso dell’umana incomprensione. 

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Scritto da
Elena Pedoto

Da avida lettrice ad accanita consumatrice di cinema d’autore il passo è stato breve. Ha trascorso gli ultimi quindici anni a rincorrere a perdifiato film, autori e festival di cinema internazionale, e ha trovato il suo habitat ideale in quel della costa azzurra, nei meandri del Festival di Cannes. Attualmente si divide tra il lavoro di mamma e quello di freelance, cercando ostinatamente di non perdere di vista nessuna delle due “mission”.

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