Agatha Christie
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Oltre Poirot: l’altra Agatha Christie a 50 anni dalla morte

A 100 anni dalla morte di Agatha Christie, restano molte cose su di lei che abbiamo smesso di guardare. Oltre Poirot e Miss Marple c’è un’altra scrittrice, più inquieta e sorprendente

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A 50 anni dalla morte di Agatha Christie, restano molte cose su di lei che abbiamo smesso di guardare. Oltre Poirot e Miss Marple c’è un’altra scrittrice, più inquieta e sorprendente.


Sono passati cento anni dalla morte di Agatha Christie e, paradossalmente, non è mai stata così presente. Continua a essere letta, ristampata, adattata, reinventata. Basti pensare alla fortunata operazione di Kenneth Branagh che negli ultimi anni ha riportato al cinema Poirot, a un certo tipo di romanzo giallo che continua a portare il suo nome. È una di quelle autrici che non abitano il passato, ma una zona molto concreta del nostro presente: la comfort zone narrativa, il bisogno di ordine, la rassicurazione di una storia che – in un modo o nell’altro – trova una soluzione. E che non è mai, davvero mai, banale.

Agatha, una protagonista del ‘900

Eppure ridurla a questo sarebbe un errore. Perché Christie non è solo la regina del giallo, non è soltanto l’autrice dei meccanismi perfetti e dei colpi di scena da manuale. È una scrittrice che ha attraversato il Novecento osservandone le crepe, le paure, le trasformazioni sociali. E che ha saputo raccontarle molto meglio di quanto spesso le venga riconosciuto. Nata nel 1890, cresciuta in un’Inghilterra ancora vittoriana, Agatha Christie vive due guerre mondiali, il tramonto dell’Impero britannico, l’emancipazione femminile, il mutare delle classi sociali.

Scrive mentre il mondo perde certezze. E forse è anche per questo che i suoi romanzi funzionano così bene: perché dietro il gioco dell’enigma c’è sempre una riflessione sull’ordine e sul disordine, sulla colpa, sul caso, sulla fragilità delle apparenze.

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Hercule Poirot, Miss Marple: due grandi compagni di viaggio

La conosciamo soprattutto attraverso i suoi personaggi più celebri. Hercule Poirot, il detective belga dai baffi maniacalmente curati, ossessionato dall’uso delle “cellule grigie” e dalla simmetria morale. Per molti, moltissimi, lettori di varie generazioni è l’investigatore per eccellenza. Insieme a Sherlock Holmes, a cui lo avvicinano le capacità deduttive ma sicuramente non lo stile di vita, è ancora oggi l’archetipo di decine di investigatori e poliziotti che arrivano ad abitare le pagine ogni anno. Con la differenza che ancora nessuno ha osato creare versioni alternative e moderne del buon Hercule.

Sua sorella a distanza -e in realtà da sempre è presente nei fan della Christie una faida su quale dei due si preferisce – è Miss Marple, anziana signora di St. Mary Mead, apparentemente innocua, in realtà finissima conoscitrice dell’animo umano. Intorno a loro si muove un catalogo di titoli che hanno definito l’immaginario collettivo: Assassinio sull’Orient Express, Dieci piccoli indiani, Assassinio sul Nilo, C’è un cadavere in biblioteca. Romanzi diventati modelli, citati fino allo sfinimento, adattati in ogni forma possibile. Fratelli e sorelle maggiori di investigatori minori ma pur sempre conosciuti, come Tommy e Tuppence, non famosi come gli altri due, ma abbastanza noti da meritarsi diverse trasposizioni televisive di cui una decisamente recente.

David Suchet con il cast del film Poirot del 1989. Tra di loro una giovanissima Jessica Chastain
David Suchet è Poirot nell’omonimo film del 1989.

Agatha Christie: quale mistero si cela sotto la superficie?

Ma questa è solo la Christie che tutti conoscono. Quella rassicurante. Ma non tutto ciò che ha fatto, vissuto e scritto la Regina del giallo è davvero conosciuto ai più. E non parliamo del mistero della scomparsa con conseguente apparente perdita di memoria, che è uno dei gossip peggio raccontati della letteratura. C’è un’altra Agatha Christie, più laterale, meno addomesticata, che emerge soprattutto nei momenti di crisi della sua vita. Dopo il fallimento del primo matrimonio, la morte della madre e la succitata misteriosa scomparsa del 1926, la sua scrittura cambia tono. Diventa più inquieta, più psicologica, meno interessata al semplice “chi è stato”.

È in questo contesto che nasce Mary Westmacott. Con questo pseudonimo Christie pubblica romanzi lontanissimi dal giallo. Sono libri che parlano di relazioni sbagliate, di frustrazioni domestiche, di donne intrappolate in ruoli sociali rispettabili ma soffocanti. Sfiorano il genere rosa – per rimanere in tema di colori – ma non si fermano certamente lì. Non c’è un delitto da risolvere, ma un disagio da attraversare. Assente in primavera, conosciuto in Italia anche con il nome “Il deserto nel cuore” è il titolo più noto: una donna sola, bloccata in un albergo, costretta a fare i conti con l’immagine che ha costruito di sé. Un romanzo crudele nella sua lucidità, che smonta l’autoinganno borghese con una precisione quasi clinica.

Mary cosa ci racconta di Agatha?

Mary Westmacott non è un semplice esperimento né una fuga dalla fama. È una parte essenziale dell’opera di Christie, la prova che la sua vera ossessione non era il crimine, ma la psicologia. E questa tensione attraversa anche molti dei suoi romanzi “minori”, quelli che oggi leggiamo meno e che proprio per questo risultano sorprendenti. Per onorare il 50esimo anniversario della sua scomparsa, abbiamo scelto di porre sotto la luce dei riflettori tre libri tra i meno attenzionati dell’autrice. Perfetti per scoprire tutto ciò che si nasconde oltre le punte dei baffi (ben impomatati, per carità) di Hercule Poirot.

Fenella Woolgar interpreta Agatha Christie nell'episodio di Doctor Who del 2008, The Unicorn and The Wasp.
Fenella Woolgar (nei panni di Agatha Christie), Catherine Tate e David Tennant in una puntata di Doctor Who del 2008

Parker Pyne indaga

Parker Pyne non è un detective nel senso classico del termine. È un uomo che si occupa di felicità. Pubblica annunci sui giornali, riceve persone infelici, propone soluzioni spesso teatrali, talvolta ambigue. Il crimine, quando c’è, è quasi un dettaglio. Quello che conta è il ritratto sociale dell’Inghilterra tra le due guerre: le solitudini educate, i matrimoni stanchi, il bisogno disperato di sentirsi visti. È una Christie ironica e malinconica, che osserva il suo tempo con uno sguardo molto più moderno di quanto sembri.

Il colonnello Race entra in scena

Qui Christie esce dai salotti e guarda al romanzo d’avventura e allo spy story. Che, dobbiamo dirle, le riesce ugualmente bene. Intrighi internazionali, identità scambiate, viaggi, tensioni politiche. Il colonnello Race è un personaggio oggi poco ricordato, ma rappresenta una fase importante della sua scrittura: quella di un’autrice che sperimenta, che rifiuta di restare prigioniera della formula che l’ha resa famosa. È una Christie dinamica, curiosa, sorprendentemente contemporanea. Ritroveremo poi quest’uomo come personaggio secondario in alcuni romanzi della serie di Poirot: Carte in tavola; Poirot sul Nilo; Il Giorno dei morti.

La notte che non finisce

Pubblicato negli anni Sessanta, è forse il romanzo più cupo e disturbante di Agatha Christie. Narrato in prima persona, senza investigatori iconici, senza la rassicurazione di un ordine finale. È la storia di un’ossessione che cresce, di una deriva morale raccontata dall’interno. Qui Christie abbandona definitivamente il gioco del “chi è stato” e mette il lettore davanti a qualcosa di molto più scomodo: la voce di chi sbaglia e lo sa. Un libro che spiazza, inquieta, resta addosso.

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L’eredità di una scrittrice

Forse è questo il punto: a cent’anni dalla sua morte Agatha Christie continua a parlarci soprattutto quando lascia qualcosa in sospeso. Quando ci costringe a restare dentro una voce sbagliata, una felicità costruita, un ordine solo apparente. La sua modernità sta tutta lì: non nel mistero che si chiude, ma in quello che resta aperto.

Riletta oggi, lontano dalle copertine rassicuranti e dalle etichette di genere, Christie non è soltanto una macchina narrativa perfetta. È una scrittrice che ha saputo raccontare il disagio con la stessa precisione con cui raccontava un alibi. E forse è per questo che continua a funzionare: perché sotto il gioco del giallo, ha sempre parlato di noi.

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Scritto da
Gaia Marras

Sono nata all’ombra delle mura antiche di Alghero (ma non chiedetemi di Antonio Marras, la moda non è il mio forte!). Amo perdermi tra libri e film, sempre con un orecchio teso tra le sonorità graffianti del metal e le note suadenti del Jazz. La mia passione per la tecnologia è seconda solo a quella per gli animali. Vorrei tanto saper disegnare e arredare, ma il destino ha deciso che la mia via fosse quella della penna, non della matita. E così, invece di schizzi, sforno articoli.

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