L'aceto balsamico di Modena, una tradizione di famiglia
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Aceto Balsamico di Modena e Giusti, storia d’amore dal 1605

Viaggio attraverso la storia, le tradizioni familiari e l'innovazione dell'Aceto Balsamico di Modena. Un racconto che porta all'antica Acetaia Giusti e dal museo dell'azienda.

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L’Aceto Balsamico di Modena è da sempre considerato un dono prezioso, capace di celebrare i momenti più significativi e solenni della vita familiare. La sua importanza è radicata nella tradizione modenese, dove non è un semplice condimento, ma un vero e proprio patrimonio, intriso di storia, affetto e simbolismo.

Anticamente, per il matrimonio, era usanza consolidata regalare alla sposa una piccola botticella di aceto balsamico. Questo dono non era solo un augurio di prosperità per la nuova famiglia, ma simboleggiava anche la continuazione delle tradizioni e l’inizio di una nuova “batteria” in casa. Allo stesso modo, per la nascita di un bambino, un’altra botticella veniva donata, segnando l’ingresso del nuovo erede nella famiglia e nella sua storia legata all’aceto balsamico.

Aceto Balsamico di Modena, il tempo tra gli ingredienti

Queste botticelle, con il passare del tempo, andavano a formare una nuova “batteria”, un insieme di botti di dimensioni decrescenti che, come da secolare tradizione, avrebbe trovato il suo posto nel sottotetto della casa familiare. Era qui, in questo ambiente protetto e soggetto alle naturali escursioni termiche, che l’aceto balsamico poteva invecchiare e maturare, acquisendo quelle caratteristiche organolettiche che lo rendono inimitabile.

Per i modenesi, l’aceto balsamico è molto più di un semplice ingrediente culinario; è un vero e proprio lascito, un bene da tramandare di generazione in generazione. È un dono per i neonati, un simbolo di continuità e appartenenza; una dote per la sposa, che porta con sé non solo un tesoro gastronomico, ma anche un pezzo della sua identità e delle sue radici. E, cosa forse più importante, ogni famiglia modenese si dedicava con passione e maestria alla produzione del proprio aceto balsamico, ognuno dei passaggi veniva curato personalmente.

Le “batterie” di vecchie botti posizionate negli abbaini delle proprie abitazioni, tramandavano di padre in figlio i segreti e le attenzioni necessarie per ottenere un prodotto di eccellenza. Questa pratica artigianale e domestica ha contribuito a rafforzare il legame profondo tra l’Aceto Balsamico e l’identità modenese, rendendolo un emblema di tradizione, famiglia e territorio.

L'acetaia Giusti produce Aceto Balsamico di Modena dal 1605
Cofanetto creato dall’Acetaia Giusti per l’Expo

Da Cesare Giusti a oggi, 17 generazioni

Fu proprio seguendo un’antica tradizione familiare che, nel lontano 1605, Cesare Giusti, come molte altre famiglie modenesi dell’epoca, decise di impiantare nel sottotetto della propria casa di famiglia, situata in via Farini, una batteria di botti dedicate alla produzione dell’aceto balsamico. Le soffitte, infatti, grazie al loro ambiente caldo e umido, si rivelavano il luogo ideale per la lenta e sapiente maturazione del mosto d’uva, elemento fondamentale per la creazione di un aceto di qualità superiore.

Inizialmente destinata al consumo familiare, l’intuizione di Giuseppe Giusti di commercializzare il proprio aceto nella bottega di famiglia segnò l’atto di nascita di un’azienda destinata a lasciare un segno indelebile nella storia dell’aceto balsamico. Un’impresa che, tramandando il proprio inestimabile sapere di generazione in generazione, ha attraversato ben 17 generazioni per giungere fino ai giorni nostri. 

Sotto la guida illuminata di Claudio Stefani Giusti, l’azienda è oggi una realtà imprenditoriale di successo. Questa straordinaria longevità e la costante ricerca dell’eccellenza testimoniano la profonda dedizione e la passione che da secoli animano la famiglia Giusti nella produzione di un aceto balsamico che è diventato sinonimo di tradizione, qualità e prestigio.

Oggi come allora

Dal XVII secolo a oggi, la storia di Acetaia Giusti è scandita da un susseguirsi di riconoscimenti internazionali. Già nel Settecento, il “Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti” si espanse notevolmente, acquisendo nuove batterie di botti. L’Ottocento segnò un altro traguardo: nel 1862, la botte A3 fu premiata con una medaglia d’oro all’Esposizione Italiana di Firenze per il suo balsamico invecchiato 90 anni.

Due anni dopo, nel 1863, Giuseppe Giusti formalizzò la celebre Ricetta Giusti in occasione dell’Esposizione Agraria di Modena. Questo documento, che per primo codificò il procedimento e le materie prime per ottenere il “Perfetto Aceto Balsamico”, è ancora oggi in vigore e ha permesso all’Aceto Balsamico Giusti di fregiarsi del titolo di fornitore della Real Casa Savoia.

L'aceto balsamico di Modena prodotto dall'acetaia Giusti
Cocktail preparato per Acetaia Giusti

Dop e Igp, differenti ma entrambi eccellenti

L’Aceto Balsamico di Modena si distingue in due tipologie: il Tradizionale – DOP – e l’IGP. Entrambi originati dal mosto di uve bianche autoctone, sottoposto a una lenta cottura che ne caramellizza gli zuccheri. Per l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP, si utilizza esclusivamente mosto cotto che invecchia in una “batteria” di cinque o sette botti di diverse capacità e legni. Queste botti, lasciate aperte, completano un ciclo di invecchiamento minimo di dodici o venticinque anni.

Durante l’inverno, quando il freddo blocca la fermentazione, il Mastro Acetiere avvia il processo di travasi e rincalzi. Preleva il balsamico più invecchiato dalla botticella più piccola – l’unica destinata all’imbottigliamento – e, con l’aiuto di una “ladra” in vetro, ripristina il livello attingendo dalla botticella successiva. Questo procedimento si ripete fino al rabbocco dell’intera batteria, versando il mosto cotto fermentato per un paio d’anni in un tino chiamato “badessa” nella botticella più grande. I diversi legni delle botti conferiscono al balsamico profumi e sapori unici: il ciliegio addolcisce, il ginepro dona una nota resinosa, il rovere un aroma vanigliato e il castagno, ricco di tannini, contribuisce al classico colore bruno.

A seconda del periodo di invecchiamento, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è classificato come “Affinato” se riposa almeno 12 anni, o “Extravecchio” se l’affinamento raggiunge almeno i 25 anni. Dalla miscela di mosto cotto e aceto di vino invecchiato nasce invece l’Aceto Balsamico di Modena Igp, un prodotto con diverse sfumature di gusto che ben si presta a svariati usi in cucina.

Dall’aceto Balsamico di Modena ai cioccolatini

L’Acetaia Giusti offre una gamma distintiva di prodotti, tra cui spiccano i cinque balsamici di Modena IGP della Collezione Storica. Questi si differenziano per ricetta e invecchiamento e sono classificati in base al numero di medaglie vinte nelle Esposizioni Universali di fine Ottocento. Accanto a questi, l’offerta si arricchisce con i Grandi Invecchiati e nuove linee. Tra queste ultime troviamo le Perle di aceto balsamico, cioccolatini, panettone, colomba e il Vermouth Giusti, un prodotto innovativo invecchiato nelle antiche botti di famiglia.

Frutto di collaborazioni con artigiani e professionisti del settore, questi prodotti speciali nascono da un processo di affinamento in botti precedentemente utilizzate per il balsamico di Modena. Esempi includono il cioccolatino “Alchimia” del mastro cioccolatiere Gianluca Fusto, con cacao affinato per quattro mesi in botte e lavorato con Balsamico Giusti; il sorbetto “Acetaia 1605” di Stefano GuizzettiCiacco Lab -, ottenuto da un’infusione di acqua e frammenti di botti storiche; e il Prosciutto di Parma “Barrique” del prosciuttificio F.lli Galloni, la cui stagionatura finale avviene in antiche barrique di Balsamico.

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A Casa della famiglia Giusti

A pochi passi da Modena, in un borgo agricolo del XIX secolo meticolosamente restaurato, si erge Casa Giusti, il cuore pulsante dell’Acetaia Giusti. Questo luogo affascinante non è solo la sede operativa dell’azienda, ma ospita anche il Museo Giusti, un percorso immersivo nella storia secolare della famiglia e nell’arte millenaria della produzione dell’Aceto Balsamico di Modena.

Le sale iniziali del Museo accolgono i visitatori in un viaggio sensoriale e didattico. Qui vengono esposte e illustrate in dettaglio le materie prime fondamentali: le pregiate uve selezionate, le botti di legni diversi, ciascuna con le sue caratteristiche uniche che influenzeranno il profilo aromatico del balsamico, e gli strumenti tradizionali impiegati in ogni fase della produzione, dalla pigiatura dell’uva alla sapiente costruzione delle botti. 

Un’attenzione particolare è dedicata a una sala che, attraverso racconti e testimonianze, svela il ruolo centrale che l’aceto balsamico rivestiva all’interno delle famiglie contadine che lo producevano. Non solo un condimento ma vero e proprio simbolo di tradizione e prosperità.

Il museo dedicato all’Aceto Balsamico di Modena

Al piano superiore, il Museo si trasforma in una galleria dedicata alla stirpe Giusti, ripercorrendo la loro storia illustre, le onorificenze e i riconoscimenti ottenuti nel corso dei secoli. Qui anche il racconto e le evidenze degli aspetti più nobili che hanno reso l’Aceto Balsamico di Modena Giusti un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale.

L’esperienza culmina con la visita alle antiche acetaie, veri e propri scrigni dove il tempo sembra essersi fermato. All’interno di questi ambienti suggestivi sono custodite centinaia di botti secolari, un patrimonio inestimabile in cui il Balsamico Giusti riposa e si affina lentamente, acquisendo complessità, profondità di sapore e un bouquet aromatico inconfondibile. Tutto frutto di anni di sapiente invecchiamento e cura meticolosa. La visita alle acetaie offre un’occasione unica per comprendere il valore del tempo e della tradizione in un prodotto che è molto più di un semplice condimento: è storia, cultura e passione.

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Scritto da
Alessandra Iannello

I siciliani si dividono fra siciliani di terra e siciliani di mare. Quelli di terra rimangono nell’Isola, quelli di mare viaggiano in giro per il mondo ma tornano sempre a casa. Io sono una siciliana di mare e le passioni conducono la mia vita. Ho fatto dell’amore per la scrittura la mia professione e per questo sono diventata giornalista. Racconto storie di vita, di territori, di viaggi e cibi attraverso la lente delle mie esperienze e del mio sentire. Esploro il territorio insieme alle persone che mi raccontano le loro emozioni e il loro saper fare, un sapere millenario frutto dell’unione di tradizioni e di tecnologie moderne.

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