A Place of Safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale nasce dall’esigenza di Nicola Borghesi ed Enrico Baraldi di dare il loro contributo, in quanto esseri umani e artisti, a quello che è un pianeta sempre più spaventoso e decadente. Insieme i due costituiscono la compagnia teatrale che risponde al nome di Kepler-452 e che ha il merito di portare nei teatri italiani – ma non solo – uno spettacolo di fondamentale importanza e di straordinaria potenza. Prima di andare a vederli al Piccolo di Milano (16-21 dicembre 2025), veleggiamo verso la genesi del progetto, da cui è impossibile prescindere per comprenderne il valore, e scopriamo qualcosa in più sugli autori.
Kepler-452, gli autori di A Place of Safety
Rispettivamente classe 1986 e 1993, originari di Bologna, Nicola Borghesi ed Enrico Baraldi hanno alle spalle un comune percorso artistico, che li ha condotti a prendere una decisione, preziosa e determinante nelle loro, quanto nelle nostre, esistenze. Nel 2015 nasce la Kepler-452 (sul loro sito i dati anche della tournée teatrale di A place of Safety, ndr), a cui partecipano anche Paola Aiello, Michela Buscema e Roberta Gabriele (dal 2021), con l’obiettivo di indagare ciò che ci circonda, attraverso la lente del teatro. Il risultato appare sconvolgente, unico e illuminante. La forza della loro unione sta, sicuramente, nella condivisione degli intenti e degli ideali, così come nella strenua ed esemplare convinzione che tutti noi abbiamo la possibilità di cambiare le cose. E dobbiamo sfruttarla.

Nel repertorio della compagnia si spazia dal teatro documentario e partecipato al “reportage”, sempre con lo sguardo rivolto alla drammatica realtà circostante – che si tratti del mondo del lavoro, dello sviluppo urbano o dell’immigrazione – con l’impiego di dispositivi interativi e attori non professionisti. Da questi ultimi proviene, il più delle volte, un apporto indescrivibile, in termini umani ed emozionali, piuttosto che puramente artistici.
A place of Safety: quando l’urgenza si fa sentire
È anche il caso di A Place of Safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale, dove, a interpretare i protagonisti, sono un gruppo di uomini e donne che ha scelto di dedicare parte della propria vita al soccorso in mare; caso ha voluto che due degli interpreti, Miguel Duarte e Flavio Catalano, si siano imbarcati sulla Global Sumud Flotilla durante la tournée, venendo sostituiti di volta in volta. Il titolo rimanda al “porto sicuro” (place of safety) assegnato dai vari paesi europei alle organizzazioni OGN che hanno concluso le operazioni di salvataggio in mare. Spesso (e volentieri, purtroppo) ne viene indicato uno che è a molti chilometri di distanza da dove si trovano l’imbarcazione e i suoi passeggeri, così da complicare notevolmente la traversata e la missione.
Se numerosi sono i riconoscimenti ai Kepler-452, nel corso degli anni e degli spettacoli, vuol dire che la cultura sa ancora riconoscere la qualità e la rilevanza di un’opera e dei suoi autori. Sta poi al pubblico, alla stampa, ma anche e soprattutto alle istituzioni, fare in modo che le loro voci emergano, che non rimangano circoscritte all’interno di un teatro o di una sala. Che conducano alla riflessione profonda, al confronto e, perché no, all’azione, seppur nel piccolo di ciascuno di noi.

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Racconti di vita tra sommersi e salvati
A Place of Safety. Viaggio nel Mediterraneo centrale è emblematico di quanto detto finora. Realizzato in collaborazione con Sea-Watch ed EMERGENCY, rappresenta l’ultimo incredibile lavoro della compagnia Kepler-452. Al centro dello spettacolo l’equipaggio di una nave di ricerca e soccorso della ONG Sea-Watch, chiamato a raccontare l’esperienza sul campo e in mare. Dal giorno in cui, per la prima volta, sono venuti a conoscenza della missione o hanno messo piede sul ponte, sino al saluto finale, al toccante annuncio che recita “rescue complete”, ciascuna delle figure si presenta e mette a nudo.
Quasi fosse un confessionale sotto le luci dei riflettori, il palco perde completamente le sue sembianze e i confini, costringendo tutti a sentirsi parte di una sola grande e sofferente umanità. La commozione si rivela un effetto collaterale naturale con cui si deve fare i conti circa dal minuto uno di performance, se così la vogliamo chiamare. Ovvero dall’esatto momento in cui Miguel (o chi per lui) introduce l’azione che di lì a poco prenderà forma sotto gli occhi della platea. Attraverso la sua voce, ci troviamo nel mezzo di una tempesta, con onde alte due metri, in piena notte, alla disperata ricerca di una bambina di tre anni e della sua mamma, che si è gettata in acqua per salvarla. Se lo scenario si prospetta terrificante, provate a immaginare di viverlo in prima persona.
A Place of Safety: un teatro di verità e dignità
In poco meno di due ore, l’idea di quanto accade e sta accadendo ogni giorno diviene sempre più nitida, disarmante, indelebile. Partendo dalla reale esperienza (5 settimane) a bordo della Sea-Watch 5 e dal dialogo con alcuni referenti di ONG, Borghesi e Baraldi hanno messo insieme il materiale necessario a realizzare quella che è un’opera assolutamente e umanamente necessaria. Lungo il tragitto hanno incontrato coloro che ne sarebbero diventati i protagonisti, operatori di Life Support e Sea-Watch, e ai quali devono (o meglio, dobbiamo) davvero tanto: Flavio Catalano, ufficiale tecnico sommergibilisti della Marina Militare in pensione; Miguel Duarte, fisico dei buchi neri portoghese; Giorgia Linardi, giurista e portavoce di Sea-Watch, con esperienze con Medici senza frontiere. E ancora Floriana Pati, infermiera specializzata in medicina della migrazione e Jose Ricardo Peña, texano figlio di immigrati messicani, che ha lavorato come elettricista prima di diventare volontario.

Dieci anni di testimonianze ed emozioni che lasciano il segno, cambiano le prospettive e il modo di stare al mondo. Alla domanda “cosa te ne fai di queste storie?” tutti siamo chiamati a interrogarci, poiché se non esiste una risposta univoca, di certo non si può far finta di nulla. L’Europa è posta al centro del discorso, messa in discussione e criticata con cognizione di causa, nella speranza che le cose vadano, seppur lentamente, verso una direzione che restituisca dignità e senso alla vita umana. Senza distinzione alcuna.
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