A Knight of the Seven Kingdoms ora su HBO Max
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A Knight of the Seven Kingdoms: lotta di classe a Westeros

A Knight of the Seven Kingdoms, ambientato tra House of the Dragon e Game of Thrones, è un ritorno a Westeros in grande stile. Su HBO Max.

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A Knight of the Seven Kingdoms, ambientato tra House of the Dragon e Game of Thrones, è un ritorno a Westeros in grande stile. Su HBO Max.


Diciamolo subito: l’ultima stagione di Game of Thrones è una ferita ancora aperta. Il problema non è stato il finale in sé, che George R.R. Martin giura di aver immaginato esattamente come raccontato nell’ultima puntata della serie, ma il modo in cui ci si è arrivati. Lo scrittore ha infatti rivelato la sua idea agli showrunner David Benioff e D. B. Weiss, che poi però hanno immaginato il resto della storia di testa loro. E, purtroppo, correndo per la fretta di realizzare un film di Star Wars che alla fine è stato cancellato (tu vedi a volte l’ironia della vita) hanno fatto le cose male.

Quando è stato annunciato il prequel House of the Dragon dedicato alla dinastia Targaryen, abbiamo quindi tremato. Per poi invece essere smentiti: la prima stagione è epica e maestosa, piena di draghi, con un Matt Smith estremamente carismatico nel ruolo di Daemon Targaryen. Poi però ci sono stati dei dissidi tra gli sceneggiatori Martin e la seconda stagione, a cui non ha partecipato, ci ha fatto sprofondare di nuovo nello sconforto: episodi riempitivi, personaggi bloccati per tutta la stagione in castelli, diventando di fatto inutili. Un dramma.

I due protagonisti di Knight of the Seven Kingdoms, ora su HBO Max
Ser Duncan l’Alto (Peter Claffey) e il suo scudiero Egg (Dexter Sol Ansell)

A Knight of the Seven Kingdoms: una sorpresa inaspettata

Tutto questo preambolo per dire che ci siamo avvicinati al secondo spin-off di Game of Thrones con aspettative bassissime. Invece A Knight of the Seven Kingdoms ci ha stupito. Collocato temporalmente dopo House of the Dragon e prima di Game of Thrones, la serie è su HBO Max (arrivata finalmente anche in Italia nel 2026) dal 19 gennaio. Scritta da Ira Parker, anche showrunner, è l’adattamento della prima delle tre novelle dedicate alle avventure di Ser Duncan l’Alto e del suo scudiero Egg.

Nonostante il titolo di cavaliere il protagonista Dunk non è affatto un nobiluomo: orfano cresciuto a Fondo delle Pulci ha vissuto al seguito del cavaliere errante Ser Arlan di Pennytree, di cui nessuno sembra ricordarsi. Alla morte del suo mentore, Dunk cerca fortuna andando al torneo di Ashford, sperando di poter lavorare al servizio di qualche casata. Gli serve però uno scudiero: il giovane Egg, incontrato in una locanda lungo il cammino, si offre di aiutarlo.

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Il tono? Molto diverso da quello di Game of Thrones

Se gli intrighi nei palazzi reali di Game of Thrones e House of the Dragon hanno un tono solenne e tragico, da dramma shakespeariano, A Knight of the Seven Kingdoms si adatta invece al punto di vista del suo protagonista. Ovvero un disperato senza fortuna e famiglia. Parker mette subito in chiaro tutto fin dai primi minuti: quando sta per partire l’inconfondibile sigla di GOT la musica viene interrotta da una rumorosa deiezione. Non sono gli unici scarti corporei che si vedono. Nei sei episodi della serie (da circa 30 minuti ciascuno, brevi e senza troppi giri di parole) è un continuo di sputi e scatarri. Descritta così sembrerebbe un cinepanettone anni ’90, invece è una serie che si avvicina molto di più alle classi più umili del popolo, quelle che vivono alla giornata, senza abiti preziosi o possibilità di farsi un bagno.

Contrariamente ai suoi predecessori, A Knight of the Seven Kingdoms è una serie molto più realistica che non fantasy. Siamo in un Medioevo credibile, tanto che sembra di sentire l’odore nauseante dei bassifondi e del sudore incrostato nei vestiti del protagonista. E anche se il tono è ironico, quasi da commedia, in realtà i temi trattati sono serissimi. Si parla infatti di vera e propria lotta di classe: Dunk è povero e senza titolo, ma sa cosa sia l’onore. Quando invece arriva a Ashford scopre un mondo che lo delude profondamente: i nobili cavalieri hanno dimenticato cosa sia l’onore, preferendo spadroneggiare sui più deboli.

Finn Bennett è Aeron Targaryen nella nuova serie HBO Max
Finn Bennett è Aeron Targaryen

Un cast perfetto

Questi sei episodi brevi, che scorrono una meraviglia anche grazie alla minore presenza di dialoghi e una maggiore azione (le scene dei tornei sono fantastiche), possono contare oltre che su una grande cura di costumi e scenografie anche su un cast perfetto. Il protagonista è Peter Claffey, ex giocatore di rugby alto quasi due metri (era nel Galwegians RFC), a cui si vuole bene immediatamente. Così come al giovanissimo Dexter Sol Ansell, che interpreta Egg: non ha nemmeno 12 anni ed è già un talento da seguire con interesse. Strepitoso poi Daniel Ings nel ruolo dell’istrionico Ser Lyonel Baratheon. Impossibile non provare simpatia per lui e per le grandiose feste che organizza prima dei tornei. Cattivissimi invece i Targaryen di questa epoca: qui sono loro i villain della storia, a partire dal principe Aerion interpretato da Finn Bennett.

Insomma, se amate l’universo di Game of Thrones ma siete rimasti scottati non abbiate paura. Questo è esattamente ciò che serviva a una saga che ha fatto la storia della televisione ma che ha spesso rischiato di rimanere schiacciata dal proprio successo. Le spalle di Dunk sono invece abbastanza larghe per portarci in territori nuovi e appassionanti.

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Scritto da
Valentina Ariete

Giornalista pubblicista, scrive di cinema e serie tv per Movieplayer e La Stampa. Ha partecipato a programmi tv, radio e podcast. Specializzata in interviste, segue i principali festival di cinema, da Cannes a Venezia. Vincitrice del Premio Domenico Meccoli “Scrivere di Cinema” 2024, mette la stessa passione nel divulgare la settima arte di quando, a 3 anni, fece la sua prima videorecensione: era quella di Biancaneve e i sette nani e gli smartphone ancora non esistevano, signora mia!

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